Eugenia Roccella

RU486: le bugie fanno carriera

di Silvio Viale

Eugenia Roccella su questo tema ha costruito la sua candidatura. Ma il pericolo della RU486 è tendente a zero, e comunque minore dell’assunzione del Viagra.

Eugenia RoccellaEugenia RoccellaDeputata del PDL grazie a me e alla RU486. Certo, perché senza la RU486 e le polemiche sulla "sperimentazione" torinese, tra ispezioni ministeriali e inchieste della magistratura, ben difficilmente Eugenia Roccella avrebbe potuto aspirare al ruolo di portavoce del "family day". Invece, abusando delle miserie del giornalismo scientifico italiano, è diventata l'alfiere contro la RU486 dalle colonne dell'Avvenire, del Foglio e del Giornale, con l'entusiasmo del neofita che pensa di aver scoperto il gran complotto mondiale. Da ex radicale (molto ex) a icona del movimento anti-abortista italiano, da post-femminista a militante "pro-life", Eugenia Roccella ha gradualmente assimilato tutti i capisaldi cattolici su famiglia, sessualità e contraccezione, senza se e senza ma. La sua fortunata carriera politica comincia con il libro scritto a quattro mani con Assuntina Morresi, militante cattolica antiabortista, dall'emblematico titolo "La favola dell'aborto facile. Miti e realtà della pillola RU486", che ha fatto da supporto a decine di articoli su l'Avvenire, il Foglio e il Giornale tutti tesi ad alimentare un certo sospetto attorno alla RU486 in due mondi, quello dei media e quello dei politici, strettamente interdipendenti, notoriamente superficiali e, soprattutto, pigri.

Dal 2005 l’OMS
ha messo la
RU486 nella lista
dei farmaci
essenziali ed
oggi la RU486 è
sempre più
utilizzata in altri
campi della
medicina

Ferrara vuole
bloccare la
RU486
politicamente,
perché ha capito
che la battaglia
scientifica è
persa

Per la Food
and Drug
Administration
e per l’EMEA
non vi è un
nesso causale
tra le morti
di 16 donne
e l’assunzione
della RU486

Una tenace pattuglia di deputati, guidata da Luca Volonté e dalle tre grazie di Forza Italia, Elisabetta Gardini, Gabriella Carlucci e Isabella Bertolini, ha fedelmente ripreso in comunicati e interpellanze le verità della Roccella, con una gara a chi usava il termine più truculento. Termini come "kill pill", "pesticida chimico", "diserbante", "prezzemolo", "tossico" e "veleno" hanno infarcito comunicati stampa e interpellanze parlamentari, con allegate descrizioni sulle modalità dell'avvelenamento che l'embrione, quasi sempre definito feto, subirebbe. Oscillando tra la tesi dell'aborto "facile" a quella dell'aborto "pericoloso", nel calderone sono finti concetti quali l'aborto "fai-da-te", senza controllo, più libero, contraccettivo, in solitudine, il tutto condito da effetti collaterali orribili, con l'aborto che "dura tre giorni", addirittura "quindici", con "dolori atroci ed emorragie imponenti", sempre in solitudine, fino al ritornello delle 16 morti per RU486. Insomma una campagna mediatica, condotta da chi non ha alcuna conoscenza di cosa accade nell'aborto medico e nell'aborto chirurgico e che non ha alcun interesse a capirlo, preoccupato solo di condizionale il mondo dei media e quello dei politici, entrambi pigri ed opportunisti. Come annunciato, una volta terminata la revisione da parte dell'EMEA, è stata avviata la procedura di registrazione per mutuo riconoscimento che farà giustizia di tante mistificazioni. Infatti è abbastanza improbabile che l'AIFA si faccia lusingare da argomentazioni strumentali e smentisca il proprio operato in sede EMEA. Mentre la Roccella si fossilizzava sul numero delle morti che lei attribuisce alla RU486, l'aspetto scientifico si consolidava sula base della lunga esperienza di Francia (1988), Gran Bretagna (1991) e Svezia (1992) e di quella degli USA (2000). Dal 2005 l'OMS ha messo la RU486 nella lista dei farmaci essenziali ed oggi la RU486 è sempre più utilizzata in altri campi della medicina: un elenco parziale riguarda varie indicazioni ostetriche, i tumori di ovaio, utero, prostata e mammella, l'endometriosi, i miomi, il meningioma, la depressione bipolare, i disordini psicotici affettivi, l'Alzheimer, la sclerosi multipla, la sindrome di Cushing e lo stress postraumatico. Che il mifepristone, il vero nome della RU486, sia un farmaco l'AIFA l'ha già affermato nel 1999 quando l'ha autorizzato per curare la Sindrome di Cushing di origine paraneoplastica. Insomma, si può dire che la questione della registrazione sembra chiusa e che ora si apre la partita politica. Non a caso Ferrara vuole un decreto legge per bloccare la RU486 perché ha capito che la battaglia scientifica è persa e perché questo significherebbe toccare la 194.

 

Il pericolo reale è che l'offensiva divulgativa, che ha già condizionato il linguaggio e i ragionamenti anche dei politici favorevoli alla RU486, possa spacciare per cautela e per moderazione un cedimento verso le argomentazioni degli anti-RU486. L'obiettivo non è più quello di bloccare la RU486, ma di renderla inutilizzabile. Per questo credo che sia ora di denunciare le mistificazioni del giornalismo "pro-life". Comincerei con la palla dell'aborto che dura tre giorni: non è vero. L'assunzione della RU486 non comporta alcun sintomo, poiché essi sono legati alla prostaglandina che si assume il terzo giorno. I sintomi si limitano al periodo espulsivo e sono uguali a quelli dell'aborto spontaneo. Nei due terzi dei casi i sintomi sono minori, analoghi o poco superiori a quelli di un flusso mestruale; in un terzo dei casi sono più forti ma sopportabili con un antidolorifico. Le prostaglandine sono dello steso tipo di quelle che vengono utilizzate per l'aborto terapeutico e per preparare l'aborto chirurgico. A titolo di confronto nell'aborto chirurgico si usa almeno un "chimico" per l'anestesia nel 100%, che equivale all'antidolorifico. Le perdite ematiche, che Roccella chiama sempre "emorragia", sono analoghe a quelle dell'aborto chirurgico, anche se durano più a lungo. Anche nell'aborto chirurgico le perdite sono variabili ed almeno il 2-4% delle donne si rivolge al pronto soccorso per perdite eccessive e/o dolore. Nell'aborto medico la situazione è simile a quando si rinuncia all'intervento chirurgico per aborto spontaneo e si opta per l'attesa dell'espulsione naturale. Anche la storia della solitudine non è vera.

Con l'aborto medico la donna è meno sola, a meno che per compagnia si intende quella del chirurgo che esegue l'intervento. La solitudine, subita o voluta che sia, è indipendentemente dalla tecnica abortiva, ma per essere meno sola è fondamentale che possa percepire un clima di solidarietà e non di ostilità. Il fatto che la donna, sotto controllo medico, assuma direttamente le pastiglie, senza subire passivamente l'atto abortivo, è senz'altro positivo perché aumenta la consapevolezza della scelta. Vi è poi la questione delle morti che vengono sbandierati come motivo per bloccare la RU486, dicendo che la mortalità per aborto medico è dieci volte superiore a quello per aborto chirurgico. Si tratta di un'efficace argomentazione di tipo emotivo che fa leva sul "dieci volte", omettendo il rischio assoluto che sarebbe di 0,8 per 100.000 negli USA. A volte viene drammatizzato che ci sono 16 donne morte, come se un piccolo numero in se fosse un indice sufficiente per modificare un qualsiasi comportamento. In realtà si tratta di un rischio minimo, sporadico, vicino a zero, per cui rimane minimo anche se viene moltiplicato per dieci. Come già detto nell'elenco vengono messi casi diversi, ma rimanendo a quelli segnalati negli USA è bene ricordare che per la FDA e per l'EMEA non vi è un nesso causale. Comunque, un rischio di 0,8 per 100.000 è analogo a quello di una donna di morire assassinata (1 per 100.000), è uguale a quello di morire per aborto spontaneo (1 per 100.000) ed è dieci volte inferiore a quello di morire in gravidanza (10 per 100.000). Un rischio di 1 per 100.000 non è un motivo per modificare un comportamento. Se così fosse si dovrebbe rinunciare a guidare l'automobile, essendo la mortalità molto più alta, non si dovrebbe utilizzare il Viagra, la cui mortalità è di 5 per 100.000, e si dovrebbe evitare la gravidanza e preferire l'aborto, visto che la mortalità in gravidanza è dieci volte maggiore a quello dell'aborto. Per essere convincente la Roccella cita sempre il New England Journal of Medicine come la bibbia, ma evita di dire che la più prestigiosa rivista medica non chiede di vietare la RU486, come tutte le più prestigiose riviste mediche.

Per giustificare il favore del mondo scientifico verso la RU486 la Roccella ha escogitato una teoria su un complotto neomaltusiano che avrebbe lo scopo occulto, peraltro non deprecabile, di limitare l'esplosione demografica e che avrebbe infiltrato l'OMS. Un'altra bizzarria della Roccella, che pare sia stata addirittura fatta propria dal programma del PDL, sostiene che l'incentivazione alla contraccezione nei paesi nordici avrebbe aumentato gli aborti. Agli emuli della Roccella vorrei far notare che nei paesi nordici vi è certamente un maggior numero di aborti, ma vi è anche un maggior numero di figli. Adottando il metro della Roccella si dovrebbe concludere che incentivare la contraccezione fa aumenta anche il numero dei figli. Siccome in quei paesi è in aumento anche la RU486, allora è probabile che anch'essa induca un aumento dei figli come effetto collaterale. Comunque, complimenti alla Roccella per la nomina a deputato, che è un po' anche merito mio.

Venerdì, 25 aprile, 2008 - 00:03
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