Sulle ruote della libertà

di SimonaN

C’è una frase che amo ripetere: “Lo sport abbatte le barriere. Non è un modo di dire, lo sport ti insegna a non mollare, a dare tutto, anche nella vita”.

Moreno, cosa hanno rappresentato la disabilità, legata all'esperienza sportiva poi, nella tua vita?

Ho 47 anni, sono in carrozzina da quando ne avevo 19, nello sport ho trovato la molla per ricominciare dopo un terribile incidente automobilistico. "Lo sport abbatte le barriere non è un modo di dire, lo sport ti insegna a non mollare, a dare tutto, anche nella vita", questa è la frase che amo più spesso ripetere. Nel basket quando sei di fronte ad un avversario ti vuoi misurare con lui, vuoi vincere, e questo non c'entra praticamente nulla col fatto se sei o meno in carrozzina.

Ti trovi costretto a rielaborare la tua disabilità, non pensarla come un limite ma come un punto di partenza. Nel '95 ho fondato la Elecom s.c.s.i., cooperativa sociale specializzata in elettronica e telecomunicazioni che oggi conta più di trecento dipendenti, il 30% dei quali con disabilità. La Elecom non ha solo puntato all'inserimento, "comunque", di persone in stato di disagio, ma si è sempre contemporaneamente proposta di superare la logica del puro assistenzialismo, a favore della promozione umana e dell'integrazione sociale attraverso vere attività lavorative efficaci e gratificanti, nell'intento di restituire dignità completa e valore alla persona.

Come nasce il tuo progetto sportivo?

In questo contesto significativo è nata appunto, poco più di due anni or sono, l'iniziativa sportiva di Elecom Sport (ora sponsorizzata dalla Lottomatica), squadra di basket in carrozzina composta da dipendenti e soci della Elecom s.c.s.i. che quest'anno sta partecipando al massimo campionato nazionale di basket in carrozzina, con buone probabilità di guadagnarsi i play-off.. L'attività sportiva, come noto, è fonte di benessere fisico, e per chi è costretto all'uso della carrozzina questa pratica si ritiene costituisca un percorso riabilitativo anche psicologico.

Ebbene, dopo questa prima esperienza sono soddisfatto dei (primi) risultati ottenuti in questo ambito, in aggiunta ovviamente a quelli di carattere squisitamente sportivo. In particolare si è constatato che l'entusiasmo e lo spirito di gruppo dei giocatori si è trasferito quasi automaticamente nell'operare quotidiano, creando un clima adatto ad agire serenamente ed efficacemente, e contagiando spesso anche tutto il contesto della Elecom s.c.s.i.. In un futuro prossimo, vorrei poi ulteriormente e significativamente sviluppare questa esperienza in un vero "progetto permanente", progetto che si propone di utilizzare le nostre competenze per avviare programmi sportivi riabilitativi di ragazzi diversamente abili, ed in particolare anche di quelli che non sono ancora pronti ad affrontare l'ingresso nelle competizioni agonistiche vere e proprie.

Com'è la situazione all'estero?

La pallacanestro in carrozzina nasce negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale, negli ospedali militari, con lo scopo di riabilitare e reinserire nella società gli invalidi di guerra. Visti gli ottimi risultati ottenuti, lo sport si è pian piano diffuso in tutto il mondo, fino ad ottenere una uniformità di regolamenti (già dagli anni '60) e un calendario internazionale di eventi. Tra questo tipo di manifestazioni, le più importanti sono le Paraolimpiadi, il Campionato del mondo ed i Campionati europei.

Il basket in carrozzina è stato storicamente più praticato in quelle nazioni che avevano le strutture necessarie e una guerra in corso, o nel loro passato recente, come dimostrano per esempio i casi di Israele ed ex Jugoslavia. Comunque le compagini attualmente più quotate al mondo si trovano negli Stati Uniti (dove vi sono circa 150 squadre di eccellente qualità), alcuni paesi europei e l'Australia.

Pensi che la politica italiana si occupi abbastanza delle tematiche e delle esigenze dei disabili: integrazione, aiuti, assistenze ecc.? In fondo dovrebbe essere un tema che accomuna tutti, trasversalmente, al di là degli schieramenti.

E' del tutto evidente, se paragoniamo l'Italia ad altri paesi, che la politica italiana non si occupa né si è occupata nel passato abbastanza delle tematiche e delle esigenze dei disabili.

Ma piuttosto che passare in rassegna molti fatti che dimostrano ciò, mi soffermerei su una proposta di facile attuazione, relativa al campo dello sport (non solo basket, ovviamente). Basterebbe, per un concreto aiuto, una legge che permettesse agli sponsor privati alcune agevolazioni di carattere fiscale relative a somme elargite ad Onlus (squadre, organizzazioni, circoli) impegnate nello sport per disabili. Un po', per essere chiaro, sulla falsariga, per esempio, di quello che accade alle aziende che investono in pubblicità e possono "scaricare" quasi integralmente tali tipi di investimento.

Martedì, 4 marzo, 2008 - 16:40
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