Aborto negato, denuncia da Napoli


Roma

maRoma - Un aborto terapeutico negato a Padova, la disperata corsa a Napoli, l’intervento effettuato al Policlinico, la rabbia di dover cercare una struttura disponibile dopo aver incassato il no di tanti medici "obiettori". La storia, fortunatamente a lieto fine, di una coppia di napoletani alle prese con le difficoltà di applicazione della legge sull’interruzione di gravidanza è diventata oggetto di un’interrogazione parlamentare del gruppo dei Radicali alla Camera, prima firmataria Maria Antonietta Coscioni.

Nell’interrogazione al ministro della Salute si ripropone il racconto, uscito nella rubrica delle lettere del quotidiano II Mattino, fatto da Vincenzo Cacace, il padre di uno dei componenti della coppia. «Mio figlio Giorgio, che lavora e convive con la propria compagna di nome Marta a Bassano del Grappa, ha avuto un non facile problema. Sia dal proprio ginecologo di Cittadella (Padova) sia dall’esame "dual" che dalla villocentesi ha saputo che il feto era affetto da gravi malformazioni. Il ginecologo li indirizza presso allo specialista genetico che purtroppo conferma la diagnosi e rilascia apposito certificato per l’aborto terapeutico, indicando l’ospedale di Padova abilitato all’interruzione della gravidanza», è scritto nella lettera. E fin qui tutto bene.
Ma all’ospedale di Padova arriva la doccia fredda: «I medici sono restii a compiere l’intervento, lo osteggiano, la coppia si sente a disagio e intanto il tempo passa. Noi genitori di Giorgio - racconta il signor Cacace - ci attiviamo per cercare una soluzione, contattiamo un ginecologo della nostra città. Avvisiamo i ragazzi ed insieme a loro prenotiamo una visita. Il ginecologo appare disponibile, serio, preparato. Ci indica tutta la trafila da fare e i vari adempimenti che la legge prevede per i casi di aborto terapeutico e cioè l’articolo 4 che consiste in una semplice aspirazione entro i tre mesi e l’articolo 6 se si supera questo termine, come il caso che ci preoccupa (4 mesi). Fatto tutto questo ci si reca all’ospedale indicato per il ricovero. Qui, senza troppi problemi, dopo i relativi esami, avviene l’interruzione di gravidanza prevista dalla legge. I ragazzi, con una sensazione mista di sollievo - per aver evitato un calvario eterno per loro stessi ed il nascituro - e di dolore che sempre si vive quando capita un’esperienza di questo genere, ritornano a Bassano».
La conclusione del signor Cacace è amara: «Quello che viene fuori da quanto raccontato è che esiste - per legge - l’aborto terapeutico ma ci sono medici che lo praticano (non obiettori) e quelli che non lo praticano (obiettori). All’ospedale di Padova, evidentemente, ci sono più obiettori che non, rendendo difficile una cosa già di per sé non facile».
L’onorevole Coscioni, dunque, interroga il ministro per chiedere quali siano le sue valutazioni e i suoi intendimenti in ordine a quanto denunciato nella lettera, se non si ritenga di dover promuovere un’inchiesta amministrativa per accertare le responsabilità «per una simile, incredibile e inqualificabile situazione».

Venerdì, 9 gennaio, 2009 - 11:57

14 commenti

Al Sig. Cacace mi piacerebbe,

Al Sig. Cacace mi piacerebbe, innanzitutto, dire che quello che trovo più orribile è la definizione "lieto fine" per l'uccisione di una vita umana. Che poi possa essere difficile accettare un figlio malformato in una società che rifiuta il disabile e ne propugna l'eliminazione fisica come risoluzione del problema, è un fatto che non ho, personalmente, alcuna fatica a comprendere. Lei ne fa una questione quasi esclusivamente tecnica, quasi dimenticando che quella che viene eliminata è una vita umana, che non ha avuto la possibilità di svilupparsi; una vita umana, tra l'altro, più debole delle altre e per questo giudicata inadatta. Lei ritiene che sia un diritto abortire. Anche se non è proprio esatta la definizione, rimane tuttavia un diritto anche quello di rifiutarsi di compiere quello che, almeno per qualcuno, è un omicidio. Questo indipendentemente dalla fede religiosa (ho conosciuto molti atei che erano ancora più contrari di me all'aborto). Credo anche che sia un lavoro non molto piacevole né gratificante; spesso, poi, la stessa donna va da un medico per abortire e da un altro per far nascere il figlio che decide di avere.... Non credo che nessuno sottovaluti le difficoltà dell'avere un figlio disabile, né che alcuno voglia giudicare Voi per la decisione, anche se personalmente mi permetto di non condividerla. Ma ci lasci il diritto di non chiamare lieto fine la morte di un bimbo. La ringrazio degli auguri. Da parte mia, invece, auguro a lei e ai suoi familiari di ricredersi sulla scelta fatta e di poter avere altri figli che riescano a venire al mondo e che allietino loro e Lei (sono padre e non tornerei indietro a prima della paternità).

CARO SIG.FRANCESCO PAOLO,

CARO SIG.FRANCESCO PAOLO, SONO UNA RAGAZZA DI 21 ANNI D ROMA E SONO 4 MESI CHE HO PERSO IL MIO BAMBINO.NON è SUCCESSO DI COLPO BENSI LO PORTAVO DENTRO DI ME ED ERO CONSAPEVOLE CHE QUANDO L'AVREI DATO ALLA LUCE L'AVREI DOVUTO SEPPELLIRE. QUANDO MI HANNO DIAGNOSTICATO LA SITUAZIONE TERMINALE ALL'OSPEDALE GEMELLI MI HANNO TENUTO IN RICOVERO PER DIVERSI GIORNI COSI CHE QUANDO MI HANNO SPIEGATO CHE NON AVREI MAI SENTITO PIANGERE MIO FIGLIO ERA TROPPO TARDI PER POTER FRE QUALUNQUE SCELTA.DOVEVO ASPETTARE E BASTA PERCHE I TEMPO ERA SCADUTO.ESSENDO UN UOMO PUO COMMENTARE UNA COSA COSI TERRIBILE SOLO DA UOMO NON PUO CAPIRE IL DOLORE DI UNA MADRE CHE DEVE SENTIRE DENTRO DI SE UN BAMBINO CHE POTRA TOCCARE SOLO DA MORTO.IO AVREI VOLUTO POTER SCEGLIERE E ESSERE PADRONA DELLA MIA DECISIONE E INVECE MI SONO TROVATA A DOVER SOTTOSTARE ALLE DECISIONI DI ALTRI.IL DOLORE STRAZIANTE CHE SI PROVA NON RIESCO NEMMENO A SPIEGARGLIELO E TUTTORA STO MALE A SOLI 4 MESI A QUESTO AVVENIMENTO,NON GIUDICHI GLI ALTRI PERCHE NON PUO IMMAGINARSI CHE SOFFERENZA SI PUO PROVARE.IO AVREI PREFERITO ABORTIRE INVECE DI DOVER SOFFRIRE FINO IN FONDO GIORNO DOPO GIORNO ASPETTANDO L'ORA DELLA SUA MORTE.AVREI VOLUTO CHE NON ARRIVASSE A 7 MESI LA GRAVIDANZA PER POI DOVER FARE UN FUNERALE.NON SEMPRE SI POSSONO CAPIRE GLI ALTRI.NON SA COME SONO STATA TRATTATA NEGLI OSPEDALI DI ROMA, COME MI SENTO TUTTORA E QUINDI CAPISCO IL SIGNORE E LE ESPRESSIONI CHE UTIIZZA.PORTARE IN GREMBO UN BAMBINO CHE è SICURO AL 100% CHE MORIRA è UN CALVARIO DI SFFERENZA INSPIEGABILE.CONSIDERI ANCHE QUESTO.DISTINTI SALUTI.

La definizione "lieto

La definizione "lieto fine"non è mai stata mia,non l'ho mai usata anche perchè non veritiera.Non ritengo io che abortire sia un diritto,è la legge che lo consente, la stessa che consente al medico di intervenire(non obiettore)oppure di astenersi(obiettore).Da quello che leggo lei terrebbe un figlio malformato,dov'è il problema? se dovesse succedere,se lo tenga,nessuno si opporrà.Molti considerano,una nascita del genere, un dono di Dio.Altri non sono dello stesso avviso.Ne discende che ognuno è libero di accettare o meno questo dono di Dio.La Chiesa vorrebbe che tutti l'accettassero,la Chiesa.Sempre pronta al perdono,per tutti i tipi di reato,però non perdona chi sbaglia tra le proprie file,vedi il prete innamorato con un figlio,è stato cacciato ora fà il camionista.La Chiesa,quasi otteneva dal Governo un DDL su misura per Eluana ignorando che l'Italia è uno stato laico e non solo,forse lei non sà che Veronica Berlusconi e coniuge hanno praticato un aborto terapeudico di 7 (dico sette)mesi.Quello si che è omicidio,ma quasi non se ne è parlato.....-Dichiara il Vaticano di non voler più rispettare le leggi italiane perchè troppe e contraddittorie,però ne invoca una.Se fossi stato io il premier avrei preso a calci nel culo tutti questi preti,vescovi e cardinali che si intromettono in uno stato laico senza averne il diritto.Consentono ad un elemento di spicco della banda della magliana di riposare in una chiesa,perchè,dicono,era un benefattore.....zozzeria cattolica.Non mi pare che abbiano sconsacrato quella chiesa.Vada a pregare,sig. Francesco Paolo,ma si dissoci da questa chiesa perchè altrimenti quando morirà andrà all'inferno.

 

 

La risposta vale per tutti

La risposta vale per tutti quelli che si sono espressi.Chi scrive è l'autore della lettera inviata al Mattino di Napoli.In via preliminare mi piacerebbe leggere i commenti degli intervenuti se la cosa li riguardasse in prima persona,cioè se capitasse a loro.Io non contesto una tesi a favore dell'altra,non dico che una è prevalente sull'altra.Ognuno è libero di soffrire o gioire ,se può decidere.Chi sà, tramite i moderni mezzi scientifici,che stà per nascere un bimbo malato,gravemente malformato,può decidere di farlo nascere e soffrire ,uniti,in eterno.In tal caso ci può essere chi lo ritiene un dono di Dio e chi no.Oppure può decidere di interrompere la crescita ed evitare di soffrire,uniti,in eterno.In entrambi i casi,però,l'interessata dovrebbe rivolgersi al medico adatto.Proprio così,adatto.

Adatto è colui che interviene(non obiettore),inadatto è colui che non vuole intervenire(obiettore).Per farlo dovrebbe sapere in anticipo se il medico è adatto o non.Con l'attuale normativa viene fissato lo specialista ma non si sa se è adatto o meno.Lo si saprà durante la visita,se ci prescrive gli esami del caso siamo stati fortunati,se c'è li nega siamo stati sfortunati.Così vanno le cose.

Evitare che ciò accada è cosa buona è giusta.

La decisione è difficile,molto difficile e amara.Bisogna domandarsi quando i genitori,dopo anni di sofferenza o dono di Dio,lo lasceranno solo a soffrire per il resto della sua vita perchè passati ad altra vita.Sofferenza alla sofferenza al cubo.

Egregi intervenuti, che la cosa possa capitare a voi non è una considerazione banale ma un augurio che ciò avvenga.

Cacace Vincenzo Napoli

Caro Vincenzo, ma si è mai

Caro Vincenzo, ma si è mai chiesto se questi bambini siano veramente solo destinati a soffrire? Non potrebbero gioire della vita anche nelle loro condizioni? Non potrebbero amare anche la vita con la loro malattia e nelle loro condizioni? Ci sono associazioni di volontariato, ci sono persone che ogni giorno coadiuvano amorevolmente le famiglie di questi bambini. Se queste persone potessero scegliere, forse direbbero "è una vita dura ma la amo così com'è e la trovo sempre meglio della morte", "la mia vita è un dono di cui mi sento riconoscente, nonostante tutto, sono contento di essere nato". L'errore di noi "sani" è credere che chiunque sia malato non potrebbe fare altra scelta che la morte. E così nasce anche la mentalità dell'eutanasia che fa sì che ogni malato si senta quasi in obbligo di chiederla per non "pesare sugli altri". Mi augura di sperimentare ciò che le è capitato in prima persona? Perchè non ha permesso al suo nipotino di nascere e non l'ha dato a me? La mia famiglia, come altre migliaia, sarebbe stata felicissima, legge permettendo, di accoglierlo ed adottarlo anche se non perfetto. Così anche il suo augurio si sarebbe realizzato. Spero di non averla ferita, ma questa è la verità, e gliela scrivo perché da Lei sollecitato. Antonio Carbone Brindisi

Egr.Sig.Carboni,lei ha un

Egr.Sig.Carboni,lei ha un orientamento(come molti)diverso dal mio,io ho un orientamento(come molti)diverso dal suo.Io non dico che lei sbaglia,non parlo delle associazioni di volontariato e non metto nemmeno in dubbio che la sua famiglia sarebbe felicissima di accogliere ed adottare un bimbo malformato che lei definisce non perfetto.Il mio augurio tendeva e tende a far riflettere che una cosa è viverla un'esperienza del genere,altra è invece solo parlarne senza esserne coinvolti.Non mi ha ferito,lei dice la sua,la vede così quindi non ferisce nessuno.

Una considerazione è d'obbligo:se veramente accoglie ed adotta un bimbo non perfetto si ricordi di non morire oppure,in subordine,cerchi di morire "dopo" di lui.Perchè,veda,se muore prima  di chi si occupa,questi soffrirà doppiamente,primo perchè ha dei limiti,secondo gli mancherà l'affetto che lei e i suoi gli hanno sempre dato.E per favore non mi parli di istituti che si occupano di queste cose e che si incaricheranno,dopo,di accudirlo.Bisognerebbe vedere "come"verrà accudito.

 

Forse il problema non è la

Forse il problema non è la mia o la sua posizione Forse il problema non siamo io - Lei; le mie - le Sue opinioni Il bambino è un Altro da me e da Lei, con la sua vita, le sue gioie e i suoi dolori, i suoi desideri. E potrebbe volere e desiderare la vita comunque. Cerchi anche lei di sopravvivere aisuoi figli, nipoti e pronipoti: non si sa mai, potrebbero avere un incidente il giorno o la settimana dopo la sua morte, ritrovarsi soli, disperati e bisognosi di aiuto, anche se alla nascita erano "sani e perfetti". Anche una vita da disabile, che non si augura a nessuno e che nessuno si augura, può essere colma di significato, di senso, di soddisfazioni professionali. Stephen Hawking ne è un esempio fra tanti

La prima cosa che mi viene da

La prima cosa che mi viene da dire leggendo questa vicenda – e sono d’accordo con AndreaMZ – è: come si può considerare “a lieto fine” la storia dell’uccisione volontaria di un bambino? Ma già, dimenticavo, per voi quello che c’è nel grembo della mamma prima di nascere non è un bambino, ma solo “un grumo di cellule”, “un progetto d’uomo”, e menzogne simili. Anzi – ed è peggio – è un uomo solo se e quando “la donna” che lo porta dentro lo riconosce tale. Come avveniva per gli schiavi o per gli ebrei. Visto, dunque, che su questo terreno non ci possiamo intendere, provo a ragionare con la vostra logica - della quale, ovviamente, non condivido alcune premesse - per chiedervi di fornirmi qualche lume su taluni miei dubbi. Voi dite: “La 194 è una legge dello Stato, e va rispettata”, “la 194 è una buona legge, e quindi non si tocca”. Ebbene, se la 194 è una buona legge, lo è anche nella parte in cui ammette l’obiezione di coscienza per i medici (art. 9 comma I). Non prendetevela perciò con i medici obiettori (a proposito: perché mettete tale termine fra virgolette?), ma se mai con le Regioni, che non sono state in grado di assicurare il “servizio” secondo quanto previsto dal IV comma dello stesso art. 9. E sempre sperando che non andiate a ficcare il naso nella coscienza dei medici. D’altro canto il primo comma dell’art. 9 dovrebbe essere considerato “buono” anche secondo la vostra logica. Infatti voi affermate sempre che l’aborto è “una questione di coscienza”. Nel senso, intanto, che chi vuole farlo deve avere il diritto di farlo (e questo “diritto”, infatti, la legge 194 lo riconosce e lo sancisce); ma – e questa è una conseguenza logica della premessa – anche nel senso che nessuno, e dunque nemmeno lo Stato o la Regione, ha il diritto di costringere a farlo chi non vuole farlo (donne, medici, ecc.). Oppure bisognerebbe stabilire per legge, magari costituzionale, che il diritto all’aborto prevale comunque sul diritto di rifiutarsi ad eseguirlo. E quindi imporre ad alcuni soggetti ad agire contro la propria coscienza. Il che mi sembrerebbe un tantino ingiusto. E ancor di più dovrebbe sembrarlo a voi, che tanto vi siete battuti, a suo tempo, per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare.

Ho letto sopra glia altri

Ho letto sopra glia altri commenti e il mio scritto è solo per concordare e appoggiare le parole di AndreaMZ. "La storia fortunatamente a lieto fine...!?! Agghiacciante, sembra la cronaca nera di qualche imminente disastro evitato fortunatamente. Solo un piccolo esserino. Solo un bimbo, solo il loro figlio.

Inutile la tua vita? (tratto

Inutile la tua vita? (tratto da "Il seme cadde…" di Giancarlo Setti) Lettera scritta nel 1986 dalla mamma di Mariella Sei nato a mezzogiorno di un venerdì. Senza grandi clamori, alla svelta, senza farmi soffrire troppo. Avevi gli occhi chiusi, la lingua penzoloni. Ti guardai e pensai: - Com'è brutto! - ma non ebbi il coraggio di dirlo e dissi: - Com'è piccino! Le cose, col tempo, non miglioravano. Tutti sapevano, intorno a noi, meno tuo padre ed io. Ci mandarono da un medico famoso. Quando tornai a casa, ti rimisi nella tua culla, ti guardai e pregai: "Signore, Dio che dà, Dio che toglie: riprenditelo ora. A che serve la sua vita inutile?". Perdonami, figlio mio. Ti chiesi perdono allora, subito, e ti chiedo perdono ora. Inutile la tua vita? Imparai che eri un figlio come gli altri, solo con problemi diversi. Quando dicesti "mamma" piansi di gioia, anche se avevi tre anni. Quando, malfermo sulle gambe, mi corresti incontro, spalancai le braccia e fui felice, anche se avevi più di quattro anni. E mi insegnasti la pazienza. Quando, in quell'epoca, nessuno ti voleva, né la scuola, né la società, imparai a essere umile, sorridente, gentile, perché qualcuno ti facesse una carezza. E mi insegnasti l'umiltà. Quando la gente cominciò ad accorgersi di te e quelli come te, cominciai a combattere, e combatto ancora, perché tu sia accettato. E mi insegnasti a lottare. Quando infine le altre madri sognavano per i loro figli il primo posto nella scuola, nella carriera, nella società, io mi accontentavo dei tuoi piccoli progressi. E mi insegnasti a desiderare per i miei figli la felicità, non ricchezza e successo. Inutile la tua vita? E quando venne la zia ad abitare accanto a noi, inasprita dalle sue disgrazie, con un carattere impossibile e insopportabile, sola, per il vuoto che tutti i parenti le avevano creato intorno, e incapace di star sola, ancora una volta la tua vita si mostrò non utile, ma necessaria: per ventidue anni tu le facesti compagnia, giorno dopo giorno, sopportando il suo dispotismo, a volte la sua prepotenza, volendole bene, addolcendo i suoi momenti tristi, facendola sorridere con le tue uscite paradossali. Per ventidue anni desti uno scopo alla sua vita, un ritmo alle sue giornate, un perché ai suoi gesti. Inutile la tua vita? Quando lei morì, ti riavemmo tutto per noi. Tuo padre ed io, con la maturità, avevamo conosciuto una tenerezza nuova, un'intesa mai raggiunta prima: e tutti e tre passammo l'ultima vacanza felice, la più bella di tutta la nostra vita. Poi la malattia, la morte di tuo padre. Quando tornai disperata dal camposanto, trovai di nuovo te, a casa, te che non sapevi niente, che capivi poco ma che "sentivi", per quella misteriosa sensibilità che hai, che qualcosa di terribile era successo. E per te ho ricominciato prima a sopravvivere, poi, sia pure in tono minore, a vivere: per te ho ricominciato a lavorare, a lottare. Tu sei la mia compagnia: se ho ancora una carezza, se qualcuno ancora mi abbraccia, se qualcuno ancora si ricorda che il bisogno di tenerezza non ha età, lo devo a te. Se riesco ancora a dare felicità a qualcuno, questo sei tu, a cui basta tanto poco per essere felice. Inutile la tua vita?

La storia non dice nulla sui

La storia non dice nulla sui motivi per cui l'aborto non è stato praticato a Padova; sorge il sospetto che i motivi non fossero tanto di obiezione, quanto che ci fosse qualche altro problema (per esempio, non è che gli esami non fossero stati fatti bene?). Mi spaventa il desiderio di uccidere dell'associazione Coscioni. Mi sembra anche che disonori, portandone il nome, una persona che, comunque, aveva sempre avuto voglia di vivere. Anche a me fa impressione che la morte di un bimbo innocente possa essere definito un lieto fine. Purtroppo non è la fine, è solo l'inizio, ma di quello che paserà ora nella testa e nel cuore di quella coppia all'associazione nulla interessa....

Quando leggo resoconti di

Quando leggo resoconti di esperienze di questo tipo, e anche in questo caso, l'unica cosa che sento emergere con evidenza è l'affanno...affanno, fretta dei futuri genitori, addirittura dei futuri nonni di chiudere l'argomento, di "risolvere" la cosa. Come se uccidere un figlio nel corpo della mamma sia paragonabile a farlo sparire come fosse mai esistito. Invece un bimbo nasce nella pancia, nel cuore e nella mente della sua mamma dal primo test di gravidanza....e vive per sempre. Al di là della possibilità umana stabilita per legge di interrompere la sua vita prima che sia esternamente visibile. Ho conosciuto tante mamme che hanno abortito, tutte portano i segni indelebili di questo orrore, anche quelle che ancora oggi sono convinte di aver fatto la cosa giusta per mille ragioni. Ci sono quelle che stanno male fisicamente, psicologicamente, quelle che convivono con incubi terribili o con stati depressivi e quelle che dicono d'aver superato brillantemente la cosa che vivono poi una vita pesante, incattivite o tristi, spesso incapaci di vivere rapporti affettivi validi o nuove maternità con la gioia che si dovrebbe. Non ne ho mai trovata una pentitasi d'aver accolto suo figlio. Affanniamoci un po' di più per salvare la vita a questi piccoli che il loro desiderio di venire al mondo, così come sono, non lo possono gridare a nessuno.... e impariamo a non considerare "normale" solo la nostra di esistenza, spesso c'è molto più senso nella storia e nella vita di una persona disabile che in dieci delle nostre "normodotate"...

Sembra che ormai la conquista

Sembra che ormai la conquista più agognata dall'uomo moderno sia la morte! Tanto da dover lottare per ottenerla. Diventa persino criticabile l'amore di una mamma che accoglie un bambino con problemi fisici. Allora è chiaro che il cammino verso l'eutanasia (l'autostrada delle dichiarazioni anticipate...!) diventa quasi obbligatorio! Non solo, ma persino la fecondazione extracorporea o fecondazione artificiale (FIVET) è molto più strada per la morte (almeno 92%!), che non per la vita (al massimo 8% di sopravvissuti e spesso con problemi!!!)! L'arrogante pretesa dell'uomo di oggi di essere padrione della vfita porta solo al baratro della morte. Giuseppe

Questa vicenda ha portato

Questa vicenda ha portato alla morte violenta di un bambino (una bambina?) e a una coppia che si trova ora a dover convivere con le sofferenze, i dubbi e i rimorsi per quanto successo per sempre. Con che umanità potete definirla 'a lieto fine' nella vostra ricostruzione? Mi vengono tante domande: ho sentito troppe testimonianze di diagnosi di malformazioni rivelatesi errate, che certezza c'era su questa? I medici avevano detto cosa significava vivere con questa malattia? E poi, che società è la nostra che si riempie la bocca dei diritti dei disabili e poi se li scopre prima della nascita gli impedisce di nascere? Non sono come tutti noi, in base a cosa dobbiamo discriminarli, dicendo: tu non hai diritto di continuare a vivere? L'altro fatto che emerge da questo racconto è che i medici oggi si sono stufati di fare aborti, e soprattutto aborti nel secondo trimestre, quelli che normalmente nascono da una diagnosi di malformazione. Come fai infatti a fare un intervento (che tra l'altro a quella data avviene come un parto, si inducono le contrazioni) che porta a dare alla luce un bambino per farlo morire solo perché qualcuno ha deciso così, e poi spostarti nella stanza a fianco e cercare di rianimare un bambino che ha circa le stesse settimane di vita dell'altro ed è nato prematuro? La contraddizione è troppo forte, prima o poi non ce la fai più, per questo tanti decidono di obiettare. davvero è una scelta di comodo?

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