Sul merito e la trasparenza, non servono parole ma regole

La prof. ssa Cattaneo ed il prof. Bianco spiegano ad Agenda Coscioni che il sistema del peer review può funzionare solo se applicato sistematicamente. In Italia qualcosa si inizia a muovere a partire dall’attuale legge finanziaria.

I fondi alla ricerca possono essere assegnati in due modi: o con metodo trasparente e secondo criteri meritocratici, oppure secondo criteri discrezionali di cooptazione. Tertium non datur. Alla luce di questa considerazione è facile desumere come in Italia sia necessaria una vera e propria rivoluzione copernicana in materia. Gli scandali che in queste passate settimane sono giunti agli onori della cronaca - a partire da quello della gestione dei fondi per la ricerca sulle staminali da parte dell'Istituto Superiore di Sanità -, costituiscono in realtà solo la punta di un iceberg. E' il sistema paese a non andare, secondo la prof.ssa Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative all'Università degli studi di Milano: "In questo paese è data pochissima attenzione alla ricerca e al desiderio della comunità scientifica di fare ricerca fatta bene, con regole precise e trasparenti". Citando l'affaire Garaci, la professoressa Cattaneo ci tiene a sottolineare che questo "non è il primo episodio di scarsa trasparenza. Nel 2001, infatti, con uno dei primi bandi sulle cellule staminali, ci siamo accorti che alcune cose non andavano. Ma non va l'a-b-c stesso dell'assegnazione dei fondi, nonostante introdurre certe regole non avrebbe un grande costo. Penso ad esempio al principio, valido in tutto il mondo, secondo il quale i membri delle commissioni giudicatrici dei progetti e distributrici di fondi di ricerca non siano al centro di un conflitto d'interessi: i membri della commissione, mi pare il minimo, non devono sottomettere progetti e ricevere fondi dalla stessa commissione". Scontato, direte. No, non in un paese in cui non si accetta il fatto che "stare in queste commissioni è allo stesso tempo un onere ed un onore per il ricercatore, che si mette al servizio della comunità scientifica". I ricercatori ed i docenti non ci stanno però a continuare a dibattere di "criteri fondati sul merito". "I criteri - ci spiega Paolo Bianco, ordinario di Anatomia Patologica presso l'Università La Sapienza di Roma - si devono trasformare in regole. Regole amministrative, precisamente definite. Fino a che l'Italia non smetterà di fare campagna ideologica sul merito - che è come una campagna ideologica sulla virtù - e realizzerà che servono regole precise, nonché istituzioni, nonché leggi dello stato che vincolino l'uso di quelle regole, tutta la discussione rimarrà solo moralistica, quindi inutile". Occorre passare dunque ad una fase organizzativa di un sistema di peer review ed in questo senso vanno due emendamenti alla finanziaria presentati dal Prof. Ignazio Marino (eletto nelle liste dei DS) ed approvati a metà novembre (v. box a lato). Queste disposizioni prevedono che, dall'anno 2008 in poi, venga destinata una quota dei fondi del Ministero della Salute a progetti presentati da ricercatori di età inferiore ai 40 anni, secondo il metodo della valutazione tra pari (o peer review). "Penso che sia un intento assolutamente lodevole quello del prof. Marino" ha commentato il prof. Bianco, "riconosco e apprezzo un intento gradualista di questa proposta: iniziamo con un 10% delle risorse e poi vediamo. Questo può essere utile, a patto che si faccia attenzione: il sistema di peer review o è un sistema, e come tale applicato su scala universale, oppure non è".

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:29
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