Rientro dolce a 2 miliardi? Impossibile con metodi democratici

di Roberto Cicciomessere

Penso che sia utile analizzare l'obiettivo del "rientro dolce" (riduzione della popolazione mondiale, che ha raggiunto nel 2007 i 6,6 miliardi, a 2 miliardi nell'arco di un secolo) alla luce di alcuni dati che mi sembra siano assenti nelle considerazioni che ho letto nel supplemento dedicato a questo te-ma, pubblicato dall'ultimo numero del giornale dell'associazione Luca Coscioni. [...] Calare le proposte di "rientro dolce" all'interno del dibattito internazionale e delle acquisizioni scientifiche Con questo nota ho tentato di portare alcuni elementi di conoscenza sui trend demografici e sulla domanda energetica, basati sulle analisi delle maggiori agenzie internazionali e di demografi ed economisti che studiano queste tematiche con i massimi livelli di approfondimento scientifico, e di sviluppare alcune considerazioni su un tema che non lascia molti margini alle certezze, soprattutto se basate esclusivamente su premesse ideologiche. Questo insieme d'informazioni e di valutazioni mi porta a formulare quattro considerazioni finali, ovviamente interlocutorie, che non vogliono certamente mettere in discussione la gravità dell'esplosione demografica, l'insostenibilità delle conseguenze ambientali, economiche e sociali che determina e la bontà di ogni iniziativa tesa a invertire la crescita della popolazione. Vogliono solo calare il legittimo rifiuto di un mondo dove l'umanità è "condannata a procreare e a moltiplicarsi bestialmente" nell'ambito di un filone di ricerca e di un dibattito sulle dinamiche demografiche molto maturi che si sono sviluppati da molti decenni nel mondo scientifico internazionale, per far sì che le richieste di "rientro dolce" abbiano la probabilità di essere ascoltate, con qualche attenzione e interesse, anche al di fuori di Radio Radicale. 1. E' appena verosimile prospettare come obiettivo, non dico realistico, ma almeno sostenibile negli ambienti politici e scientifici di chi studia e dibatte i problemi demografici con molta serietà e senza pregiudizi, la riduzione "dolce" della popolazione mondiale nel prossimo secolo a 2 miliardi di persone? L'unico paese in via di sviluppo che è riuscito a contenere la crescita della sua popolazione, la Cina, lo ha potuto fare con metodi per niente "dolci" e nel 2050 avrà una popolazione di 1,4 miliardi. Una democrazia come l'India, pur con massicce campagne informative e di sterilizzazione più o meno volontarie, si avvia a superare il miliardo e mezzo di popolazione, e impiegherà due secoli per invertire il trend. Finché i figli costituiranno una risorsa insostituibile per la sopravvivenza delle popolazioni più povere, soprattutto in economie prevalentemente agricole, manodopera gratuita come lo erano nelle campagne d'Europa di appena un secolo fa, supporto finanziario per i genitori anziani in assenza di sistemi di previdenza sociale, ogni iniziativa per il controllo delle nascite, se condotta nel rispetto delle libertà, sarà destinata al fallimento. Nelle uniche regioni dove si è registrato, nell'ultimo secolo, una secca riduzione della popolazione - quelle più ricche ed evolute del pianeta - la flessione dei tassi di natalità si è realizzata quando si è potuto affermare realmente, grazie all'aumento del benessere della popolazione e ai processi d'industrializzazione, il divieto del lavoro minorile e il diritto alla studio fino a 15 anni che ha prodotto, fra l'altro, l'aumento del costo di mantenimento dei figli. Per non dimenticare l'influenza che ha avuto nella riduzione dei tassi di fertilità la maggiore scolarizzazione delle donne e le maggiori opportunità per il loro ingresso nel mercato del lavoro, la minore mortalità infantile, accanto alla crescita della cultura della maternità responsabile e della pianificazione familiare. Ma anche fra i paesi più ricchi, a dispetto della teoria economica della fertilità, accanto a un'Europa in cui si registra una progressiva e significativa riduzione della popolazione, troviamo un altro grande paese democratico, gli Stati Uniti, dove i cittadini scelgono invece, sempre liberamente, di crescere a tassi di fertilità non diversi da quelli che si registrano in molti paesi in via di sviluppo, per raggiungere quota 400 milioni a metà di questo secolo e mezzo miliardo alla fine dei due secoli successivi. 2. L'obiettivo di consolidare la popolazione mondiale a metà del nostro secolo al livello di 9 miliardi e di mantenerlo nei due secoli e mezzo successivi, considerato medio dalle Nazioni Unite, è decisamente ambizioso e prevede interventi di "rientro dolce" piuttosto consistenti, come si può riscontrare dall'ultima tabella. L'alternativa è solo l'esplosione della popolazione, nei prossimi due secoli, a 37 miliardi come prevede lo scenario "alto" dei demografi delle Nazioni Unite. Ma basterebbe un tasso di fecondità "americano" di 2 nati per donna, per garantirci una crescita spaventosa della popolazione. Lo scenario basso, quello che prevede una riduzione della popolazione a poco più di 2 miliardi, in linea con gli obiettivi del "rientro dolce", è solo un esercizio statistico. Ci dice solo che investendo molto denaro nell'azione informativa, nella profilassi anticoncezionale e soprattutto nello sviluppo delle popolazioni più povere, basterebbe spostare in giù qualche centesimo di punto nel tasso di fecondità per ridurre in modo significativo il tetto dei 9 miliardi di umani, per esempio al livello di 8,5 miliardi a cui si prevede scenderà la popolazione nel 2150, scongiurando la lenta ripresa della crescita della popolazione che il rapporto ipotizza nel secolo e mezzo successivo. 3. La crescita straordinaria della domanda di risorse e di materie prime, soprattutto energetiche, probabilmente non tutte disponibili nel pianeta e con conseguenze sull'ambiente devastanti, non può essere realisticamente impedita da una riduzione della popolazione che interverrebbe, anche negli obiettivi del "rientro dolce" nell'arco di un secolo, in tempi successi al 2050, quando si raggiungerà il picco dei 9 miliardi di umani. Come abbiamo visto, per la sola domanda energetica, obiettivamente insostenibile rispetto ai danni ambientali che provoca, solo l'azione combinata del risparmio energetico raggiunto con nuove tecnologie capaci di garantire una maggiore efficienza delle macchine che utilizziamo nella produzione, nei trasporti e nelle abitazioni, dello sviluppo di fonti rinnovabili e del nucleare, potranno farci arrivare indenni alla metà del secolo. Dopo occorre solo sperare che la ricerca inventi qualcosa per sostituire i combustibili fossili, destinati probabilmente a un lento esaurimento o più probabilmente a costare troppo sia per la loro estrazione che per l'impatto ambientale che determinano. Se ciò non dovesse accadere, oppure se si dovessero manifestare disastri ambientali, sanitari (AIDS e altre pandemie) o guerre di grandi proporzioni, tutte le precedenti considerazioni e proiezioni sarebbero da buttare via. 4. Dalle proiezioni che abbiamo esaminato risulta che l'Europa non inciderà in alcuna misura sull'incremento della popolazione mondiale, registrando al contrario una riduzione a metà secolo di circa 67 milioni di persone. Sui 9 miliardi di abitanti della terrà, l'Europa peserà solo per il 7%. Se l'obiettivo è ridurre in modo significativo lo stock mondiale di abitanti del pianeta, l'impegno e le strategie devono essere personalizzate e indirizzate nei confronti del restante 93% della popolazione mondiale e dei loro governanti. A parte i saggi in lingua italiana e gli accesi dibattiti, sempre ristretti agli ambiti nazionali, non sarebbe più utile intraprendere iniziative internazionali di "rientro dolce" che si rivolgano a questo vasto target che comprende il continente nord-americano, l'Africa e una buona parte dell'Asia? A solo titolo d'esempio, è convinzione consolidata nei demografi che la natalità diminuirebbe più velocemente, anche nei paesi più poveri, con un aumento più sostenuto dell'istruzione delle donne, della loro occupazione in attività non agricole e il conseguente cambiamento del loro ruolo e del loro status, soprattutto nei paesi di cultura islamica dove le donne subiscono le maggiori discriminazioni. E' possibile concepire una battaglia internazionale di "rientro dolce" a partire dalla questione dei diritti delle donne? @pprofondisci Il testo completo del saggio : www.lucacoscioni.it/files/nota-sul-rientrodolce- cicciomessere.pdf

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 13:25
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