Sì al test preimpianto. Ma al Vaticano l’ultima (e unica) parola

di Rocco Berardo

La sentenza del Tribunale di Cagliari crea un precedente a favore delle donne

Il Tribunale di Cagliari dà ragione a una donna. Aveva chiesto l'esame preimpianto dell'embrione perché talassemica. Ora l'ospedale può eseguire il test per diagnosticare che all'embrione non sia trasmessa la malattia dei genitori. I magistrati sardi, di fatto, hanno creato un precedente. Quello che non era esplicitamente impedito dalla legge 40 era di certo vietato dalle linee guida volute dal Ministro Girolamo Sirchia. Ora, con questa decisione, il Tribunale di Cagliari ha affermato che le disposizioni contenute in quelle linee guida sono in contrasto con l'ordinamento italiano e, in quanto gerarchicamente inferiori, non devono essere applicate perché vi sono interessi superiori da tutelare: in primis la salute della donna. Dice il Giudice nella motivazione: "Emerge infatti come il divieto, non identificabile nel sistema della legge n. 40/2004, sia in realtà il frutto di un'impostazione restrittiva fortemente voluta dall'Esecutivo che, in contrasto con le stesse disposizioni di legge, e quindi in palese violazione delle prerogative proprie degli atti di normazione secondaria, lo ha espressamente sancito proprio in occasione della emanazione delle Linee guida". Come a dire: anche la legge 40 non esprime un divieto assoluto sulla diagnosi preimpianto e proprio per questo il precedente Governo intervenne per imprimere un divieto ulteriore, il no definitivo attraverso le linee guida. Non sono mancate le proteste delle solite guardie svizzere parlamentari. Ma quello che ha suscitato evidente clamore è stato l'intervento del segretario della CEI Giuseppe Betori, che non fermandosi al solito monito per la vita ed entrando nel merito della sentenza, ha addirittura affermato che la decisione "appare in netto contrasto con la legge 40 e l'interpretazione della stessa Corte Costituzionale; un giudice non può emettere un giudizio che smentisce la legge e la Consulta". "Credevo - ha poi aggiunto il segretario della CEI - che i tribunali applicassero le leggi". Si è passati, dunque, come sul caso di Piergiorgio Welby e sempre in nome di un'astratta idea della "Vita", all'attacco ai Tribunali italiani da parte di autorevoli esponenti d'Oltretevere che ora pretendono anche di dettare le giuste interpretazioni delle sentenze della Corte Costituzionale. E tutto questo in aperta contraddizione con i patti concordatari. Entrando nel merito della questione l'intervento ufficiale del Vaticano sulla sentenza del Tribunale di Cagliari rappresenta poi, di fatto, un'istigazione all'aborto. Se il Vaticano pretende di impedire una diagnosi preimpianto dell'embrione va da sé che costringe la donna a una diagnosi prenatale sul feto e di conseguenza all'ultima scelta possibile, l'aborto terapeutico. Ma come se non bastasse, su questa materia, l'ultima parola l'ha avuta ancora una volta non un medico, non uno scienziato, non un giudice, non un legislatore ma Monsignor Giuseppe Betori, che nel Tg della sera di Raiuno ha pontificato contro la decisione del Giudice di Cagliari e lo ha potuto fare senza contraddittorio. L'ennesima deformazione di una notizia e dell'interpretazione della stessa. Come Associazione Coscioni abbiamo intenzione di proseguire l'accurata informazione alle coppie con problemi di fertilità pubblicando sul nostro sito i centri esteri in cui è possibile ricevere un'assistenza oggi vietata in Italia e, allo stesso tempo, siamo pronti ad aiutare legalmente le coppie che volessero sollevare questioni di costituzionalità sulla legge 40. @pprofondisci www.lucacoscioni.it/sentenzacagliari

Mercoledì, 10 ottobre, 2007 - 17:54
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