Per la sanità una terapia d’emergenza


Il sole 24 ore
12/07/2010
Roberto Turno

In fondo la Grecia è lontana da noi soltanto 241 giorni. Perché se dalle parti di Atene i fornitori della sanità vengono saldati in media dopo 500 giorni, per incassare la fattura i fornitori del Ssn in Italia di giorni ne aspettano 259. Che è uno sproposito: siamo terz’ultimi in Europa nella specialissima graduatoria dei tempi d’attesa di rimborso dei crediti ai suoi fornitori da parte della sanità pubblica. Peggio di noi, oltre alla Grecia, se la passano solo in Spagna (300 dì). Quasi si potrebbe dare un consiglio a chi in Italia ha la malaugurata idea di mettersi in affari nel settore sanitario: emigri (se trova mercato) in Germania e Svizzera dove in un mese la fattura è all’incasso, in Norvegia (40 giorni), in Inghilterra (45) o per restare più vicino a casa anche in Francia (65 giorni). Va assai meglio perfino in Romania (8o giorni) e in Bulgaria (18o giorni).

A volte i numeri dicono assai più di tante leggi, proclami e promesse parlamentari di mettere una volta per tutte le cose al posto giusto. Si vedrà alla prova dei fatti se la proposta inserita nella manovra servirà davvero a qualcosa per le imprese - quelle sane e in regola - strozzate da uno Stato che non paga. Intanto resta il triste primato italiano della sanità pubblica. Dove una immensa mole di crediti valutata in 40 miliardi ogni anno non viene rimborsata da asl e ospedali. Guarda caso, più drammaticamente proprio in quelle regioni del sud che hanno il settore sanitario più indebitato. In Campania si è arrivati perfino a mettere a repentaglio gli stipendi del personale di alcune asl.

Ma in tutte le regioni commissariate e sottoposte ai piani di rientro da disavanzi miliardari, il nodo delle fatture non rimborsate ai fornitori è un’autentica iattura. I servizi sanitari locali sono letteralmente assediati dai creditori con relativi pignoramenti ormai all’ordine del giorno. Un pericolo che proprio la manovra per i12011-2012 vuole cercare di sventare sospendendo le procedure di pignoramento. Regoletta che con il milleproroghe a inizio anno era stata depennata dopo le dure rimostranze di creditori e tribunali, ma ora sveltamente ripristinata con l’auspicio delle regioni. Come dire: lo Stato con una mano blocca le azioni esecutive dei creditori della sanità pubblica, e con l’altra mano promette la compensazione di debiti e crediti. Nella parte alta delle regioni che non rimborsano i creditori della sanità pubblica, come detto, ci sono proprio quelle con i conti più in rosso.

Sempre loro: il Molise onora i debiti in 794 giorni, la Calabria ne impiega 777, la Campania paga dopo 674 Orni, il Lazio lascia in attesa per 419 giorni. Debiti conservati in freezer, perché le casse sono vuote. Con il risultato che nel frattempo il debito cresce tra interessi legali e dimora. Tanto che valutarlo per intero, questo debito, tante volte è un’impresa. In Calabria, a esempio, ancora non è dato sapere quanto vale veramente il deficit plurimiliardario accumulato in anni e annidi malaffare e di gestione sopra le righe. La contabilità nella sanità calabrese non è una scienza, ma una tradizione orale. Letteralmente, lo ha detto perfino la Corte dei conti. Veniva raccontata, bisbigliata, mai documentata. Mafia e n’drangheta del resto, preferiscono il silenzio.

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Lunedì, 12 luglio, 2010 - 11:21

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