Intervista a Melinda Dubois

Quando gli anti-abortisti uccidono

di Marco Valerio Lo Prete

Parla ad Agenda Coscioni la responsabile della clinica di New York nella quale si è consumato l'ultimo omicidio di un medico abortista per mano di un estremista religioso.

La d.ssa Melinda Dubois è direttrice del Buffalo Gyn Womenservices,struttura ospedaliera dello stato di New York con anni di esperienza alle spalle nel campo dell'interruzione di gravidanza.

Ogni giorno, di fronte alla nostra clinica, vi sono manifestazioni. Cartelli, slogan, urla rivolte verso i nostri pazienti ed il nostro staff. Quotidianamente. Ma nel 1998 uno dei nostri specialisti, il Dr. Slepian, un medico che praticava aborti, è stato ucciso nella sua casa, davanti alla moglie e ai figli. Per l'indomani era previsto praticasse - proprio lui - una interruzione di gravidanza. L'intero paese, letteralmente, fu sconvolto. L'assassino, James Kopp, membro di un gruppo anti-abortista chiamato "Gli Agnelli di Dio", venne arrestato nel 2001 in Francia. Atti di violenza di questo tenore non avvenivano da tempo. Fu un segnale allarmante, per i medici innanzitutto. Molti di loro si spaventarono; alcuni non praticano più IVG, altri lo fanno praticamente in segreto, rendendo molto più difficile per la donna accedere a questa tecnica. Da sei anni a Buffalo, importante città dello Stato di New York, non abbiamo un medico locale che pratichi IVG nel nostro ospedale. I medici arrivano da fuori; scendono dall'aereo, operano, e poi ripartono.

Qual'è l'atteggiamento dei media statunitensi quando si parla di aborto ed autodeterminazione? Glielo chiedo alla luce di un dibattito che alcuni cattolici oltranzisti e "atei-devoti" hanno riaperto in Italia.Uno di loro in particolare,sostenendo una cosiddetta "moratoria sull'aborto",ha scritto che, come di fronte ai lager nazisti,di fronte agli ospedali nei quali si praticano IVG,bisognerebbe scrivere: "Abort macht frei". Come giudica un'affermazione del genere?

E' un'idea terrificante. Inoltre la stessa "moratoria", applicata all'aborto, non ha senso. La questione è quella di scegliere tra la tutela della salute della donna o la sua negazione. Negli Stati Uniti la situazione è questa: alcuni antiabortisti sono molto ascoltati nel settore mediatico, nonostante vi sia una maggioranza silenziosa di cittadini americani favorevole alla libertà di scelta per la donna. Il problema è che questa maggioranza non sta lì, ogni giorno, a rivendicare questa posizione; se un numero maggiore di persone manifestasse la propria opinione, parlasse magari della sua esperienza personale, credo che questo eliminerebbe definitivamente il marchio d'infamia che alcuni vorrebbero imporre su donne e medici. (MVLP)

Lunedì, 5 maggio, 2008 - 16:40
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