Il tavolo alla Luiss

Pillola del giorno dopo: abolire la ricetta!

di Annalisa Chirico

Gli studenti Coscioni si mobilitano in tutta Italia e raccolgono migliaglia di firme

Il 22 maggio 2008 sono decorsi i trenta anni della legge 194. Ma in Italia nessuno ne ha parlato, nessuno ha osato. Gli Studenti Coscioni, invece, hanno deciso di parlarne e lo hanno fatto fuori dal coro, rispolverando lo storico slogan radicale "No all'aborto, sì alla pillola". I tavoli all'ingresso delle facoltà e le bandiere Coscioni bene in vista hanno fatto solo da sfondo a uno straordinario scambio di informazioni, giudizi e timori. Si sono raccolte le firme per una petizione che chiede l'abolizione dell'obbligo di prescrizione della pillola del giorno dopo. Non sono mancati volti increduli, diffidenti, timidi.

Ragazze e ragazzi che si sono avvicinati dubbiosi e scettici; se chiedevi loro che cosa sanno della contraccezione d'emergenza, le risposte erano vaghe e, talvolta, errate. In molti si sono dichiarati assolutamente contrari alla possibilità di acquistare senza ricetta medica una pillola "abortiva, che assunta più volte genera sterilità".
Se dicevi loro che la pillola del giorno dopo è un farmaco contraccettivo in grado di bloccare o ritardare l'inizio dell'ovulazione senza alcun effetto intercettivo su un eventuale ovulo fecondato, ti guardavano stupiti e interessati. In realtà anche qualche professore è incorso nell'errore di confondere la RU-486 con la pillola contraccettiva. Di quello che avviene oltralpe e oltreoceano la quasi totalità degli studenti non sa nulla.

Negli USA la pillola si può acquistare al supermercato, in Gran Bretagna è distribuita gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale, in Francia è gratuita solo per le minorenni e a pagamento senza ricetta per le altre. La lista dei Paesi in cui non vi è l'obbligo di prescrizione spazia dalla Svizzera al Sudafrica, dal Messico al Portogallo, da Israele al Cile. Qualcuno ha raccontato un'esperienza personale con un misto di imbarazzo e di amarezza per l'"errore" commesso.

La paura di essere giudicati come irresponsabili o incoscienti è probabilmente il trait d'union tra l'aspetto medico e quello propriamente etico della questione. Il senso di colpa e la foga nell'accampare giustificazioni alla "svista" accidentale fanno emergere un retroterra sociale intriso di pregiudizi, disinformazione e ipocrisia. C'è chi ha confessato di essersi sentita "sporca" nel momento in cui richiedeva la pillola in una struttura sanitaria pubblica. Domande inquisitorie e sguardi di disapprovazione di certo non aiutano il paziente/cittadino/ contribuente che si reca in una struttura pubblica per chiedere l'erogazione di un servizio sanitario in base a un diritto legalmente garantito. E poi spesso i pellegrinaggi notturni, ben documentati da diverse inchieste facilmente reperibili nel web, si scontrano con le obiezioni dilaganti (nel 2007 il 70% dei medici, dati del Ministero della Sanità).

Ecco che emergono i punti nodali della questione: l'Italia sarebbe, da un lato, il Paese degli obiettori, sebbene, con riferimento alla pillola del giorno dopo, non sia logicamente configurabile l'appello all'obiezione di coscienza; dall'altro, il Paese controcorrente che confina l'"informazione" negli ospedali e la esclude dalle scuole (salvo qualche caso virtuoso, di solito nel Nord Italia). L'assenza di prevenzione rende indifesi e schiavi delle "indicazioni" altrui.
Alla domanda se "ti senti tutelato dallo Stato", la risposta è il più delle volte negativa; la "politica italiana non è di fatto libera", risponde un ragazzo riferendosi alle interferenze persistenti dello Stato del Vaticano nelle materie di competenza interna del governo italiano.

Da qualche mese l'aborto è il simbolo dell'oscurantismo integralista che vorrebbe leggi a sua immagine e somiglianza. Nel 2008 in Italia i diritti civili e sessuali sono diventati un argomento scomodo. Una montagna di moralismo perbenista mette a repentaglio la libertà individuale di chi consapevolmente e responsabilmente si autodetermina. "Solo gli individui esistono", direbbe L. von Mises: questo è sempre stato l'unico vero baluardo contro le tendenze totalitarie di uno Stato etico. La politica delle proibizioni è stata falsificata dalla storia, e lo Stato paternalista e alacre pedagogo è stato l'abito preferito delle dittature.

Ha, forse, lo Stato il diritto di sindacare sui comportamenti sessuali dei cittadini? Può lo Stato utilizzare un metodo contraccettivo come mezzo di "responsabilizzazione sessuale" dei cittadini? Pur essendogli grata per queste generose premure, io preferisco scegliere.

Giovedì, 5 giugno, 2008 - 11:12
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