La Corte costituzionale boccia le questioni di costituzionalità sollevate da alcune coppie: «La competenza è del legislatore».


Il Riformista
15/04/2010
Sonia Oranges

diritti gayAlle associazioni gay, dopo il danno delle dichiarazioni del cardinale Tarcisio Bertone sulla relazione diretta tra pedofilia e omosessualità, il no della Consulta ai ricorsi sui matrimoni omosex, è apparsa molto peggio che una beffa. Ieri, infatti, la Corte costituzionale ha deciso che l’eccezione sollevata dai giudici del tribunale di Venezia e da quelli della Corte d’appello di Trento, è «inammissibile» (per quanto attiene al presunto contrasto del Codice civile con gli articoli della Costituzione sui diritti inviolabili dell’uomo, e sull’ordinamento comunitario e gli obblighi internazionali) e «infondata» (nella parte riferita al principio di uguaglianza, e ai diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio).

Le motivazioni della decisione, che saranno scritte dal giudice Alessandro Criscuolo, non sono ancora note, ma si prevede puntualizzino la competenza della discrezionalità del legislatore sulla regolamentazione dei matrimoni gay. Insomma, sulla questione tocca al Parlamento esprimersi e non alla Consulta. Resta solamente da capire se i giudici costituzionali riterranno di dover sollecitare il legislatore a regolamentare la materia. Comprensibile la delusione delle associazioni che si erano mobilitate per arrivare alla Consulta, a cominciare dal comitato "Sì lo voglio" che, attraverso il portavoce Enzo Cucco, fa sapere che «la nostra battaglia non finisce qui».

Posizione confermata da Sergio Rovasio, segretario del gruppo radicale Certi Diritti, e Paolo Patanè, presidente nazionale dell’Arcigay. Una battaglia che, però, ora torna nelle aule del Parlamento, dove sono davvero in pochi quelli disponibili a farsi carico della questione. «Prendiamo atto che il nostro interlocutore riprende a essere il legislatore, quindi il governo Berlusconi, che in tema di diritti sociali e civili è il più oscurantista dal Dopoguerra a oggi», riportava ieri una nota del circolo Mario Mieli, mentre Imma Battaglia, presidente di Dì Gay Project ha auspicato che «la sinistra riprenda a fare la sinistra e soprattutto che non si dia spazio all’omofobia leghista», perché «in questo Paese si nega a milioni di persone la possibilità di unirsi in matrimonio». Ma da sinistra non si sentono squilli di tromba.

Tranne che nel Pd, dove in prima linea, come sempre, ci sono la senatrice Donatella Poretti e le deputate Barbara Pollastrini e Anna Paola Concia. Quest’ultima ha sottolineato come comunque la Consulta abbia «stabilito senza possibilità di equivoco che la Costituzione non vieta i matrimoni tra persone dello stesso sesso», e ha lanciato un appello ai parlamentari «affinché, sotto lo stimolo e il pungolo della Corte, si calendarizzi la discussione e si cominci a lavorare per il riconoscimento dei diritti di tantissimi cittadini, avendo l’intelligenza e il cuore per affrontare la questione senza pregiudizi ideologici». Difficile, però, che sul tema si coaguli un interesse tale da sfociare in una seria discussione in aula. Sul versante del centrodestra, nel mare di applausi alla decisione della Consulta, l’unica voce possibilista è quella del deputato pdl Benedetto Della Vedova: «Anziché compiacersi per lo scampato pericolo, penso che la maggioranza dovrebbe iniziare seriamente a lavorare sul testo Rotondi Brunetta, che senza scomodare impropriamente l’istituto del matrimonio e senza prevedere benefici troppo generosi sul fronte della spesa pubblica, inizia a definire un quadro apprezzabile e concreto di diritti e di garanzie per i partner delle coppie gay».

Ma a spegnere qualsiasi entusiasmo, l’opinione dello stesso ministro Gianfranco Rotondi: «Penso che questo Governo non lascerà mai che qualcuno del centrodestra proponga i DiDoRe, cui pensavamo Brunetta e io. All’epoca non potemmo nemmeno firmare la proposta perché il Governo si dissociò. Eppure era un testo talmente moderato che tutte le associazioni di gay lo contestarono. Purtroppo nel centrodestra vince la voglia di non toccare argomenti che si pensano imbarazzanti, o fonte di contrasto con la Santa Sede, o comunque che non portano consenso. Però, il Pd potrebbe fare sua quella proposta che aveva cento firmatari. Ma a sinistra la considerano meno di niente, e preferiscono il nulla reale della mancanza di regolamentazione attuale. Sono convinto che in aula si potrebbe trovare una maggioranza. In troppi hanno bocciato quel testo senza conoscerlo. Mentre persino il mio amico Rocco Buttiglione, dopo averla letta, mi disse che si poteva votare». Ma la verità, secondo Rotondi, è che sia a destra che a sinistra, le unioni omosessuali sono una patata troppo bollente. Con buona pace dei tanti paesi europei dove i diritti delle coppie gay, con o senza matrimonio, sono regolati e tutelati.

Giovedì, 15 aprile, 2010 - 09:55

1 commento

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