Saluto al congresso del Sen. Livi Bacci

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Buongiorno. Io saluto tutti i partecipanti a questo congresso dell’associazione Coscioni. Io sono stato invitato a dire qualcosa sopra i temi sulla libertà di ricerca, sulla libertà degli scienziati, diciamo, e quindi sono qui ad esprimere la mia opinione, credo poi l’opinione di tutte le persone pensanti che credono profondamente nella libertà degli individui, nella libertà di chi fa ricerca, di chi viene messo in grado di farla e di essere messo in grado di comunicarla e di essere poi messo in grado di applicarla. Diciamo che sono con voi per quanto riguarda i principi e i fondamenti. Io mi occupo di temi di popolazione, di demografia: come sapete questo è un tema importante che impatta poi molti dei problemi più delicati a cominciare dal problema della salute riproduttiva, dai temi di allungamento della vita: non parlo qui di problemi di fine vita, ma certamente i temi che sono legati all’invecchiamento, alla longevità, alla cura di molte persone che sono anziane, temi di migrazione, quindi di nuovo qui siamo in un ambito di estrema delicatezza. Trattandosi di una scienza umana non esistono apparentemente divieti di epoca galileiana, quindi gli scienziati e i colleghi con cui ho lavorato in tutta la mia vita, sia italiani che stranieri, potrebbero essere giudicati relativamente liberi di fare quello che volevano e di ricercare quello che ritenevano opportuno. Ma solo apparentemente perché la realtà è molto diversa. Ad esempio, un aspetto molto noto agli amici dell’associazione, e agli amici radicali in genere, è la politica degli Stati Uniti dall’epoca di Reagan in poi di bloccare in qualche modo i finanziamenti a quelle associazioni di ricerca, o operative come le ong etc che si occupavano di temi di popolazione ma che avevano nei loro programmi anche attività concernenti l’aborto. Come voi sapete Reagan e poi Bush avevano bloccato questi finanziamenti tanto che l’agenzia delle nazioni unite per la ricerca sulla popolazione non ha ricevuto i contributi americani per svariati anni. Poi furono sbloccati da Clinton e ora da Obama. Già qui vedete che c’è un impatto importante dal punto di vista dei finanziamenti sulla ricerca. Altro ambito dove la maggior parte delle scienze sociali, come la mia, ha trovato ostacoli è nella scarsa visibilità dell’attività di formazione dei dati e della fonti di informazione se voi andate in qualsiasi grande biblioteca che ha la collezione delle pubblicazione statistiche, dei censimenti, dei paesi che sono entrati in dittatura vedete un rarefarsi delle pubblicazioni, delle informazioni. Impressionante è quello che è successo in Unione Sovietica dal 1937 alla fine degli anni ’50: praticamente gli scaffali dedicati a quei periodi sono vuoti di informazione; prendete il caso cinese dove il primo censimento dopo la fondazione della nuova repubblica data dal 1981, quindi si è rimasti nell’ignoranza di ciò che avveniva durante più di venti anni. E in quel periodo ci sono state le conseguenze del grande balzo in avanti che è costato una ventina di milioni, forse trenta milioni, di decessi tra il 1960 e 1962 per la carestia in parte provocata dal balzo in avanti stesso; ciò è passato sotto silenzio praticamente fino a quando negli anni ’80 si sono aperte le porte della ricerca. Questi due casi vi danno esempio di come anche nel nostro campo che potrebbe sembrare più neutro la libertà di informazione e di accesso ai dati sia cruciale. Faccio qualche altro esempio perché poi sono queste cose concrete che interessano: c’è una discussione sulla opportunità o meno di identificare le nazionalità o addirittura le caratteristiche degli individui in determinate condizioni. In altri termini può essere vietato in certi paesi di identificare determinati avvenimenti, la nascita, la morte, la malattia, la migrazione, in modo da rendere riconoscibile l’individuo, perciò una specie di privacy. Ora questa privacy è importantissima garantirla ma cozza a volte con le necessità della ricerca. Alla ricerca farebbe piacere sapere perché e quali caratteristiche hanno gli individui che subiscono o non subiscono determinati fenomeni o che hanno o non hanno determinati comportamenti; per poi capire quali siano le motivazioni e regolarsi nell’ambito delle politiche. Se io non raccolgo queste non ho poi la capacità di fare la ricerca adeguata. Questo è un problema che riguarda tutti quei paesi che fanno non solo ricerca medica, ma anche ricerca sociale e che è un problema di conflitto tra la necessità della ricerca, la necessità di mantenere la privacy, il pericolo che la privacy sia in qualche modo vulnerata da comportamenti pubblici o privati che la invadono. Cito questo perché credo che sia uno degli aspetti che riguarda gran parte delle discipline. Io, in conclusione, credo che nell’ambito delle discipline di cui io so qualcosa il tema della libertà della ricerca sia fondamentale anche se sembra che non sia evidente come per altre scienze.

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