Piergiorgio Welby (un anno di…)

di MINA WELBY

Io so soltanto che sto aspettando i barbari,li sto aspettando da tanto tempo,da un'eternità. Prima li ho attesi con l'animo pieno di speranza, poi l'ansia ne ha preso il posto ed ha scandito con la sua angoscia lunghi anni,adesso, ingannando me stesso, fingo un'attesa che so già inutile. Non arriveranno,non ci sono più barbari ai confini. [...] Una foto sbiadita animata da un sorriso morto sul nascere, uno sguardo che conserva ancora tutta la voglia d'infinito tradita, un pensiero nella mente di chi,un giorno ha saputo vedere oltre le mie braccia esili, le gambe contratte, gli occhi impauriti, un'immagine ferma nel tempo, un fotogramma bloccato, come quei corpi di Pompei che nel 72 d. C. la lava congelò in un atto, in un gesto che non poterono mai compiere... e adesso, senza barbari che sarà di noi? ...ho atteso tutta la vita,continuerò ad attendere, perché........nonostante tutto... forse... chissà... in qualche posto sconosciuto, dimenticato, in qualche posto ai confini dell'universo... dei barbari stanno levando le tende, radunando gli armenti, stanno scrutando l'orizzonte e il cielo per decidere la direzione da scegliere e... se non sbaglio ho sentito qualcosa, un odore nuovo nell'aria, un nitrito in lontananza,... un'eco...

(un commento di Piergiorgio Welby molto personale del 22. 11.1998 su "Aspettando i barbari" di Costantino Kavafis) Ora questo brano lo vedo in una luce nuova. È passato un anno dalla fine della sua sofferenza. Siamo stati felici, perché la felicità non è il contrario di sofferenza. Questa fa semplicemente parte della vita, della nostra esistenza. In quella data Piergiorgio non aveva ancora pensato a una battaglia politica ma "scrutava l'orizzonte" come un "naufrago" sulla sua "zattera" fino a quando nel 2002 scorse un attracco per gli ormeggi, un porticciolo dove trovare marinai provetti a intraprendere un viaggio pericoloso e con l'esito insicuro. Credo di non sbagliare se dico che per barbari ritenesse, idee nuove per una vita libera da costrizioni e indipendenza da trattamenti che gli rendevano dura l'esistenza. La mia libera interpretazione dei suoi "Barbari" sono persone, gli amici radicali e non, che sono saliti sulla sua zattera e hanno intrapreso insieme a lui la navigazione, hanno colto il suo messaggio, difficile e duro: Eutanasia. Era lui il capitano. Non sono rimasta a guardare, con l'amaro nel cuore lo seguivo fino al ... naufragio? No, la zattera è tutt'ora in navigazione e il drappello di amici è unito e più serrato che mai. Il suo computer per me è un diario di bordo con le sue direttive personali come orientarmi a continuare il viaggio. Da sola? No, non ho lasciato la zattera, come nella tragedia incombente avevo deciso, un anno fa. Per lui ero il soldatino. Voleva che fossi forte, come d'altronde mi aveva conosciuto, con un carattere da montanara e asburgica, come diceva lui. Non mi sono data alla macchia, ma cerco di dar voce al suo messaggio. Lo so che per molti è pietra di scandalo da scartare. Non importa. Cerco in modo particolare di intrattenere con tutte le parti un discorso non ideologico. Nel contatto con i giovani nella mia vita ho imparato che ascoltare l'altro è più importante che esprimere grandi idee. È la base per un dialogo fecondo. Non demordo. Ormai il suo messaggio si è fatto strada attraverso i media. Si discute liberamente di scelte di fine vita e non si ha paura di pronunciare parole come eutanasia. La sentenza del giudice sul Dott. Mario Riccio e altrettanto la sentenza della Cassazione per Eluana Englaro danno vigore alle parole di Piero. Il rifiuto di un altro ricovero per ulteriori trattamenti sanitari di Papa Giovanni Paolo II difendono il diritto del malato a decidere per se stesso e giudicare quando ulteriori interventi sulla propria persona sono inutili perché protraggono soltanto la sofferenza. Capisco le difficoltà giuridiche, ma non insormontabili, che sono in ballo nel definire una buona legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Si dubita del consenso informato. Non esiste persona che non possa essere informata del suo stato di malattia. Per la maggior parte delle volte è il malato stesso che sospetta la gravità delle sue condizioni e si rassegna all'ineluttabile. Come per Piero così per me i Radicali e l'Associazione Luca Coscioni fanno da megafono per continuare la battaglia per il diritto dei cittadini a decidere sulle proprie scelte sui trattamenti sanitari. Insieme a tutto ciò si comincia a delineare sempre più chiara e come un gigante la sua personalità. E quando viaggio nelle fine settimana dal nord al sud per l'Italia spesso sento come se lui volesse farmi godere le bellezze del nostro paese in compenso che lui mi "aveva rovinato la vita". L'artista e fotografo, il cacciatore, ormai pentito, mi aveva insegnato a vedere i colori e interpretare le voci della natura in tutte le loro sfumature. Studio e approfondisco il mio sapere sui suoi libri. Rimarrò sempre la sua "papera" perché non ho più chi mi leviga i miei scritti e mi insegna a migliorare. Ma non importa, con lui in questo mondo ho già perso tutto, e non ho più nulla da perdere.

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:05
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