Letture

Richter: la scienza sotto esame

di Burton Richter*

Un Nobel del Congresso Mondiale di Bruxelles in difesa della scienza “di lungo periodo” e “per amor di conoscenza”.

La maggior parte della comunità scientificafa il suo lavoro per la gioia e la soddisfazione di imparare ciò che nonè mai stato conosciuto prima

"La scienza, in particolare la fisica, si è trovata in una posizione relativamente privilegiata a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il sostegno da parte del Governo è stato generoso e coloro di noi le cui carriere hanno attraversato il periodo a partire dalla Seconda Guerra Mondiale hanno visto, fino ad ora, i fondi per la ricerca crescere in termini reali. Il sostegno a noi si basava su due presupposti: la scienza avrebbe migliorato le vite dei cittadini e la scienza ci avrebbe resi sicuri in un mondo che sembrava molto pericoloso a causa dello scontro USA/URSS. La situazione mondiale è cambiata radicalmente sia in termini politici che economici. L'URSS non esiste più e le preoccupazioni economiche appaiono molto maggiori poiché il nostro deficit è cresciuto e i nostri rivali economici sono diventati molto più forti.

Con questi cambiamenti si sono rimessi in discussione anche molti degli assunti riguardanti le priorità nelle attività del governo. Non dovrebbe sorprendere il fatto che la quota di finanziamento per la scienza è soggetta a riesame. Essere riesaminati non è molto confortevole per quelli che stanno sotto il microscopio, perché in effetti ci viene chiesto di giustificare nuovamente la nostra esistenza in termini di rilevanza del nostro lavoro rispetto ai problemi che la società percepisce come più immediati. Per lo scienziato ciò è strano, perché non è forse vero che la rivoluzione scientifica - iniziata 400 anni fa con il lavoro di Galileo - e la tecnologia generata da questa rivoluzione hanno trasformato il mondo? Infatti così è stato. Una persona che in qualche modo fosse trasportata qui da solo cento anni fa troverebbe il mondo di oggi molto differente e persino sconcertante. A quei tempi la vita media era più breve, la mortalità infantile era più elevata e la malattia uccideva più persone di quanto non facesse l'età avanzata. Le comunicazioni erano primitive, esistevano solo rozzi telefoni e non esistevano la radio o la televisione. La persona media sapeva molto poco del resto del mondo. I trasporti erano lenti e non c'erano auto o aeroplani. Non si aveva conoscenza del mondo subatomico, no c'erano computer ecc. In effetti molto del lavoro che le persone fanno oggi si svolge in aree che non esistevano allora ed è basato sulle tecnologie derivate dalla rivoluzione scientifica cominciata con Galileo. Attualmente una delle principali preoccupazioni della nostra società - e quindi dei politici di Washington - è la sicurezza economica. Se ne discute in termini di deficit, politica per la tecnologia, competitività, sostegno all'industria avanzata, ed è in questi termini che si rivaluta la politica per la scienza. E' giustificabile che questo renda nervosi coloro che si occupano di ricerca di base, poiché la ricerca di base porta benefici di lungo periodo mentre il dibattito si esprime in termini di progressi nel breve periodo. Mentre c'è consenso sul fatto che la scienza di base è "buona", c'è il pericolo che la mancanza di comprensione di come la scienza porta allo sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni porterà a barattare il b r e v e con il l u n g o periodo, danneggiando così le prospettive di successo per quello che i politici stanno cercando di fare. La mia prospettiva è quella di un fisico che ha fatto ricerca in un'università, ha diretto un ampio laboratorio coinvolto nello sviluppo di serie di ricerche e tecnologie, è stato coinvolto con industrie grandi e piccole e ha una certa esperienza di come interagiscono la scienza, il Governo e l'industria. Io so che la strada che porta da una scoperta scientifica di base allo sviluppo delle applicazioni di nuove tecnologie non è l'autostrada ampia e dritta che molti vorrebbero credere. A dire il vero le scoperte di base sono al cuore dello sviluppo di nuove tecnologie, ma ci sono numerose curve e intrecci sulla strada prima che le applicazioni industriali siano realizzate, così come ampi investimenti di risorse tanto intellettuali che finanziarie. Si potrebbe discutere all'infinito e probabilmente inutilmente se sia la scienza a creare la tecnologia o la tecnologia a creare la scienza. Questi argomenti contano poco perché entrambe le affermazioni sono vere. La tecnologia di oggi è basata sulla scienza di ieri; la scienza di oggi è basata sulla tecnologia di oggi. La scienza che perfino ora sta facendo delle scoperte che creeranno nuove industrie non può essere fatta senza, per esempio, i laser e i computer che sono stati sviluppati a partire dalla scienza precedente. (...) Finora mi sono concentrato esclusivamente sugli effetti pratici derivanti dalla ricerca scientifica. Comunque come scienziato mi sento vicino ad un'altra dimensione dell'impresa scientifica - quella della scoperta di nuova conoscenza per amore di saperne di più sull'universo in cui noi esistiamo e sul posto che l'umanità occupa in esso. La maggior parte della comunità scientifica fa il suo lavoro per la gioia e la soddisfazione di imparare ciò che non è mai stato conosciuto prima o di fare qualcosa che nessun altro ha fatto prima. E' questa motivazione che porta il giovane scienziato a lavorare tipicamente 60 e più ore a settimana, non le tecnologie che potrebbero derivare dal suo lavoro scientifico. (...) Naturalmente ci auguriamo dei benefici pratici e questa speranza è stata ampiamente soddisfatta. Tuttavia non dovremmo cercare di focalizzarci troppo strettamente sul pratico, perché ciò significa negare le esigenze dello spirito. A quelle persone molto pratiche che vorrebbero negare l'importanza dello spirito: tenete a mente i limiti della nostra immaginazione. Ricordate quando Gladstone chiese a Farraday: "A cosa serve mai questo?" e Farraday rispose: "Signore, un giorno lo tasserete".

 

@pprofondisci

Da THE ROLE OF SCIENCE IN OUR SOCIETY, aprile 1995, versione integrale su www.slac.stanford.edu/pubs/slacpubs/9250/slac-pub-9284.pdf, traduzione di Carmen Sorrentino.

 

*Burton Richter, Premio Nobel per la fisica 1976, parteciperà al prossimo incontro del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica, che si terrà presso il Parlamento europeo di Bruxelles dal 5 al 7 marzo 2009. Questo articolo fu scritto dal prof. Richter nel 1995 pochi anni dopo la fine della guerra fredda.

Martedì, 4 novembre, 2008 - 15:04
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