Ecco allora la nonviolenza, intesa come filosofia di una radicale differenza che, senza più alcuna mediazione, accoglie e vivifica l'istanza religiosa, rinnovandola perpetuamente e portandone i contenuti all'interno della società. Non si tratta di adottare alcunché di velleitario ma di seguire fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, un percorso che, per dirla alla Michelstaedter, è quello del persuaso, cioè di colui che ha in sé la vita, che sa rendersi senza posa fiamma, squarciando l'oscuro abisso dell'insufficienza senza approdare a lidi facilmente consolatori.