Sulla laicità troppa inconcludenza da sinistra

DI Carlo Troilo

A 18 anni mi sono iscritto al Psi e da allora, per 50 lunghi anni, ho sempre votato per la sinistra (o il centrosinistra), anche se talvolta "tappandomi il naso", come quando al presidente del Consiglio in carica - Giuliano Amato, uno statista di livello europeo - fu preferito, come antagonista di Berlusconi, l'ondivago Francesco Rutelli: con il risultato che conosciamo. Negli ultimi tempi ho però cominciato a chiedermi se ha senso continuare a votare per una coalizione sgangherata come quella che ci governa e se non sarebbe più giusto, per una volta, optare per l'astensione, nella speranza che essa se scelta, da molti, suoni alle orecchie dei partiti più presentabili dell'Unione, come un campanello di allarme capace di indurli a scelte più accettabili: in estrema sintesi, accentuare il profilo riformista della coalizione e, di conseguenza, separarsi dagli alleati dell'estrema sinistra. A questo proposito, condivido a pieno la protesta dei Radicali Italiani per l'appropriazione indebita della definizione di "radicale" da parte di una sinistra che vorrebbe portare in Italia la salma di Lenin, sfrattata dal Cremlino. [...] Sempre più spesso mi chiedo fino a che punto dobbiamo sopportare, in nome dello slogan "non passa Berlusconi", l'inconcludenza e gli errori del centrosinistra, che diventano orrori quando si verifica ciò che è successo mercoledì al Senato, nella votazione su un emendamento alla legge finanziaria volto a eliminare la norma che esenta gli immobili commerciali della Chiesa dal pagamento dell'ICI. Il risultato della votazione è stato sconvolgente, senza precedenti nella storia del nostro Parlamento. Hanno votato a favore solo 12 senatori, i proponenti e pochi liberi pensatori; ha votato contro tutta l'opposizione (l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli ha motivato il voto ricordando commosso le sue partite a calcetto all'oratorio); ha votato contro la maggioranza dell'Unione (compreso il Partito democratico, su cui secondo i miei amici dovremmo riporre le nostre speranze per la rinascita della sinistra); si sono astenuti, «con sofferta decisione», i partiti della cosiddetta «sinistra radicale», ben sapendo che al Senato l'astensione equivale a voto contrario. Ha esultato, naturalmente, Paola Binetti, numeraria dell'Opus Dei e influente rappresentante dell'ala teodem del Pd. Eppure - come ha scritto sulla Stampa Alessandro Barbera - «il momento non poteva essere più propizio: da Bruxelles è partita la lettera della Commissione europea che chiede chiarimenti sulle agevolazioni fiscali a favore della Chiesa ». L'Ue ritiene che la norma voluta dal governo Berlusconi, e di fatto confermata l'anno scorso da quello di Prodi, potrebbe discriminare alcune attività commerciali (quelle riconducibili alla Chiesa) dalle altre: e se è così, per gli uffici della Concorrenza si tratta di aiuto di Stato. Ancora una volta, dunque, l'Italia - che è stata tra i fondatori della Comunità Europea - si pone ostinatamente fuori dalle sue regole del gioco. [...] Se lo spazio lo consentisse, potrei continuare a lungo con gli esempi, ma mi limito a ricordare altri due punti del programma di governo - le unioni di fatto e il testamento biologico - che restano inattuati. Forse per timore di una gerarchia ecclesiastica che con sempre maggiore arroganza prevarica sulla autonomia dello Stato, non esitando a esortare - è il Papa che parla - i farmacisti a violare le sue leggi per obbedire ai precetti della Chiesa. Vorrei ricordare anche il tema - un vero tabù - dell'accanimento terapeutico e della eutanasia. Mi limito a sottolineare il messaggio sinistro contenuto in una recente intervista al Corriere della Sera del cardinale Ruini. In un paese in cui oltre 220 mila persone, di cui 150 mila con patologie oncologiche, concludono la vita tra forti patimenti fisici, Ruini condanna chi osa criticare la mancanza di pietà della Chiesa e ci ricorda che «una cultura in cui il dolore non ha senso, la sofferenza viene negata, la morte emarginata, non può comprendere il cristianesimo, che resta pur sempre la religione della croce». Altro che «il diritto alla felicità», rivendicato, nella premessa alla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, nel lontanissimo 1776.

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 15:56
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