Sul “meccanismo di spostamento” delle frustrazioni


Sommario: 

“Milito da tanti anni nel Partito radicale e ho sempre sentito parlare del “meccanismo di spostamento” delle frustrazioni. Quando ti batti in un paese per migliorarne le regole e fare rispettare quelle che già esistono, ma ne vieni sopraffatto e vincono le logiche opposte alle tue, finisci per “spostare” le frustrazioni che ne derivano dall’esterno all’interno del gruppo in cui ti trovi, attribuendo a questo la causa principale delle tue delusioni. (E a buon bisogno te ne vai, e ti dai pace entrando nella “parte vincente” pur dicendoti di mantenere le tue convinzioni… di esempi ne abbiamo una bella lista).”

Testo Intervento: 

Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4 Credo che il commento di Mirella Parachini riassuma un atteggiamento diffuso e umanamente comprensibile. Mi permetto di aggiungere che quando all’interno di un gruppo piccolo o grande il tempo e le esperienze comuni danno forma alle relazioni interpersonali, il livello di affetto e di confidenza reciproca si alza in misura impressionante ed incontrollabile, aumenta l’impulsività e l’impazienza, vengono meno la riservatezza e la riflessione, si dicono le cose in faccia o anche alle spalle senza pensarci, si lanciano critiche ed accuse spesso in un delirio di impotenza ed autodifesa. Pare proprio innescarsi una spirale di odio e amore non a caso di antica memoria. 

Quando va male, quando la situazione è critica allora bisogna far ricorso al buon senso, nobile e discreto amico spesso dimenticato e sopraffatto dalla potenza selvaggia dei sentimenti e dei risentimenti. La ragione come guida indispensabile di un impegno maturo, responsabile e duraturo.

Emma Bonino ha ripreso il punto nel suo discorso argomentando in modo puntuale, preciso, razionale. Ha riscontrato anche mi pare un dato personale di depressione di Corbellini, liquidato rapidamente. Ha inquadrato il problema in dinamiche psicologiche di gruppo descritte anche nei Bignami. Giusta la conclusione: il vero problema è il contesto, la peste italiana, che riduce in uno stato pietoso molti radicali, Corbellini e tutti i depressi come lui.

E’ anche una questione di carattere. Ci sono quelli che ripetono in continuazione che se ne vanno e invece poi restano sempre. Ci sono quelli saldi come le rocce, che non fanno una piega, sembrano l’immagine dell’affidabilità che invece improvvisamente spariscono. Non sembrava serio ed affidabile Capezzone?

Non penso che nella lunga lista citata da Mirella Parachini ci fossero molti depressi. A partire da Rutelli per finire a Capezzone, per citare due dei più famosi, i transfughi radicali non mi hanno mai dato questa impressione. La sensazione è di persone dotate al contrario di notevole autostima e desiderio di autoaffermazione personale, quasi in preda all’eccitazione.

Un successo l’associazione e questo congresso l’hanno già conseguito. Il congresso on line è finalmente almeno il tentativo di cambiare le modalità tecniche e organizzative del confronto interno. Lipparini sostiene che molti saranno gli esclusi perché i dati sull’utilizzazione di tecnologie avanzate nella popolazione sono desolanti. E’ vero, concordo con l’opinione che l’accessibilità al congresso on line è limitata tendenzialmente ad utenti giovani e colti. Ricordo però che la forma classica delle assisi radicali comporta limitazioni ancora più gravi. Molte persone infatti non possono spostarsi per vari motivi (lavoro, famiglia, soldi). Francamente ritengo i radicali abbiano esagerato coi congressi, convegni, assemblee, riunioni etc.. Sono convinto che sia meglio far circolare le idee e le opinioni piuttosto che far girare le persone come le trottole. Tra l’altro il risparmio in termini economici credo sia fuori discussione sia per i singoli sia per l’organizzazione. Al congresso on line mancano gli applausi ed i fischi; secondo me non è una gran perdita. Da semplice militante ed iscritto ho sempre avuto molta soddisfazione dalle iniziative locali, soprattutto per strada, i congressi o le assemblee di tipo classico sono belle esperienze ma meno proficue.

Non sono un esperto di organizzazione, credo tuttavia che sarebbe forse più economico, efficiente ed efficace provare ad investire risorse per un creare un organizzazione più capillare ed attrezzata a livello locale mentre la tecnologia dovrebbe garantire il funzionamento del “partito in rete” e soprattutto il collegamento tra centro e periferia.

Poche parole anche su altro argomento per me importante ed in parte collegato al precedente. Sono contento che siano nate due organizzazioni radicali: Agora digitale e Studenti Coscioni. Non sono affetto da giovanilismo ma credo che i radicali abbiano sempre avuto difficoltà a penetrare nel mondo giovanile. L’ambiente in cui lavoro e praticamente vivo è quello della scuola e del’università. Non bisogna scordarsi la sua importanza soprattutto per le dimensioni e per la funzione della formazione e dell’istruzione nella società. E’ forse un settore più importante di quello dell’informazione. Come l’informazione anche la scuola e l’università soffrono da tempo immemorabile di condizionamenti esterni, di pressioni ideologiche, di  mancanza di libertà.  

E’ noto quanto sia importante e spesso problematica l’interiorizzazione delle più elementari norme di comportamento nei bambini e negli adolescenti. Occorre aggiungere che le competenze fondamentali ed elementari in ambito relazionale, civile e sociale possono essere apprese più facilmente e stabilmente in età precoce. E’ come imparare una lingua: in età precoce è molto più facile. L’infanzia e l’adolescenza, la gioventù sono periodi della vita nella quale si forma la personalità dell’individuo. Se modelli e messaggi negativi, violenti, razzisti, qualunquisti, egoisti, penetrano in profondità nel carattere dei giovani difficilmente e faticosamente saranno eliminabili o modificabili in età adulta, poiché le abitudini mentali e nei comportamenti, i riferimenti culturali e ideologici, i legami di appartenenza a gruppi o a persone saranno ormai consolidate dal tempo e dalle esperienze. Forse questo è il motivo principale per cui pochi diventano radicali. Credo che questo debba diventare un obiettivo strategico per i radicali, sebbene sia molto difficile da raggiungere. Occorre studiare ed elaborare azioni ed iniziative concrete in questa direzione.

Con Luca Coscioni e la sua battaglia ho cominciato la mia militanza politica nei radicali, prima limitata all’ascolto passivo di radio radicale e ad un’iscrizione nel 1993. Questo non voglio dimenticarlo perché è stato un momento importante nella mia vita e ricordo il primo giorno e il primo tavolo come fosse ieri. La sconfitta del referendum ha segnato per quanto mi riguarda l’intensificazione del mio impegno politico, per quel poco che può contare, e così credo sia stato per molti altri. I radicali hanno sempre mirato le loro battaglie su obiettivi precisi e concreti, legati ai diritti della singola persona. Storicamente lo strumento politico fondamentale è stato il referendum, il luogo privilegiato di confronto è stato il marciapiede. Nel tempo il know-how dei radicali in termini di esperienza, competenze ed abilità si è sviluppato in modo eccezionale per questo tipo di impresa politica. Gli avversari hanno neutralizzato l’arma del referendum perciò oggi occorre modificare gli strumenti di lotta politica ed inventarne di nuovi, in poche parole aggiornare il know-how per resistere e restare competitivi. Le tecnologie avanzate e la perizia nel loro uso possono essere strumenti decisivi.

In conclusione pongo due domande: la prima: siamo sicuri che la peste italiana non rischi di contagiare anche i radicali? Ci sono stati molti casi in passato, l’ultimo dei quali particolarmente acuto e virulento: Capezzone appunto. Ogni tanto io mi do una controllatina  per vedere se da qualche parte mi è spuntato un piccolo bubbone. La seconda banale domanda è diretta a Corbellini: sei sicuro che andandotene andrai a stare meglio?

 

 

7 commenti

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mi piace!

Mi piace lo spirito e il taglio di questo intervento. acuto sintetico diretto. Grande, Alberto!

Sono anche lieta che tu abbia apprezzato la nascita e l'iniziativa degli Studenti Coscioni, una costola dell'Associazione che è diventata molto di più. Sai, non è facile tenere gli Studenti "a bada". Nelle nostre conversazioni vengono fuori sempre mille idee, talvolta non strettamente legate ai temi della Coscioni. Credo che sia il segnale di una carenza del partito, o meglio di quello che dovrebbe essere il soggetto politico a 360 gradi. Mi riferisco ovviamente a Radicali Italiani. E poi è inutile dirti che la quota di iscrizione a 200 euro per RI ha indotto tanti giuuuuovani a pagarne la metà preferendo la Coscioni (anche per la novità e la freschezza del team).

Agorà digitale è un'associazione radicale a sé stante. un esperimento che mi vede molto interessata, la politica del futuro...

Non sono completamente d'accordo sul giudizio tranchant su Gilberto Corbellini. Io non penso che ci sia alcun meccanismo di "spostamento" delle frustrazioni in atto. Mi sembra una lettura semplicistica. Credo che in parte Gilberto colga delle debolezze strutturali, che comunque colpiscono l'ASs. Coscioni meno di altri soggetti radicali. Non mi sento vittima di nessun sistema, e rifuggo in genere dalle logiche di gruppo autoconsolatorie.
Sono ben consapevole della mancanza di pluralismo e di accesso all'informazione. So anche però che il Regime esiste da 60 anni e che in altri periodi ce la siam passata meglio. Che in alcuni periodi la copertura mediatica c'è stata, ma neanche allora siamo cresciuti in maniera incisiva e, soprattutto, duratura nel tempo. Il dato, infatti, che mi allarma è il tasso di turnover dei contribuenti/iscritti. Poche sono le persone che ci hanno sostenuto per un anno, e poi hanno deciso di ripeterlo nuovamente. Diciamo che abbiamo difficoltà a fidelizzare le persone, a saldare rapporti di lungo periodo.

Sulle tue ultime domande:

- "Il potere  tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto" (L. Acton)... lontani dal potere assoluto, ma imbevuti di relazioni di potere. Al di là dei casi singoli, di cui francamente poco mi importa, credo che le "questioni morali" siano il cimitero della Politica.

- Gilberto resterà con noi.

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