Malato di SM trattato come un criminale Il procuratore: «Ma non sapevamo che fosse malato»

Da Gazzetta del Mezzogiorno
12/07/2010

farmaci cannabinoidi«Punto primo, le perquisizioni erano un atto dovuto e legittimo, e tra l’altro ci hanno consentito di arrestare in flagranza una persona che produceva marijuana. Punto secondo, non sapevamo che Trisciuoglio fosse malato e usasse quel medicinale. Punto terzo, non appena chiarita la sua estraneità all’indagine, le ipotesi d’accusa sono state archiviate. Punto quarto, come si fa a definire la perquisizione legittima e poi dolersene?».

Parlando con la «Gazzetta» il procuratore capo Vincenzo Russo fa luce sulla vicenda di Andrea Trisciuoglio, il malato di «sla» la cui abitazione fu perquisita il 29 maggio dai carabinieri: Trisciuoglio per motivi terapeutici usa un farmaco a base di tetraidrocannabinolo (il principio attivo della marijuana).

Cosa replica al clamore mediatico di questa perquisizione?

«La prima cosa da chiarire è che la perquisizione ha riguardato 23 persone in città e provincia, ed è avvenuta su segnalazione di un’altra procura nell’ambito di un’indagine che ha riguardato un sito internet che commercializzava semi di canapa indiana e altro materiale per la coltivazione delle piantine».

Qual è quindi la genesi dell’inchiesta?

«Le prime perquisizioni furono disposte dalla Procura di Merano mesi fa e portarono anche ad arresti in varie parti d’Italia (non Foggia) nei confronti di chi aveva effettuato acquisti sul sito e impiantato le piantine da cui si ri cava marijuana».

Come si arriva a Foggia?

«Alla Procura di Foggia, come a quelle di altre città d’Italia, è arrivato un elenco di persone che avevano effettuato acquisti sul sito oggetto dell’indagine. Ci si chiedeva espressamente di procedere alle perquisizioni, rimarcando che in alcuni casi si era arrivati ad arresti e sequestri di marijuana».

L’esito di queste perquisizioni?

«A Foggia e provincia ne sono state disposte 23: in 4 casi trovata sostanze stupefaventi, in un caso si è arrivati all’arresto in flagranza, arresto convalidato dal gip; 18 perquisizioni hanno avuto esito negativo».

E la situazione di Trisciuoglio?

«Era uno dei 23 nominativi che ci erano stati inviati. Tra l’altro il collega titolare dell’inchiesta ha usato anche l’accortezza di emettere 23 singoli decreti di perquisizione, proprio per evitare che ogni indagato sapesse dell’altro. A noi era stato fornito un elenco di acquirenti sul sito e il relativo ordine. Non sapevamo nulla - voglio chiarirlo e porre fine a illazioni e falsità - della particolare situazione di Trisciuoglio: nè che fosse malato, nè che facesse uso terapeutico di quel determinato medicinale. Il suo era un nome come gli altri».

Com’è stata eseguita la perquisizione?

«Nel rispetto del codice, dopo le 7 di mattina e i carabinieri hanno operato con garbo e accortezza. E’ stato trovato questo medicinale che il signor Trisciuoglio usa per motivi terapeutici: quando ha presentato la ricetta, non gli è stata nemmeno sequestrata. La perquisizione ha avuto esito negativo, tant’è che prima ancora che questa vicenda scoppiasse sui giornali, il collega titolare dell’inchie - sta aveva già archiviato le accuse a carico di Trisciuoglio. L’ha fatto all’indomani della perquisizione, come avvenuto per altre 17 persone. Mi chiedo: ma come, abbia mo notizia che c’è chi acquista semi di canapa indiana, che c’è il rischio che si produca marijuana, e non facciamo niente? Di fronte ad un input di questo genere era doveroso il controllo. Ci vuole un controllo di legalità, oppure no? Se non avessimo fatto le perquisizioni, la persona arrestata per possesso di droga ora sarebbe libera e nessuno avrebbe potuto accertare che coltivava canapa in diana.»

L’avv. Luigi Follieri, legale di Trisciuoglio, ha detto che la perquisizione poteva essere evitata. Lei procuratore cosa risponde?

«Guardi, secondo l’avv. Follieri “sembrerebbe” che noi sapessimo dell’uso terapeutico del medicinale. Il punto è semplice: il “sem - brerebbe” mi pare un condizionale ambiguo, o ha elementi per dire che lo sapevamo, oppure non deve usare questa espressione che dice e non dice. Ribadisco: non lo sapevamo. Se poi, come dice lo stesso legale, la perquisizione è legittima, allora non si comprendono le doglianze. La perquisizione è stata eseguita col massimo garbo e la massima cortesia: non capisco quale addebito morale o professionale possa muoversi al magistrato titolare del fascicolo, magistrato esperto e portato a esempio come rispetto di regole e dell’etica processuale. Il rispetto delle regole deontologiche deve valere per noi, che le rispettiamo, ma anche per tutti gli altri: è evidente che in caso di violazione noi ci assumiamo le nostre responsabilità, anche questo principio vale per tutti».

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Lunedì, 12 luglio, 2010 - 11:40
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