Potenziamo la nostra rete virtuale e territoriale


Sommario: 
Non credo che l'associazione si stia occupando di troppe tematiche. Credo, invece, che molte altre questioni e proposte potrebbero saltare fuori dalla sua vocazione primaria (libertà della ricerca scientifica e di cura)
Testo Intervento: 
 Un saluto a tutti. La conclusione che si evince da molti degli interventi che mi hanno preceduto è che  l'associazione Luca Coscioni sembra essere giunta ad un punto critico: calo delle iscrizioni a parte (che ne è comunque un sintomo evidente), sembra che non si sia ancora riusciti a farle fare quel salto di qualità che la renda un attore politico rilevante (e senza dubbio la situazione politico/istituzionale/sociale in cui ci troviamo ad operare non facilita il nostro lavoro). Come è stato già più volte ripetuto e proprio per ribadire ancora una volta che bisogna partire dal corpo dei malati, dal corpo dei cittadini, credo che l'obiettivo su cui puntare debba essere potenziare l'informazione e creare una vasta pressione dal basso che riesca a dare voce e forza all'associazione. Sebbene le nostre battaglie siano rivolte a tutti i cittadini, scienziati e malati sono tra i nostri principali referenti. Come portarli a conoscere le iniziative dell'associazione e a sostenerle?   Per quanto riguarda i primi, qualcuno ha detto che molti degli scienziati italiani non sanno dell'esistenza dell'associazione Coscioni. Non so, forse perché me li immagino chiusi nei loro laboratori, poco inclini ad interessarsi di politica, sicuramente coinvolgere questa fetta di cittadinanza non è semplice. Proprio per la loro naturale diffidenza verso il mondo della politica credo possano essere molto meno propensi a partecipare a delle iniziative nostre, radicali, che non a quelle, per esempio, della Fondazione Umberto Veronesi, anche se in molti punti possono coincidere. Quindi, forse dovrebbero essere proprio gli scienziati dell'associazione ad impegnarsi maggiormente nella propagazione delle iniziative e delle idee che ci caratterizzano.    Ed ora i malati, su cui vorrei soffermarmi maggiormente proprio perché sono stati e continuano ad essere l'impulso primo della nostra azione. Già da diversi anni mi occupo, all'interno dell'associazione,  di raccogliere le storie personali di malati e disabili sul nostro sito. Molti di quelli che ci contattano sono arrivati a noi quasi casualmente, magari il nostro nome si è intrecciato con le ricerche nella rete con le loro fonti di sofferenza, Sla, sclerosi multipla, disabilità di vario genere, malattie con nomi mai sentiti prima. Quasi sempre le richieste che ci rivolgono sono concrete ma indissolubilmente c'è anche la necessità che qualcuno si prenda in parte carico, anche solo condividendoli, dei loro problemi, talmente grandi da affrontare in solitudine, senza l'aiuto di qualcuno. Come ha detto qualche giorno fa Franca Moretti: per sentirsi meno soli. E qualche volta l'associazione riesce a raggiungere qualche piccolo/grande risultato, soprattutto quando  s'innesca il coordinamento con il lavoro delle cellule locali, come ottenere il comunicatore per un malato che non riesce più a comunicare altrimenti, per esempio.   Il periodo in cui siamo riusciti ad arrivare ad un gran numero di malati (ma non solo) è stato quello della campagna referendaria contro la legge 40: eravamo tutti raccolti attorno ad un obiettivo forte, comune e concreto. E c'era ancora Luca Coscioni. E poi ancora con la battaglia di Piergiorgio Welby. Successivamente, le tante iniziative che abbiamo continuato a potare avanti si sono in qualche modo stemperate nel vivacchiamento della politica italiana e anche i contatti si sono fatti sempre più rari e difficili.  Inizialmente si diceva: siamo un'organizzazione politica e siamo troppo pochi, non possiamo occuparci di tutti quelli che ci chiamano, di tutti i casi individuali in giro per l'Italia. Poi sono arrivate le cellule e Soccorso Civile: l'idea potente di creare una rete, virtuale ma anche territoriale, che si possa attivare per ogni singolo caso cosicché ogni singola persona possa trasformarsi in lotta politica e a sua volta aiutare qualcuno che si trova nella medesima situazione e fare da cassa di risonanza per l'opinione pubblica e moltiplicatore di militanza. Sicuramente è un aspetto che si può potenziare: non abbiamo ancora innestato quel circolo virtuoso che renda fruibile a tutti l'esperienza locale e personale.   Mi ha molto colpito una frase che ha detto Vittorio Ceradini, cioè che l'associazione gli ha messo a disposizione un tema di interesse che lui poi ha colto e fatto suo. Non credo, infatti, che l'associazione si stia occupando di troppe tematiche. Credo, invece, che molte altre questioni e proposte potrebbero saltare fuori dalla sua vocazione primaria (libertà della ricerca scientifica e di cura): come Ceradini è riuscito a mettere la propria professionalità e conoscenza al servizio di un'azione politica (eliminare le barriere architettoniche che impediscono ai disabili di utilizzare i mezzi di trasporto a Roma) così dovrebbe fare chiunque: propagazione, circolazione, divulgazione, estensione, “contagio”: queste sono le parole che, secondo me, dovrebbero connotare l'attività dell'associazione. I temi “coscioniani” appartengono a tutti non perché astrattamente “potrebbe capitare anche a noi, un giorno”, ma perché un tessuto sociale è sano se tutte le singole maglie lo sono (e sano, in questo caso, non significa: “non affetto da malattie”, piuttosto: “integrato”, “valorizzato”, “realizzato”).   Informazione e comunicazione da sviluppare: come? Abbiamo a nostra disposizione due strumenti:  l'Agenda Coscioni e il sito, la rete. Entrambi non hanno ancora esaurito, fortunatamente, le proprie potenzialità.  Tante sono state le idee uscite qui al Congresso, alcune valide e da sperimentare. Per quanto riguarda il giornale credo sia da cogliere  l'indicazione di aprirsi a nuovi utenti e a nuovi contributi. Come ha detto Biancardi, riferendosi più in generale all'associazione: mescoliamo competenze e provenienze. Senza perdere la nostra identità ma osando, contaminandoci e approfondendo di più, andando fino alla radice (anche questa è una nostra vocazione, no?). Bene, quindi, dare spazio a Studenti Coscioni, a professori, a voci discordanti  ma sempre  cercando di  definire una chiara linea editoriale. Non credo che il giornale possa beneficiare di una sorte di direzione collettiva (che in qualche modo compare in nuce) bensì di una chiara e decisa direzione di marcia, che sappia orientare e dare tempi e modalità. A proposito del sito, credo esso sia essenziale anche per il nostro “fronte internazionale”, per il quale molto si è fatto ma senza ottenere i risultati sperati. Il Congresso Mondiale non ha ancora messo quelle radici policentriche che erano nei propositi di quando fu lanciato nel 2006, ispirato a quel Congresso per la libertà della cultura che vide tra i suoi animatori personaggi come Bertrand Russell e Raymond Aron. Sono convinta  sia necessario affrettare i tempi della costituzione di una versione in lingua inglese del sito dell'associazione. Certo, i problemi che Carmen Sorrentino ci ha presentato sono considerevoli ma si potrebbe comunque partire con una versione meno ambiziosa, cioè il nostro sito semplicemente  tradotto, naturalmente meno ricco di contenuti, ma che almeno renda chiaro, anche per chi vi capiti per caso, che cosa stiamo cercando di fare. Una sorta di bottiglia lanciata in mare. Saremo sempre in tempo ad arricchirlo e a modificarlo in meglio.   Un ultimo punto, brevemente: la quota d'iscrizione. Dobbiamo considerare il fatto che nella nostra associazione gli studenti non sono i soli membri  disagiati. Ci sono i malati, che non possono lavorare e che non hanno una pensione sufficiente a coprire tutte le spese mediche. Non credo si possa fare una quota preferenziale per gli studenti senza pensare a malati e disabili, che sono tra i nostri utenti preferenziali.   

13 commenti

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Brava!

Ti voglio esprimere la mia stima per la concretezza e la lucidità del tuo intervento, da vera militante operativa, che, credo, per una radicale sia l'apprezzamento più ambito.

Alberto Delcorso

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