Testamento Biologico al via: la prima è Claude


Gazzetta di Modena
21/06/2010

Il primo testamento biologico è approdato ieri in Comune inaugurando così il registro delle dichiarazioni di fine vita attivato dall’amministrazione. A varcare per prima la soglia dell’u fficio preposto, insieme alle sue due figlie, è stata Claude Molinari, 68 anni, vedova di Giovanni Molinari, uno dei fratelli della famiglia modenese nota per l’omonimo storico bar e la torrefazione.
«La vita? La amo moltissimo, talmente tanto che ho deciso già da molto tempo di viverla appieno fino a che può essere definita tale». Claude Molinari, 68 anni splendidamente portati, ha ponderato bene la scelta fatta. «Addirittura, più che una scelta, penso che il disporre della propria vita debba essere definito un diritto - spiega - se è vero che ce l’ha donata Dio, allora è divenuta nostra e noi possiamo decidere nel pieno rispetto di essa e degli altri». Da ieri, dunque, qualora dovesse finire in ospedale per una malattia incurabile o si trovasse in condizioni di salute definite senza speranza, potrà far valere le sue volontà, quelle registrate e conservate per iscritto in Comune, riguardo i trattamenti medici cui vorrà o non vorrà essere sottoposta. E come lei potranno fare tutti coloro che vorranno perseguire l’iter che il Comune ha reso possibile.

«Mi hanno accompagnato le mie due amatissime figlie, sono le mie fiduciarie - spiega la signora Molinari - sarà loro il compito di far rispettare le mie decisioni. Insieme potranno confrontarsi e farsi forza, mi conoscono profondamente e sanno bene cosa voglio. Purtroppo mia madre è morta giovane, aveva 65 anni, ma ho avuto la fortuna di non vederla soffrire. E’ morta nel sonno, dopo avere goduto di una salute di ferro per tutta la vita. Se io invece dovessi trovarmi in condizioni di sofferenza, senza lucidità, senza più speranze, inchiodata ad un letto, allora voglio risparmiare a me stessa e alla mia famiglia le sofferenze terribili di quei momenti. A cosa serve infatti prolungare una vita fatta di dolore, senza prospettive e speranze? Ogni giorno ho intorno tante persone della mia età e la stragrande maggioranza di loro la pensa esattamente come me. Credo sia giusto dare alle persone la possibilità di scegliere, credo che sia un diritto da garantire. In definitiva la morte fa parte della vita e va vissuta anche quella come scegliamo di vivere la nostra vita. Io ho sempre custodito, benchè informalmente, un documento nel quale avevo sintetizzato le mie volontà in fatto di trattamenti medici e periodicamente le aggiornavo; ora quelle volontà sono diventate un atto registrato, di cui un ente locale si fa garante e questo mi dà conforto e sicurezza. E ringrazio col cuore l’associazione Libera Uscita e la sua presidente, Maria Laura Cattinari, che mi hanno fatto conoscere questa opportunità». 

Lunedì, 21 giugno, 2010 - 12:37

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