Pillola giorno dopo/ Luca e Mauriana, un'odissea tra gli obiettori

Da un'agenzia apcom letta a Radio Radicale. Denuncia in Procura a Pisa. Per gli esposti denuncia guarda come fare sul portale dell'Associazione Coscioni "Soccorso Civile".

Il due febbraio, un sabato, Luca e Mauriana, alle 10.30 di mattina sono andati alla guardia medica di Pisa del villaggio "I Passi". Hanno trovato ad accoglierli un cartello: "Non si prescrive la cosiddetta pillola del giorno dopo, rivolgetevi al vostro medico".

<--break->

 I due fidanzati, 25 anni lui, 24 lei, entrambi dottorandi di ricerca, avevano avuto un rapporto a rischio la notte prima e di fronte all'alternativa tra rischiare una gravidanza o un aborto, avevano deciso di ricorrere al contraccettivo di emergenza , la "cosiddetta" pillola del giorno dopo.  "Abbiamo trovato quel cartello perentorio, non siamo neanche entrati, ci siamo subito scoraggiati - racconta Luca - poi siamo andati all'ospedale Santa Chiara per cercare una ginecologa. Siamo arrivati lì alle 12. All'accettazione ci dicono subito: "La ginecologa è un'obiettrice di coscienza, non prescrive la pillola del giorno dopo, rivolgetevi al pronto soccorso". Ma sapevamo già, ce l'avevano raccontato altri ragazzi, che nemmeno al pronto soccorso ci avrebbero prescritto la pillola". "Non sapendo dove altro andare - continua Luca - ci siamo arrabbiati con la receptionist dell'ospedale, che allora ha iniziato a telefonare ad altri medici dell'ospedale. Ha trovato un'altra dottoressa, ma abbiamo dovuto aspettare altre due ore. Per due volte sono tornato indietro a sollecitare l'accettazione perché ci facesse incontrare la ginecologa.  Avevamo avuto un rapporto a rischio la sera prima, dopo 12 ore l'efficacia della pillola è sempre meno e noi abbiamo potuto parlare con la prima dottoressa solo alla 13esima ora". 

Dopo aver vagato per tutto il giorno, alla ricerca del "contraccettivo di emergenza", "sballottati da un capo all'altro della città", i due ragazzi hanno incontrato la ginecologa, non obiettrice, la quale si è offerta di fare una visita a Mauriana per vedere se era predisposta al concepimento. Alle 15 la dottoressa dopo la visita ha assicurato che vi era un rischio bassissimo che Mauriana rimanesse incinta e "allora abbiamo rinunciato".  "Non sapevamo - spiega Luca - che la pillola non fosse "obiettabile", poi abbiamo sentito delle altre due denunce a Pisa, una delle quali parlava del cartello appeso alla guardia medica de "I passi", che non stava lì come si sono giustificati solo da Pasqua, a causa di un "flusso eccezionale", ma stava lì da febbraio, quando lo abbiamo trovato anche noi". "Abbiamo capito - continua Luca - che era un problema diffuso nelle strutture ospedaliere e abbiamo abbiamo deciso di denunciare".  Così Luca e Mauriana sono usciti allo scoperto, hanno dato nome e cognome e, con l'appoggio dei radicali di Pisa di cui Luca fa parte, hanno presentato questa mattina con l'avvocato Michele di Gregorio una denuncia alla Procura di Pisa. Una denuncia per interruzione di pubblico servizio, contro ignoti - "non conosciamo il nome dei medici, alla guardia medica non siamo neanche entrati, visto il cartello, al Santa Chiara non ci hanno detto niente".

Alla procura di Pisa c'è già un fascicolo aperto: due ragazze, nei giorni di Pasqua, rivoltesi al servizio di guardia medica dell'Asl, avevano trovato sulla porta un cartello simile a quello che ha fermato Luca e Mauriana. Le due donne avevano poi avuto la pillola al pronto soccorso, ma sulla vicenda, sulla base degli articoli apparsi sulla stampa, oltre a un'inchiesta dall'Asl 5 di Pisa, ha aperto un fascicolo il procuratore Antonio di Bugno: l'ipotesi di reato potrebbe essere interruzione di pubblico servizio.  Perché volevate la pillola del giorno dopo? "Perché? E' un contraccettivo - risponde Luca - e la stessa cosa che chiedermi perché vuoi il preservativo? E uno dei motivi per cui usiamo precauzioni è proprio perché ora non possiamo avere un bambino: siamo due dottorandi, due precari". Mauriana è ancora molto arrabbiata, la voce le trema ancora: "Appena ho visto il cartello mi sono detta: "è la fine", vedersi sbattere un no come quello sulla faccia, mi è salita una rabbia dentro, mi sono arrabbiata. Al secondo rifiuto in ospedale la rabbia è cresciuta, non ho neppure più pensato al rischio gravidanza, non ho più pensato "terrei o meno il bambino"; ho solo sentito, tanta, tanta rabbia dentro. Solo rabbia di fronte alla negazione di quello che è un mio diritto".  "E - incalza la ragazza - sono loro, i dottori, che hanno stabilito che quella pillola è un contraccettivo, non io, allora perché non darmelo? Se vogliamo bandire tutti i mezzi di contraccezione, va bene, usciamo allo scoperto, ma così è una contraddizione". E la rabbia cede il posto allo spaesamento: "Noi pendiamo dalle labbra dei dottori - dice Mauriana - e questo comportamento ci lascia esterrefatti. Che cosa dobbiamo fare? Io posso anche capire l'obiezione di coscienza, ma una struttura come tale non può rifiutarmi la prestazione: ci sono nell'ospedale 10 obiettori? Va bene, ma che ci siano altrettanti medici non obiettori disposti a darti la pillola". "Anche io devo poter scegliere", dice Mauriana, e sembra così "naturale".

"Ho pensato poco alla gravidanza - confessa la ragazza di 24 anni - perché ero troppo arrabbiata, ma poi però ho avuto paura: senza la pillola la scelta poteva essere abortire o no. Mi avrebbero messo di fronte a questa scelta: mettere al mondo un bimbo così, all'improvviso, a 24 anni, non ero pronta. Ma altrettanto mi sarebbe dispiaciuto e mi avrebbe fatto stare male abortire. E poi avrei dovuto, forse, anche arrendermi comunque: non avrei nemmeno avuto i mezzi, a 24 anni e siamo due dottorandi a tempo determinato, tra due anni non abbiamo più nemmeno quello. Come fai così a dare un futuro a tuo figlio?".  Mentre a Pisa indaga la procura, a Roma, dopodomani, sarà il gip Carlo Mattioli che deciderà, nell'udienza di discussione in camera di consiglio fissata per il 10 aprile alle 12, cosa fare. Il pm ha chiesto l"archiviazione dell'esposto del primo febbraio 2006 con il quale l"avvocato Alessandro Gerardi e i radicali di Roma hanno denunciato i medici del Policlinico Umberto I e del San Giovanni, che nel 2006 hanno rifiutato a una giovane donna, Francesca Capone, la pillola del giorno dopo, appellandosi all`obiezione di coscienza. Ora il gip di Roma dovrà decidere se archiviare, come ha chiesto il pm, oppure invitare lo stesso pm a fare ulteriori indagini o rinviare a giudizio. In ogni caso è la prima volta che a Roma la pillola del giorno dopo va in tribunale. 

Il ministro della Salute Livia Turco intanto cerca di arginare. Giovedì l'appello al presidente dell'ordine dei medici perché si eviti che, tra clausole e obiezioni di coscienza, "sia la magistratura ordinaria o quella ordinistica a dover dirimere la questione", e un invito affinché si contemperi il diritto del paziente e la scelta del medico applicando le linee guida sulla 194, le quali prevedono che "la prescrizione della contraccezione d'emergenza sia garantita, oltre che nei servizi consultoriali, anche nei pronto soccorso e nelle guardie mediche, prevedendo contestualmente che le Regioni debbano assicurare la presenza di almeno un medico non obiettore in ogni distretto sanitario". E oggi è arrivato l'invito diretto ai cittadini, alle donne, a cui Livia Turco chiede di girare le segnalazioni di "difficoltà di prescrizione" al ministero che "avrà cura" di fare le opportune segnalazioni alle Regioni e alle Asl competenti perché "farsi carico di questa domanda di assistenza è un dovere delle istituzioni". Prima che, forse, possa essere un giudice a decidere.  

 

Mercoledì, 9 aprile, 2008 - 16:17

commenti

Bravi !!

E bravi i due fidanzatini Liberapisani !! Finalmente qualcuno ha tirato fuori un po di coraggio contro la vigliaccheria e la prepotenza di quei medici. Siete stati coraggiosi Un abbarccio, Andrea
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689791, Fax. +39 06.68805396, Email info [at] lucacoscioni.it