Scienza, religione e politica. Risposta a Marco Pannella


Sommario: 
Rispondo alla domanda rivoltami da Marco Pannella, in merito a cosa intendo quando dico che la politica mi interessa da un punto di vista "scientifico"...
Testo Intervento: 

Per chiudere con i miei interventi al Congresso online, devo una risposta alla domanda che Marco Pannella mi ha rivolto nel corso della riunione del Congresso Nazionale dei Radicali Italiani del 2 ottobre scorso. Marco si chiedeva e mi chiedeva che cosa intendessi quando parlavo nel mio primo intervento di “approccio scientifico alla politica”, e nel suo intervento appariva abbastanza illuminato da un articolo di Luigi Verzé, sacerdote, fondatore dell’Ospedale San Raffaele e rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Il sacerdote sviluppava in quel suo scritto diverso argomenti, ma, l’affermazione che più sembrava aver colpito Marco era che “il Verbo abita ormai nel nostro genoma”.

La posizione di Don Verzé mi offre un termine di confronto per dire che il mio punto di vista è ortogonale rispetto a quello del capo di Giulio Cossu. Mettiamola così: anch’io sono convinto che nel genoma abiti il “Verbo” (ma anche Yahweh, la Umma, il Dharma, etc.). Così come nel genoma abitano, però, anche i geni che causano i tumori, la schizofrenia, la violenza compulsiva, etc. Quindi posso essere d’accordo sul fatto che religiosità e religioni dipendono da predisposizioni psicologiche innate, che si sono evolute per motivi che al momento nessuno sa per certo e che qui non interessa discutere. Nondimeno le credenze religiose sono false dal punto di vista dei contenuti per così dire teologici, e quindi dobbiamo chiarirci a chi possa e a cosa possa servire oggi credere cose attualmente non vere o non controllabili. In alcune situazioni, le religioni hanno svolto in servizio utile dal punto di vista del miglioramento della qualità della vita delle persone, in altre situazioni, che purtroppo negli ultimi diecimila anni sono risultate la maggioranza, ha prodotto in sovrabbondanza sofferenze, dolore e morte. Si potrebbero dire molte cose sulla religiosità e le religioni da una punto di vista ‘empirico’, ma non nello spazio breve di un intervento a questo congresso.

Posso solo ribadire, con riferimento alle perplessità di Marco circa il nostro disaccordo sul fatto che la ricerca scientifica abbia a che fare con una dimensione di “mistero”, che la scienza si ispira a un atteggiamento che è il contrario del mistero. Cioè alla trasparenza. Il “mistero” è quello su cui elucubrano le religioni per motivi che sono funzionali all’inibizione dell’autonomia individuale e quindi all’affermazione di un ordine morale nella società.

C’è un'altra parte del testo di Don Verzé che trovo significativa. Quando dice che il suo uomo politico modello rimane Pericle, a cui attribuisce l’invenzione della democrazia, una politica liberale e la promozione della libertà individuale. Mah… Non so su quali testi abbia studiato Don Verzé, ma se il suo ideale di democrazia è quello ateniese, io dico: “No, grazie!”. A parte che se c’è una cosa che tutti dovremmo sapere bene è in che cosa differisce “la libertà degli antichi rispetto a quella dei moderni”, una democrazia diretta che si regge sulla schiavitù non sarà mai una soluzione che possa reggere a lungo e produrre vero e diffuso benessere. Quanto alla cultura, forse i filosofi e gli scultori antichi erano meglio di molti moderni, ma noi in più abbiamo avuto la scienza e in questo modo siamo riusciti a mettere a disposizioni di tutti i cittadini delle democrazie liberali gli strumenti per autodeterminarsi. Nonché a disposizione dei governi gli strumenti per valutare quali politiche promuovono davvero il bene in generale.

Per rispondere quindi schematicamente alla domanda di Marco Pannella, ecco in che senso io dico che mi interessa l’approccio scientifico alla politica:

a) nel senso di usare i metodi e le conoscenze scientifiche là dove questi sono indispensabili per, o possono consentire di assumere decisioni e scelte politiche più affidabili;
b) nel senso di prestare attenzione agli studi empirici sui valori civili e morali, e i fattori a cui risultano correlati, che caratterizzano le diverse realtà geoculturali o se si preferisce antropologiche di un paese (nella fattispecie l’Italia, ma non solo);
c) nel senso di ragionare di politica sulla base di un’idea plausibile, ovvero realistica, di quello che gli uomini preferiscono e tendono a scegliere date certe condizioni: quindi nel senso di andare oltre alcune illusorie o metafisiche idee sulla natura umane e di partire dal fatto che siamo  individui di una data specie biologica di cui ormai conosciamo tantissimo sui vincoli evolutivi e sui meccanismi neurobiologici che condizionano tutti i nostri comportamenti/scelte/decisioni.

Tutto qui. Anche se ovviamente dietro a queste tre opzioni, che spero siano abbastanza chiare, c’è una sostanza di studi e una bibliografia piuttosto cospicue. Ovviamente non prodotte da me, ma da cui credo di aver imparato diverse cose interessanti e utili.
 

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