Vico/ Scarcerata donna che aveva in casa semi cannabis “servivano per curarmi”


La Gazzetta del Mezzogiorno
08/07/2010
Franco Mastropaolo

farmaciAntonella Ronghi, 56enne nativa di Sant’Agata dei Goti, ma residente a Vico del Gargano, è stata rimessa in libertà su provvedimento del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Lucera, Ida Moretti, che ha rigettato la richiesta di misura cautelativa del pubblico ministero, Pasquale De Luca, provvedimento restrittivo ‘emesso a seguito del sequestro da parte dei carabinieri della compagnia di Vico del Gargano di tredici piante di marijuana, che la donna coltivava nella sua abitazione, in località Sant’Antonio, a San Menaio, una zona tutt’altro che periferica, che si popola soltanto durante il periodo estivo; negli altri mesi, si possono contare sulle dita di una mano i nuclei familiari residenti.

Piantagione che Antonella Ronghi aveva – secondo quanto dichiarato al Gip – in casa non per fini di spaccio, bensì per esigenza personale. La donna ha raccontato al magistrato che, essendosi ammalata, nonostante i farmaci che le erano stati prescritti, il suo stato di salute continuava a non trovarvi giovamento, e che soltanto dopo che una sua conoscente le aveva fatto bere una tisana di erbe le sue condizioni erano migliorate. La Ronghi ha aggiunto di non aver volutamente comprare infusi che sono in commercio e che non potendo recarsi personalmente in Olanda ha, tramite internet, acquistato i semi di canapa indiana.

ll provvedimento del Gip ha confermato che sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato contestato alla donna, riscontro oggettivo in base alle stesse dichiarazioni della Ronghi la quale – scive il magistrato – ha ammesso di aver acquistato i semi di sostanza stupefacenti e di aver provveduto direttamente alla coltivazione presso la propria abitazione, anche se al solo scopo terapeutico e personale. Non sufficiente però, per scagionare la donna da ogni accusa in quanto – ha spiegato il giudice – la legge sanziona la condotta della coltivazione ritenendola in sé pericolosa in quanto produce sostanze che arrecano gravi danni alla salute e crea disordini soprattutto tra i giovani. Il magistrato ha accolto le tesi difensiva del legale della Ronghi (Giovanni Maggiano), secondo cui la coltivazione delle piante era stata, occasionale e dovuta a soli motivi terapeutici.

Venerdì, 9 luglio, 2010 - 10:50

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