Scienza e islam: alla ricerca di una riconciliazione

Cause interne hanno portato al declino della grandezza scientifica dell’Islam ben prima dell’era dell’imperialismo commerciale. Per tornare a dare un contributo a livello globale, i musulmani devono essere introspettivi e chiedersi che cosa sia andato storto.

La scienza può prosperare tra gli islamici solo se ci si scrolla di dosso la mano morta della tradizione, si respinge il fatalismo e la fede assoluta nell’autorità, si accetta la legittimità di leggi laiche 

La domanda che voglio porre - probabilmente tanto a me stesso che a chiunque altro - è la seguente: con una popolazione di oltre un miliardo di individui di fede musulmana ed una quantità ragguardevole di risorse materiali, perché il mondo islamico si è allontanato dalla scienza e dal processo di creazione di conoscenza? (Di seguito - lo preciso sin da ora - userò i 57 stati della Organizzazione della Conferenza Islamica come campione rappresentativo del mondo islamico). Non è andata sempre così. La magnifica Età dell'Oro dell'Islam, tra IX e XIII secolo, determinò grandi progressi nella matematica, nella scienza e nella medicina. La lingua araba era dominante all'epoca in cui diede i natali all'algebra, formulò alcuni principi di ottica, scoprì la circolazione del sangue, diede il nome agli astri e fondò diverse università. Ma con la fine di quel periodo, la scienza nel mondo islamico fondamentalmente si eclissò. Nessuna importante invenzione o scoperta è emersa dal mondo islamico per oltre sette secoli. Questo sviluppo scientifico interrotto è un elemento importante - anche se in nessun modo l'unico - che contribuisce ad alimentare l'attuale marginalizzazione dei musulmani ed un crescente senso di ingiustizia e vittimismo tra gli stessi. Tali sentimenti negativi devono essere analizzati prima che la faglia si ampi ancora di più. Un sanguinoso scontro di civiltà, se dovesse effettivamente avverarsi, figurerebbe sicuramente a fianco delle altre due sfide più pericolose che la vita sul pianeta si trova ad affrontare: il cambiamento climatico e la proliferazione nucleare. Primi incontri Il rapporto dell'Islam con la scienza ha avuto periodi felici e periodi meno felici. La scienza era totalmente assente nella cultura araba del periodo iniziale dell'Islam, attorno al 610 d.C.. Ma una volta che l'Islam si affermò politicamente e militarmente, il suo territorio si espanse e alla metà dell'VIII secolo i conquistatori islamici si imbatterono negli antichi tesori della conoscenza greca. Califfi liberali ed illuminati commissionarono traduzioni dal greco all'arabo, accogliendo nelle loro corti di Baghdad studiosi in visita da terre vicine e lontane. La politica era dominata dai razionalisti Mutaziliti, i quali tentarono di conciliare fede e ragione in opposizione ai loro rivali, i dogmatici Ashariti. Una cultura generalmente tollerante e pluralistica permise ai Musulmani, ai Cristiani e agli Ebrei di dare vita assieme a nuove opere artistiche e ad originali lavori scientifici. Ma con il passare del tempo le tensioni teologiche tra interpretazioni liberali e fondamentaliste dell'Islam - pensiamo al dibattito sul libero arbitrio contrapposto alla predestinazione - divennero intense e sfociarono in conflitti sanguinosi. Alla fine un ritorno di ortodossia religiosa inflisse una sconfitta schiacciante ai Mutaziliti. Dopo ciò, le ricerche filosofiche, matematiche e scientifiche vennero progressivamente relegate ai margini dell'Islam. Seguì un lungo periodo di buio, costellato da saltuari sprazzi di luce. [...] Il XX secolo vide la fine del dominio coloniale europeo e la nascita di numerosi nuovi stati musulmani indipendenti, all'inizio guidati tutti da leadership nazionali laiche. Ne scaturì un improvviso scatto teso verso la modernizzazione e l'acquisizione di tecnologia. Molti si aspettavano sarebbe seguito un rinascimento scientifico musulmano. Ma non è andata così. Cosa affligge la scienza nel mondo islamico? I leader islamici, oggi, avendo realizzato che la potenza militare e la crescita economica derivano dalla tecnologia, spesso auspicano un rapido sviluppo scientifico ed una società basata sulla conoscenza. Spesso questo auspicio è solo retorico, ma in alcuni paesi islamici - Qatar, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Malesia, Arabia Saudita, Iran e Nigeria tra gli altri - il patrocinio ufficiale della scienza e dell'educazione, assieme al loro finanziamento, sono cresciuti rapidamente negli anni recenti. [...] Aumentare i fondi può bastare per rivitalizzare la scienza o forse si richiede un numero maggiore di cambiamenti fondamentali? Alcuni studiosi del XIX secolo, come ad esempio il pionieristico sociologo Max Weber, dichiararono che l'Islam mancava di un "sistema di idee" necessario per sostenere una cultura scientifica basata sull'innovazione, su nuove esperienze, sulla quantificazione e la verifica empirica. Fatalismo e orientamento al passato - dicevano - rende il progresso difficoltoso e perfino indesiderabile. Nell'epoca attuale, caratterizzata da un antagonismo crescente tra il mondo islamico e quello occidentale, la maggior parte dei musulmani respinge tali accuse con profonda indignazione. [...] Nel difendere la compatibilità tra scienza ed Islam, i musulmani affermano che l'Islam ha sostenuto una vibrante cultura intellettuale attraverso i secoli bui dell'Europa e quindi, per analogia, è capace di gestire una cultura scientifica moderna. [...] Tali argomentazioni sono e continueranno ad essere molto discusse, ma non proseguiremo il dibattito in questa sede. Tenteremo invece di comprendere lo stato della scienza nel mondo islamico contemporaneo. Prima di tutto, per quanto lo permettono i dati a disposizione, descriverò - quantificandolo - lo stato attuale della scienza nei paesi islamici. In seguito approfondirò le attitudini prevalenti tra i musulmani nei confronti della scienza, della tecnologia e della modernità, con un occhio attento ad identificare pratiche culturali e sociali specifiche che si possano trovare in contrasto con il progresso. In conclusione ci potremo rivolgere alla domanda fondamentale: cosa si dovrà fare per riportare la scienza all'interno del mondo islamico? Misurare il progresso scientifico Un indicatore utile, seppur impreciso, della produzione scientifica, è costituito dal numero di saggi scientifici pubblicati, assieme al numero di citazioni che rimandano ad essi. La tabella numero 1 mostra la produzione dei sette paesi musulmani scientificamente più produttivi per un periodo compreso tra l'1 gennaio 1997 ed il 28 febbraio 2007, assieme al numero totale di pubblicazioni in tutti i settori scientifici. Un paragone con Brasile, India, Cina e Stati Uniti rivela numeri comparativamente molto più bassi. Uno studio di alcuni ricercatori dell'Università Islamica Internazionale della Malesia ha dimostrato che i paesi della Conferenza Islamica hanno 8,5 tra scienziati, ingegneri e tecnici ogni 1000 abitanti, a fronte di una media mondiale pari a 40,7 ogni 1000 abitanti e una media pari a 139,3 per i paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE). 46 paesi islamici hanno contribuito con l'1,17% della letteratura scientifica mondiale, mentre l'1,66% viene dalla sola India e l'1,48% dalla Spagna. Venti paesi arabi hanno contribuito per lo 0,55%, a fronte di Israele con il suo 0,89%. [...] La situazione potrebbe risultare anche più drammatica di quella che il numero di pubblicazioni o di citazioni potrebbe suggerire. Stabilire il valore scientifico delle pubblicazioni - un compito tutt'altro che semplice - è ulteriormente complicato dalla rapida apparizione di nuove riviste scientifiche internazionali che pubblicano lavori di bassa qualità. Molte di queste riviste seguono politiche editoriali sciatte e procedure di referaggio scadenti. Gli scienziati provenienti da molti paesi in via di sviluppo, pressati per raggiungere la meta di una pubblicazione o attratti da importanti incentivi governativi, scelgono il sentiero più facile che gli è indicato dalle politiche editoriali di certe riviste, sempre più dettate da interessi commerciali. [...] Ad esempio il numero di pubblicazioni di chimica da parte di scienziati iraniani si è triplicato in 5 anni, dalle 1.040 pubblicazioni del 1998 alle 3.277 del 2003. Molti saggi scientifici rivendicati come "originali" dai propri autori - chimici iraniani - e che sono stati pubblicati in riviste internazionali peer-reviewed, sono stati in realtà pubblicati due volte, in alcune occasioni addirittura tre, con contenuti identici o quasi, dagli stessi autori. Altri erano il risultato di plagio e sarebbero stati facilmente scoperti da una procedura di referaggio ragionevolmente attenta. La situazione dei brevetti è pure quella scoraggiante: i paesi della Conferenza Islamica ne producono pochissimi. Secondo le statistiche ufficiali, il Pakistan ha prodotto solo 8 brevetti negli ultimi 43 anni. [...] Imprese scientifiche nazionali Saggezza popolare vuole che bilanci più consistenti nel settore scientifico inducano, o comunque indurranno, una maggiore attività scientifica. In media i 57 paesi della Conferenza Islamica spendono circa lo 0,3% del loro PIL per la ricerca e lo sviluppo, ben al di sotto della media planetaria del 2,4%. Ma la tendenza verso maggiori investimenti è inequivocabile. [...] Budget più consistenti, però, non costituiscono di per sé una panacea. La capacità di mettere questi fondi in buone mani è cruciale. Un fattore determinante in questo senso è il numero di scienziati, ingegneri e tecnici disponibile. Quei numeri sono bassi per i paesi della Conferenza Islamica, con una media di 400-500 figure del genere per ogni milione di persone, mentre i paesi sviluppati hanno in genere un rapporto di 3.500- 4.000 per milione. Ancora più importanti sono la qualità ed il livello di professionalità, più difficilmente quantificabili. Ma predisporre finanziamenti crescenti senza prima confrontarsi con tali questioni può portare ad una correlazione nulla tra finanziamento della scienza e performance della stessa. [...] Educazione superiore Secondo un recente studio, nei 57 stati membri della Conferenza Islamica vi sarebbero approssimativamente 1.800 università. Di queste solo 312 pubblicano articoli in riviste scientifiche. Una graduatoria delle 50 università con maggiori pubblicazioni in attivo rivela che 26 di esse si trovano in Turchia, 9 in Iran, 3 in Malesia ed Egitto, 2 in Pakistan ed una ciascuna in Uganda, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Libano, Kuwait, Giordania e Azerbaijan. Per le migliori 20 università la produzione annuale di articoli ammonta a 1.500, un numero contenuto ma ragionevole. Tuttavia il numero medio di citazioni per gli articoli è pari a 1,0 (e lo studio non specifica se le auto-citazioni siano escluse dal conteggio). Ci sono meno dati a disposizione per comparare la situazione con quella universitaria globale. Solo due istituzioni universitarie figuravano tra le migliori 200 nella classifica stilata dal Times Higher Education Supplement del 2006. Nemmeno una università di un paese appartenente alla Conferenza Islamica è rientrata nella classifica delle migliori 500 del rapporto "Academic Ranking of World Universities" elaborato dalla Università Jiao Tong di Shangai. [...] La qualità di un'istituzione è fondamentale, ma come è possibile misurarla? Fornire più infrastrutture e servizi è importante ma non cruciale. [...] Il basso livello dell'insegnamento è dovuto più ad attitudini improprie che alle risorse materiali. In generale sono enfatizzati l'obbedienza e l'apprendimento meccanico; l'autorità dei docenti è raramente criticata. Il dibattito, l'approfondimento e le discussioni in classe sono rare. La libertà accademica e culturale nei campus è fortemente limitata nella maggior parte dei paesi musulmani. All'Università Quaid-i- Azam, dove insegno, le restrizioni sono simili a quelle esistenti nella maggior parte della altre istituzioni pakistane del settore pubblico. [...] Film, spettacoli teatrali e musica sono visti con sospetto; a volte avvengono perfino degli attacchi fisici da parte di ronde di studenti che credono che tali attività violino le norme islamiche. Il campus ha tre moschee ed una quarta è in via di progettazione; ma non c'è nemmeno una libreria per gli studenti. [...] Mentre l'intolleranza e l'estremismo si diffondono rapidamente per il mondo islamico, la libertà personale e quella accademica diminuiscono con la pressione crescente a conformarsi. Nelle università pachistane il velo è oggi onnipresente e le ultime studentesse che non lo indossano sono sottoposte a pressioni fortissime che le spingono a coprirsi. [...] Scienza e religione ancora ai ferri corti La scienza è messa sotto pressione a livello planetario e da ogni fede religiosa. Nel momento in cui la scienza diventa una parte sempre più fondamentale della cultura umana, le sue conquiste ispirano allo stesso tempo sgomento e paura. Il creazionismo e il disegno intelligente, i freni sulla ricerca genetica, la pseudo-scienza, la para-psicologia, la convinzione dell'esistenza degli UFO e così via sono solo alcune delle manifestazioni di questo sentimento in Occidente. [...] Nel mondo islamico l'opposizione alla scienza nell'arena pubblica prende ulteriori forme. Materiali anti-scientifici sono ampiamente diffusi in internet, con migliaia di siti web islamici accuratamente progettati, alcuni di essi con i contatori delle visite che raggiungono quote nell'ordine delle centinaia di migliaia. [...] Allo stesso modo nei mass media dei paesi islamici le discussioni su "Islam e scienza" sono comuni e benvenute solo nella misura in cui la fede nello status quo sia confermata piuttosto che messa in dubbio. Quando il terremoto del 2005 ha colpito il Pakistan, uccidendo più di 90.000 persone, nessuno scienziato affermato del paese ha pubblicamente contraddetto il parere - liberamente propagandato dai media - secondo il quale il cataclisma sarebbe stato una punizione di Allah contro comportamenti peccaminosi. [...] Il perché di uno sviluppo così lento Anche se l'andatura relativamente lenta dello sviluppo scientifico nei paesi islamici non può essere discussa, vi possono essere diverse spiegazioni ed alcune di quelle più comuni sono del tutto errate. Ad esempio è una leggenda il fatto che le donne nei paesi islamici siano in larga parte escluse dall'istruzione superiore. Infatti i numeri sono simili a quelli di molti paesi occidentali: la percentuale di ragazze nel corpo studentesco è pari al 35% in Egitto, al 67% in Kuwait, al 27% in Arabia Saudita e al 41% in Pakistan, per fare qualche esempio. Nel settore delle scienze naturali e dell'ingegneria, la proporzione di donne iscritte alle università è approssimativamente la stessa che negli USA. Comunque sia, le restrizioni alla libertà delle donne le lasciano con molte meno possibilità - sia nella loro vita privata che nel loro avanzamento personale successivo alla laurea - rispetto a quelle dei colleghi di sesso maschile. La quasi totale mancanza di democrazia nei paesi islamici non costituisce neanche essa una ragione particolarmente importante del lento sviluppo scientifico. E' sicuramente vero che i regimi autoritari generalmente non riconoscono la libertà di ricerca o di dissenso, rendono inefficienti le associazioni dei professionisti, intimidiscono le strutture universitarie e limitano i contatti con il mondo esterno. Ma nessun governo islamico oggi, anche se dittatoriale o imperfettamente democratico, si avvicina solo remotamente al terrore praticato da Hitler o Stalin, sotto i quali comunque la scienza potè sopravvivere e perfino progredire. Un altro mito è quello secondo cui il mondo islamico rigetterebbe le nuove tecnologie. Non è vero. [...] Alcune motivazioni maggiormente plausibili di questo stentato sviluppo scientifico dei paesi islamici sono state proposte. In primis, nonostante una manciata di questi paesi sia costituita da ricchi produttori di petrolio con redditi esorbitanti, la maggior parte di essi è invece piuttosto povera [...]. In secondo luogo l'inadeguatezza delle tradizionali lingue islamiche - Arabo, Persiano, Urdu - costituisce un importante fattore causale. [...] Secondo uno studio delle Nazioni Unite compiuto da alcuni intellettuali arabi e pubblicato al Cairo, in Egitto, "l'intero mondo arabo traduce circa 330 libri ogni anno, un quinto del numero dei libri tradotti nello stesso arco di tempo dalla sola Grecia". Il rapporto aggiunge pure che in 1000 anni, a partire dal regno del califfo Maa'moun, gli Arabi hanno tradotto tanti libri quanti la Spagna ne traduce in un solo anno. E' il modo di pensare che conta Ma le ragioni ancora più profonde sono attitudinali e non materiali. Alla base rimane la tensione mai sopita tra i tradizionali modi di pensare, quelli moderni ed il comportamento sociale. Questa affermazione necessita di essere spiegata. Attualmente non vi è nessuna grande disputa, come quella che vi fu tra Galileo e Papa Urbano VIII, a tenere ferme le lancette del tempo. [...] La scienza è fondamentalmente un sistema di idee cresciuto attorno ad una sorta di impalcatura, il metodo scientifico. L'abito mentale scientifico deliberatamente coltivato è necessario per un lavoro di successo in tutti i settori scientifici o connessi nei quali il giudizio critico sia essenziale. Il progresso scientifico richiede costantemente che i fatti e le ipotesi siano controllati e ri-controllati, e per questo non si cura dell'autorità. [...] La scienza trova la strada sbarrata ogni volta che i miracoli sono presi alla lettera e seriamente, ogni volta che si crede che la parola rivelata possa fornire una conoscenza autentica del mondo naturale. Se il metodo scientifico è svilito, nessuna quantità di risorse o nessuna roboante dichiarazione di intenti a favore dello sviluppo scientifico possono compensare tale mancanza. [...] Il fondamentalismo religioso è sempre e comunque una cattiva notizia per la scienza. Ma cosa può spiegare la crescita esponenziale del fondamentalismo nell'ultima metà del secolo? Alla metà degli anni '50 tutti i leader musulmani erano laici; il secolarismo nel mondo islamico stava crescendo. In questo caso l'Occidente deve accettare la sua dose di responsabilità per il fatto di aver invertito tale tendenza. [...] Come la scienza può tornare nel mondo islamico [...] Riuscirà mai la scienza a ritornare all'interno del mondo islamico? Oppure il mondo dovrà continuare ad essere diviso tra quelli che coltivano la scienza e quelli che non lo fanno, con tutte le conseguenze del caso? Per quanto il presente possa apparire desolante, un tale scenario è inaccettabile. La storia non conosce nessuna parola "fine" ed i musulmani hanno la loro chance. [...] La scienza può tornare a prosperare tra gli islamici, ma solo in presenza di una volontà di accettare alcuni cambiamenti fondamentali di tipo filosofico ed attitudinale - una weltanschauung che si scrolli di dosso la mano morta della tradizione, che respinga il fatalismo e la fede assoluta nell'autorità, che accetti la legittimità di leggi laiche, che valorizzi il rigore intellettuale e l'onestà scientifica e rispetti le libertà culturali e personali. Lo sforzo di introdurre la scienza dovrà andare a braccetto con una campagna più ampia per allontanare la rigida ortodossia e sostituirla con il pensiero moderno, l'arte, la filosofia, la democrazia ed il pluralismo. Voci autorevoli tra i credenti musulmani non vedono nessuna incompatibilità tra i requisiti appena elencati e l'Islam autentico per come loro lo concepiscono. Ad esempio Abdolkarim Soroush, descritto come il Martin Lutero dell'Islam, fu scelto dall'Ayatollah Khomeini per guidare la riforma delle università iraniane all'inizio degli anni '80. I suoi sforzi portarono all'introduzione, nei curricula universitari iraniani, dello studio di esponenti della moderna filosofia analitica come Karl Popper e Bertand Russell. Un altro influente riformatore moderno è Abdelwahab Meddeb, un tunisino cresciuto in Francia. Meddeb sostiene che già alla metà dell'VIII secolo l'Islam abbia prodotto le premesse per l'Illuminismo e che tra il 750 ed il 1050 d.C. gli autori musulmani abbiano praticato, nel loro approccio alla credenza religiosa, una libertà straordinaria. Nella loro analisi, afferma Meddeb, si inchinarono di fronte al primato della ragione, rispettando in definitiva uno dei principi basilari dell'Illuminismo. Nella ricerca per la modernità e la scienza [...] è il momento di calmare le acque. Dobbiamo riuscire ad abbandonare l'agenda che ci viene dettata da strette osservanze nazionalistiche o religiose, in Occidente tanto quanto tra i musulmani. Nel lungo periodo i confini politici dovranno e potranno essere considerati come artificiali e temporanei, come dimostrato con successo dall'Unione Europea. Altrettanto fondamentale: la pratica religiosa deve essere una questione di libera scelta per l'individuo, non qualcosa che viene imposto dallo stato. Questo fa sì che l'umanesimo laico, basato sul senso comune ed i principi della logica e della ragione, sia la nostra sola opzione ragionevole per il governo ed il progresso. Essendo scienziati, lo comprendiamo facilmente. Il nostro compito è quello di persuadere quelli che non lo comprendono. Traduzione di Marco Valerio Lo Prete

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 13:44
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