Pillola abortiva, è ancora scontro a Milano si spacca la Mangiagalli

La Repubblica
25/10/2005
di Laura Asnaghi

Nella storica clinica un gruppo di medici chiede di avviare i test, ma altri primari frenano. Storace non va al Sant’Anna di Torino dove si sperimenta la Ru486

MILANO - Venti medici contro tutti nella clinica delle mamme pin famosa d'Italia. "Mi sembra di tornare indietro, agli anni caldi, quando si facevano le battaglie per legalizzare l'aborto". Augusto Colombo, cinquantenne, barba brizzolata, è il ginecologo della Mangiagalli di Milano che è diventato il paladino della Ru486. "La sperimentano a Torino, perchè non dovremmo farlo anche noi?". Nel suo studio, in mezzo ai testi di ostetricia e ginecologia e a vasi di orchidee ("Ho il pollice verde", dice), spiega che stamattina sarà lui a chiedere al suo primario di avviare la sperimentazione.

Colombo non parla solo per se. Medico ostinato e sempre pronto a dire come la pensa, ha tutto il sostegno dei suoi colleghi abortisti. Una ventina di dottori, in gran parte giovani, guidati da un "pool di anziani" che fanno da maestri. Ma l'incontro che stamattina Colombo avrà con il suo primario non sarà facile. Lui, il "capo", è il professor Giorgio Pardi, un famoso docente universitario, uomo illuminato, abortista di grande apertura mentale. Ma sulla pillola Ru486 non la pensa come i suoi medici “Perchè tutta questa fretta? Aspettiamo di vedere i risultati di Torino. Li la stanno sperimentando e una volta conclusi i lavori, l'adotteremo anche noi”. Si, ma quando, visto che i tempi sono così incerti? “Io aspetterei qualche mese spiega poi, se le cose dovessero andare troppo per le lunghe, allora un nostro contributo alla sperimentazione potrebbe essere utile”. Il professor Pardi non vuole sentire parlare di scontri politici in nome della pillola e ci tiene a sottolineare che lui da quarant’anni si batte “solo ed esclusivamente in favore delle donne. Perchè i partiti devono star fuori da queste cose”. Ma nel "tempio" dell'ostetricia e ginecologia di Milano, uno dei più importanti del Nord Italia, dove si fanno 7 mila parti l'anno e 1.750 interruzioni di gravidanza, la Ru486 divide e fa discutere. “La pillola della discordia non è un semplice farmaco - spiega Silvano Agosti, un altro abortista storico - la sperimentazione ha una connotazione politica precisa e chi la chiede sa di scatenare polemiche,'. In Lombardia, la proposta della Mangiagalli potrebbe imbarazzare sia il presidente della Regione, Roberto Formigoni, che guida una giunta di centrodestra, sia l'assessore alla Sanità, il leghista Alessandro Cè, che, pur essendo in carica da pochi mesi, ha gia fatto sapere di essere un "convinto sostenitore della vita”. Ma la Mangiagalli, forte di una tradizione che l'ha sempre vista sulle barricate in difesa dell'aborto, anche stavolta non si tira indietro. Anzi. Alessandra Kustermann fa anche di più. Lei, abortista tra le più impegnate, responsabile del primo centro di assistenza per le donne che hanno subito violenza, dice:"Io sono per l'uso immediato della Ru486. è sufficiente che il farmaco venga registrato anche in Italia e tutto si risolve. La pillola esiste dal 1988, circola liberamente in Europa, perchè da noi non c'e ancora?". E sulla sperimentazione, spiega: “Il ministro Storace ha dato il via libera all'esperienza torinese, ponendo una condizione: che la donna resti in ospedale per tre giorni, accanto a chi sta mettendo al mondo il proprio figlio. è una crudeltà psicologica”. Dopo Torino, la Mangiagalli rilancia il dibattito sulla Ru486 e lo fa, avendo tra i suoi sostenitori, una delle figure più titolate a parlare. è il professor Piergiorgio Crosignani, docente di ostetricia e ginecologia, il"padre"della prima sperimentazione italiana della Ru486 avvenuta vent’anni fa. “Bisognerebbe ricordare al ministro Storace che ormai sulla pillola abortiva sappiamo tutto - dice - e dovremmo smetterla di fare sperimentazioni ipocrite”. Vent’anni fa, fu l'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, a chiedere a Crosignani di fare i primi test con quella pillola che "in modo sicuro" garantiva l'aborto "spontaneo". "Per tre anni, l'ho sperimentata racconta Crosignani e più di cento donne hanno interrotto la gravidanza seguendo questo metodo. I risultati sono stati positivi e molti paesi europei l'hanno adottata. Da noi, no. Qui si grida ancora allo scandalo”. E mentre sta mattina la Mangiagalli offronta la questione della Ru486, al Niguarda, Maurizio Bini, il medico che ha chiesto di avviare anche lì la sperimentazione, sua facendo di tutto, perchè il Comitato etico possa esprimersi venerdì prossimo. Intanto ieri, il ministro alla Salute Storace, in visita a Torino, si è rifiutato di andare a visitare l'ospedale Sant’Anna, dove si fa la sperimentazione della pillola abortiva. Ma il ministro non si e limitato a dire "no, grazie, non vengo" e ha ingaggiato uno scontro verbale con il dottor Bini, il responsabile della sperimentazione torinese.

Martedì, 25 ottobre, 2005 - 12:35
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