La situazione della ricerca scientifica in Italia è a dir poco disastrosa. Noi siamo il paese europeo, con l’eccezione del Protocollo del Portogallo e della Grecia, che ha un minor numero di ricercatori quando viene rapportato agli abitanti di un determinato paese. Su mille lavoratori in Italia esistono 2,7 ricercatori mentre la media europea è di 5,1. L’impegno economico del nostro paese è intorno all’1% del PIL mentre la media europea è intorno il 2 %.E’ chiaro che in queste condizioni non possiamo competere in modo adeguato con gli altri paesi. La ricerca è uno strumento indispensabile per poter ottenere conoscenze e per poter poi applicare queste conoscenze alla realizzazione di prodotti che hanno alto valore aggiunto e quindi possono essere utili all’economia del paese; in particolare poi la ricerca scientifica in campo biomedico ha un grande significato perché permette di migliorare la terapia delle malattie e non è detto che se non si partecipa con questa ricerca si possa cogliere cosa c’è di meglio nel mondo da riportare poi in Italia. Non soltanto la ricerca in Italia è povera, ma anche i pochi soldi che ci sono, sono spesi male perché mancano sistemi di valutazione, che riguardano il merito della ricerca. In realtà la stragrande maggioranza dei soldi che spende lo stato serve per pagare gli stipendi dell’università e degli enti pubblici che si occupano di ricerca. I fondi che vengono dati per la ricerca sono fra l’altro imprevedibili perché non si sa quando vengono erogati e quindi è molto difficile poter fare delle programmazioni sui progetti di ricerca con la sicurezza che siano disponibili i fondi necessari. Per queste e altre ragioni che non abbiamo qui il tempo di discutere, c’ è una proposta che ha fatto il gruppo 2003, che è la proposta di realizzare in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei, l’agenzia per la ricerca scientifica. Questa agenzia potrebbe portare una rivoluzione nel modo in cui viene concepita e organizzata la ricerca perché separerebbe molto bene due aspetti importanti nel governo della ricerca; si separerebbe la parte che è di pertinenza politica, che riguarda lo stabilire le priorità di quali sono le aree in cui il paese vuole investire le sue risorse, quante risorse vuole investire e come vuole collocarle sulle varie priorità. Questa impostazione permetterebbe un migliore utilizzo dei fondi disponibili che oggi vanno a molti rivoli, perché ogni ministero ha il suo budget per la ricerca che viene gestito in modo relativamente autonomo e certamente in modo poco trasparente. Si dovrebbero radunare tutte queste risorse e con le indicazioni date dal governo dovrebbero andare dall’agenzia italiana per la ricerca scientifica. Compito dell’agenzia dovrebbe essere un compito di tipo tecnico cioè stabilite quali sono le priorità e le risorse. L’agenzia è organizzata in dipartimenti che riguardano non tanto la disciplina quanto i grandi problemi del paese, ambiente, energia, salute..etc.. questa agenzia avrebbe il compito di fare bandi di concorso, aperti a tutti gli enti no-profit che quindi possono partecipare, e questi bandi di concorso sarebbero poi seguiti dalla possibilità di una valutazione da parte di comitati internazionali attraverso i metodi della Pear Review, che sono i metodi praticati in tutto il mondo. L’agenzia avrebbe il compito di fare bandi di concorso per le ricerche dei giovani che iniziano il loro cammino come per sostenere ricerche più finalizzate di più gruppi di ricercatori,potrebbe avere il compito di fare bandi di concorso per selezionare borse di studio per i giovani, potrebbe occuparsi del sostegno delle istituzioni fornendo le apparecchiature di grande importanza che sono necessarie per realizzare la ricerca moderna. Avrebbe anche il compito di sostenere la ricerca industriale facendo da mediatore tra la ricerca accademica e l’ applicazione che serve poi alle industrie. Come ho detto questa sarebbe una rivoluzione, darebbe la possibilità all’Italia di avere, niente di speciale, ma soltanto la normalità come tutti i paesi europei. Però è chiaro che come ha detto recentemente il Presidente della Repubblica, tutto questo non si può fare con le risorse che abbiamo oggi a disposizione, bisogna aumentarle considerevolmente. Il trattato di Lisbona prevedeva che i paesi dovessero portare la spesa per la ricerca al 3% del PIL, noi siamo ancora lontanissimi, perciò bisogna fare un salto di qualità attraverso un maggior sostegno alla ricerca, imponendo i relativi controlli. Questa organizzazione che è stata promossa dal Ministero alla ricerca potrebbe essere l’ente di controllo che valuta non tanto a priori come si fa in Italia, ma soprattutto i risultati ottenuti in rapporto alla spesa che è stata realizzata. Abbiamo bisogno di una riforma importante se vogliamo che la ricerca nel nostro paese abbia il ruolo che esercita in altri paesi europei, con cui volente o no siamo in competizione.