Mercato e valutazione, i tabù dell'Università italiana


Terra
Annalisa Chirico

Il Congresso online dell’Associazione Luca Coscioni mantiene i riflettori puntati sul mondo della Ricerca e dell’Università; il microfono virtuale passa a Piergiorgio Strata, copresidente dell’associazione e professore di neurofisiologia.
In qualità di direttore dello European Brain Research Institute Strata ha vissuto recentemente sulla propria pelle gli effetti di un curioso prodotto della fervida burocrazia italiana dal nome oscuro ai più. Si tratta della “perenzione amministrativa”, un meccanismo giuridico in base al quale, allo scadere dei tre anni dallo stanziamento, i fondi pubblici inutilizzati rientrano automaticamente nelle casse del Tesoro. Il limite temporale portato da sette a tre anni dall’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha messo a terra la ricerca di base italiana.
Come per la sanità il problema principale non riguarda l’entità dei finanziamenti, ma il modo in cui vengono impiegati i soldi dei contribuenti. A ben vedere, l’Italia non investe molto meno di altri Paesi, ma il divario dei risultati è abissale. Il criterio guida della riforma, secondo Strata, dovrebbe essere la “valutazione”: valutazione nel reclutamento dei ricercatori, nella scelta dei progetti da finanziare e delle strutture. Del resto, la Commissione Europea ha individuato nella frammentazione delle strutture la causa della debole capacità di attrazione delle università italiane.
Per responsabilizzare le università, è necessaria un’iniezione di mercato perché “libertà di ricerca è anche libertà di competere”. L’abolizione dei concorsi pubblici, la ripartizione meritocratica del fondo ordinario, l’eliminazione degli sprechi burocratici a partire dalle facoltà, centro delle manovre spartitorie. Strata ha le idee chiare. Speriamo che qualcuno lo ascolti.

Venerdì, 25 settembre, 2009 - 18:24

3 commenti

I dati citati dal prof.

I dati citati dal prof. Strata dettagliatamente nell'intervento alla scuola Estiva Luca Coscioni, e sulla base dei quali il prof. ribadisce la sua opinione nell'intervento precongressuale, sono tratti dallo European Innovation Scoreboard 2008. Il libro di Regini ormai mi incuriosisce, e correrò a comprarlo. Intanto sarebbe bello intavolare un confronto, anche acceso, su questo tema. Facciamo circolare le idee;) Thanx

Protesto vivacemente per

Protesto vivacemente per questo modo di fare disiniformazione. La perenzione amministrativa è roba vecchia come il cucco, esiste da sempre. Se la riduzione del termine ha portato dei problemi correrebbe l'obbligo di spiegare di dire come e perché. Da quel che si legge non si capisce nulla. La "valutazione" dei ricercatori e delle ricerche esiste, anche questa da sempre. Forse il problema è di come si valuta (metodi, criteri, obiettivi), o no? Infine, è esilarante sentore parlare di "iniezione di mercato". La ricerca è sempre più vittima di meccanismi di mercato, per i quali sono finanziate solo o prevalentemente ricerche che - putativamente, e talvolta solo putativamente - possano portare a "sbocchi di mercato". In medicina questo significa solo farmaci brevettabili e cure costose. Metodiche senza farmaci, o con farmaci noti, nisba, al mercato non servono, anzi. L'unica cosa di cui non ha bisogno la ricerca è il "mercato", dal quale dovrebbe essere tenuta rigorosamente separata. Evitiamo i luoghi comuni, per favore. E scriviamo di cose che si sono capite, e sulle quali si sa dire qualcosa. Il silenzio è d'oro, quando non si ha niente da dire.

Questa affermazione: "A ben

Questa affermazione: "A ben vedere, l’Italia non investe molto meno di altri Paesi, ma il divario dei risultati è abissale" è fattualmente errata, sia lato entrate sia lato risultati. Se chi l'ha scritta/detta e' altrimenti convinto, fornisca i dati, con puntatori a fonti attendibili. Lato mio, io faccio riferimento a "Malata e denigrata" di Marino Regini, Donzelli, 2009.

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