Il tribunale della California conferma il no alle nozze gay


Corriere della Sera
Paolo Valentino

matrimoni gayLa nuova Rivoluzione Americana si arresta ma non finisce in California. La Corte Suprema del Golden State ha confermato il bando ai matrimoni gay, optando per la validità dell’emendamento costituzionale votato per referendum il 14 novembre scorso. Ma i giudici californiani hanno anche deciso che le nozze delle 18 mila coppie omosessuali, celebrate nello Stato prima che il voto popolare introducesse il divieto, continueranno ad essere legalmente riconosciute.

Presa con una maggioranza di 6 a 1, la decisione delude il movimento gay e i suoi simpatizzanti, che dopo la legalizzazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso in Massachusetts, Iowa, Maine, Vermont e Connecticut, guardavano alla California come alla nuova fase di un’onda che si voleva inarrestabile. «Shame on you», vergogna, hanno gridato le migliaia di attivisti gay, radunatisi fuori dall’edificio della Corte a San Francisco e che ora promettono di riprendere la lotta, annunciando un nuovo referendum, questa volta per abolire il bando. Sono occorse ben 136 pagine di motivazione alla Corte californiana, per spiegare la sua decisione. Un anno fa, gli stessi giudici avevano legalizzato i matrimoni gay, dichiarando incostituzionali le leggi statali che li proibivano. Ma in novembre, era bastata l’approvazione per referendum della cosiddetta Proposition 8, che definiva il matrimonio come «l’unione tra un uomo e una donna», per reimporre il divieto. A quel punto, il movimento gay era tornato ad adire la Corte, con l’argomento che la modifica introdotta dal voto popolare era di portata così vasta, da richiedere in realtà l’approvazione dei Parlamento. Ieri i giudici hanno respinto la tesi, dicendo sostanzialmente che i cittadini della California hanno il diritto di emendare la loro Costituzione: «I ricorrenti e il Procuratore generale lamentano che sia troppo facile cambiare la Costituzione - recita la sentenza -, ma non appartiene alle funzioni di questa Corte bloccare quel processo: siamo tenuti a rispettarlo».

I magistrati hanno comunque precisato di «aver interpretato e applicato principi e regole incarnate nella Costituzione, mettendo da parte le nostre convinzioni personali». In una dichiarazione rilasciata subito dopo l’annuncio, il governatore dello Stato, Arnold Schwarznegger, si è detto «convinto che un giorno il popolo o le corti della California riconosceranno i matrimoni gay», ma in quanto governatore «applicherò la decisione della Corte Suprema». Quanto ai 18 mila matrimoni celebrati in precedenza, ha aggiunto Schwarzy, «è giusta la decisione della Corte di lasciarli intatti». I giudici hanno infatti stabilito che la loro decisione non possa essere applicata retroattivamente. Esultano ovviamente i paladini del matrimonio eterosessuale. «Siamo molto soddisfatti che sia stato riconosciuto il diritto del popolo di definire il matrimonio nella nostra Costituzione», ha detto Andrew Pugno di ProtectMarriage.com, la coalizione alla base di Proposition 8. Mentre secondo la Chiesa Mormone, che pure riconosce la controversialità del tema, la sentenza «riafferma con forza il concetto di matrimonio come unione tra persone di diverso sesso». Di «terribile colpo alle coppie omosessuali, ai loro sogni e alle loro speranze», parla invece Shannon Minter, direttore legale del National Center for Lesbian Right, l’avvocato che in marzo aveva presentato alla Corte gli argomenti contro Proposition 8. Minter ha annunciato una nuova iniziativa popolare: «È la strada da seguire per abolire il divieto e questa volta vinciamo».

Mercoledì, 27 maggio, 2009 - 11:13

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