CINEMA


Il film di Pedro Almodovar

“Gli abbracci spezzati”: un “fumetto”?

di Gianfranco Cercone

Cosa intendiamo dire quando diciamo che un film è “un fumetto”? Probabilmente che la storia ridonda di passioni d’amore smodate, di delitti e di disgrazie; in una misura così concentrata e ricorrente, e con una tale esasperazione dei sentimenti, da suscitare il nostro scetticismo. Possiamo dire allora che l’ultimo film di Almodovar sia un “fumetto”?

"Il Divo" di Paolo Sorrentino

Il ritratto di Andreotti da mostro

di Gianfranco Cercone

Il ritratto di Andreotti da mostro Il film di Sorrentino su Andreotti è un'ottima occasione per chiarire cosa la critica cinematografica è, e cosa non è. La critica, si sa, dovrebbe appurare il valore artistico di un film; e cioè se un film è bello o se è brutto. Non è suo compito, invece, ad esempio, discutere della veridicità storica dei fatti narrati dal film (quand'anche tali fatti siano presentati, appunto, come "storici", e cioè realmente accaduti); e nemmeno, dovrebbe valutare un film a seconda della posizione ideologica e politica dell'autore.

La pellicola di Anders Nilsson

"Racconti da Stoccolma". Storie di ordinaria violenza.

di Gianfranco Cercone

Non c'è personaggio che con più immediatezza provochi l'immedesimazione, come colui che ha patito un'ingiustizia (secondo solo, credo, all'innamorato). Sarà che nella vita associata, l'ingiustizia è un rischio, se non una realtà effettiva, incombente su ognuno; o sarà che, più oscuramente, ci sentiamo tutti defraudati dei nostri diritti.
Fatto sta che, come gli sceneggiatori di Hollywood sanno bene, i casi di ingiustizia e di successiva vendetta o riparazione, toccano un nervo scoperto; sono una garanzia quasi certa, di presa emotiva.

Al cinema: Juno, l'appropriazione indebita di Giuliano Ferrara

di Gianfranco Cercone

Juno Poster(Immagine fornita da Flickr)

Da ogni favola si può tentare di dedurre una morale. Eppure, l’autore può averla raccontata soltanto per il piacere di raccontarla; e la pretesa dell’ascoltatore di trarne comunque un insegnamento, può forzare il racconto, obbligarlo a esprimere un messaggio univoco, quando potrebbe suggerirne tanti altri, anche in contraddizione con quello. In questo inconveniente mi pare che sia incorso Giuliano Ferrara, quando ha strumentalizzato – sia pure con finezza – il film “Juno”, a sostegno delle sue tesi antiabortiste.

La recensione

"Lo scafandro e la farfalla": trionfo non trionfalista della libertà

di Gianfranco Cercone

Una storia vera, poi un libro, alla fine un film: l’uomo che supera il buio con la scrittura

La locandina del filmLa locandina del filmCi sono film che ci invitano a entrare nel mondo che descrivono, usando le lusinghe della seduzione. Un buon tramite, in questo caso, può essere un protagonista giovane, bello, ricco e fortunato, con il quale ci identifichiamo volentieri. Altri film, invece, più impopolari, usano, allo stesso scopo, la violenza. E il tramite può essere un protagonista con cui abbiamo perfino paura di identificarci. Mi sembra quest'ultimo il caso dello "Scafandro e la farfalla" di Schnabel.

Lo scafandro e la farfalla visto dal satellite Hotbird

di Severino Mingroni

Di quella domenica, il mio ultimo ricordo è una radio che trasmetteva "Tutto il calcio minuto per minuto", poi più niente! Rammento, invece, la visita medica del lunedì mattina, nel corso della quale tutta la metà sinistra (in senso longitudinale) del mio corpo fu percorsa da un fremito ben visibile, tanto che il dottor Natale disse: "Trasferitelo subito a Neurologia a Chieti!".

“Mare dentro" tra buonismo e rabbia

di Gianfranco Cercone

Interpellato a proposito di Mare dentro, Mario Monicelli ha dichiarato: "L'ho trovato vergognoso, non mi è piaciuto per niente. È pieno di buonismo e dopo mezz'ora volevo andarmene. Presenta una visione della morte e della vita che io rifiuto nella maniera più assoluta e che mi infastidisce". Il film - realizzato da un giovane regista spagnolo di successo, Alejandro Amenàbar - rievoca la vicenda, realmente accaduta, di Ramon Sampedro che, rimasto paralizzato in seguito a un tuffo in acque basse, costretto a vivere immobilizzato su un letto, lottò perché gli fosse riconosciuto il diritto di ricorrere all'eutanasia.

Controllando le cifre di Sicko. Opinioni contro

di Andrea Marchesetti

Le statistiche del censimento, raggruppando i non-assicurati per "caratteristiche selezionate", notano che 8,8 milioni di non-assicurati non sono cittadini e includono molti immigrati temporanei o illegali. Una caratteristica che non è menzionata è che i non-assicurati spesso lavorano in proprio. Gli economisti Craig Perry e Harvey Rosen, in uno studio per il National Bureau of Economic Research, hanno scoperto che "la mancanza di assicurazione sanitaria tra i lavoratori in proprio non ha conseguenze sulla loro salute.

“Sicko” di Michael Moore

di Gianfranco Cercone

In un pamphlet non si va troppo per il sottile: si ha un avversario da demolire, una tesi da controbattere, e si espongono alla luce più cruda difetti e contraddizioni logiche, senza aggiungere i chiaroscuri. Il documentario di Michael Moore, "Sicko", è un pamphlet, in forma cinematografica, sul sistema sanitario americano. Dovremmo, dunque, accettare le qualità e i limiti del genere. Eppure, qualcosa non riesce a convincerci.

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