soccorso civile


Testamento biologico, decidi ora con soccorso civile!

Il testamento biologico è il documento con cui ogni persona potrebbe garantirsi il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) allorché, nel momento in cui quel trattamento di rendesse necessario, non fosse nelle condizioni di esprimere la propria volontà.
La legge italiana non ha ancora sancito la validità di questo documento, ma redigerlo è ugualmente importante, perché esso è comunque un importante riferimento per il medico, che potrebbe tenerlo in grande considerazione nello stabilire la propria linea di condotta.

Il mio testamento biologico

di Severino Mingroni

L'anno scorso, mi sembra a febbraio, in una trasmissione televisiva su RAI3 (stavo pranzando), si parlava di testamento biologico. Ospite illustre era il professor Umberto Veronesi della Fondazione omonima. Egli invitava a scaricare dal sito della Fondazione, e naturalmente a riempire, il modulo sul testamento biologico perché, disse, nessuno decida al posto vostro.
Giusto, pensai, caro Umberto, nessuno dovrà mai decidere al posto mio, nemmeno se sarò un vegetale.

Soccorso Civile

Un soccorso civile per le unioni gay

di Francesco Bilotta

Nessun Paese al mondo, fino a qualche decennio fa, aveva creato norme che prevedessero l'unione tra persone dello stesso sesso. Nei Paesi che poi hanno ampliato l'istituto matrimoniale alle coppie dello stesso sesso (Belgio, Olanda, Spagna, Canada, Sud Africa), o hanno introdotto istituti che differiscono dal matrimonio solo nel nome (Regno Unito, Germania, Nuova Zelanda), vi erano in precedenza norme che utilizzavano termini analoghi a quelli italiani di marito e moglie, sostituiti con la parola "coniuge", neutra dal punto di vista del genere.

L'iniziativa politica

"Amore civile" in movimento

di Marco Cappato

Riforma del diritto di famiglia, Festival dell'amore civile, democrazia diretta: le nuove libertà NON sono soltanto questioni di "minoranze"

Le discriminazioni vanno superate facendo "causa comune" tra i diversi interessi delle diverse "minoranze, per una battaglia antropologica che riguarda il 100% dei cittadini

Dovremmo provare a chiedere aiuto al mondo dell'arte per raccontare cosa significa "l'amore civile"

Amore civile è il tentativo di "tenere tutto insieme", di non occuparsi solo di una questione particolare, come è stato fatto in questi anni, quando è stata ridotta tutta la questione delle "famiglie" a una sorta di "rappresentanza di interessi particolari".
Fagioli ha parlato dell'identità sessuale, quasi dicendoci: "non esiste un'identità sessuale".
E' un'idea importante, che dobbiamo tenere presente come risultato possibile in una società dove lo Stato è completamente neutrale nei confronti delle scelte di vita e di sessualità, rendendo superfluo cercare la propria identità nel comportamento sessuale.
Oggi però delle discriminazioni ci sono, e vanno superate non certo riducendo il problema a quello di minoranze che più fanno sentire la propria voce e meglio riusciranno a eliminare la propria specifica discriminazione. Questo schema ha fallito.
Non è più nemmeno vero per il mondo del lavoro, dove il lavoratore non definisce più la propria identità nell'essere tale, né il "padrone" nell'essere "padrone", ma sono tutti al tempo stesso produttori, lavoratori, consumatori. Ancora meno vero è perciò quando è in gioco un insieme molto più complesso di interessi, quell'"amore civile" dove la libertà sessuale, la libertà nel mettere su una famiglia, la non discriminazione nell'accesso al lavoro riguardano sia la "questione femminile" che la "questione omosessuale".
Occuparsene significa occuparsi di realtà sociali assolutamente maggioritarie, andando oltre la della difesa di una minoranza. Esiste, certo, un problema di discriminazione, che va affrontato. Lo ricordava Bruno de Filippis: discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio, di un'unione rispetto all'altra, di un sesso rispetto all'altro.
E' difficile "chiamare a raccolta" sui singoli temi, perché è difficile "chiamare" in termini di comunicazione, ed è anche difficile "raccogliere", cioè dare uno strumento, uno sbocco politico ai diversi interessi in gioco.

La nostra moratoria

IL CALO DEGLI ABORTI Nel 2006, ultimi dati disponibili forniti dal Ministero della Salute, in Italia sono stati praticati 130.033 aborti. A fronte degli oltre 200.000 aborti clandestini stimati prima dell'approvazione della legge nel 1978, c'è stata dunque una drastica diminuzione del numero di interventi, del 45,3% rispetto ai primi dati certi, quelli del 1982.

LA SITUAZIONE DELLE DONNE IMMIGRATE Se si considerassero solo le cittadine italiane, la riduzione sarebbe ancora maggiore, con il 60% di interventi in meno rispetto al picco del 1982.

LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Non è abortiva. Scientificamente.

di Silvio Viale

Ne avevo già parlato a Napoli a dicembre, chissà se la stampa ne parlerà ora dopo le polemiche de Il Foglio? Che la pillola dell'ora dopo, la cui efficacia si dimezza ogni 12 ore, non agisse sull'impianto dell'ovulo fecondato era già noto e contenuto persino in un documento dell'OMS del 2005, ma ora grazie ad un lavoro del Karolinska Institute ne abbiamo la prova anche per l'uomo. Dopo che alcuni studi lo avevano già provato in vivo nel ratto (2003) e nella scimmia (2004), la difficoltà era proprio quella di provarlo nell'uomo.

Carissimi radicali, non vi riconosciamo più

Editoriale del Foglio 15 gennaio 2008

Carissimi radicali, non vi riconosciamo più. Ma è proprio la vostra bella e battagliera radio, quella che invita a scaricare dal sito dell'Associazione Coscioni i moduli per denunciare-querelare i farmacisti che si appellano all'obiezione di coscienza per non vendere la pillola del giorno dopo, nonché i medici ospedalieri che per lo stesso motivo si rifiutano di prescriverla? Ma come vi è saltato in mente?

Obiezione è responsabilità

Sul Foglio del 15 gennaio scorso ho letto una frase che periodicamente, nel corso degli oltre trent'anni della mia storia radicale, ho sentito ripetere più volte, seppure pronunciata in modi diversi. Questa volta è "carissimi radicali, non vi riconosco più", altre volte è stato "una volta sì che eravate bravi, oggi siete cambiati". Io credo che quello che non si sopporti siano i radicali nel vivo della propria azione politica, salvo poi dar loro ragione a distanza di cinque, dieci o vent'anni.

Non riconosce chi non ci conosce

di Marco Perduca, Rocco Berardo

Lo spot sulla pillola del giorno dopo dell'Associazione Luca Coscioni in onda su Radio radicale non è in contrasto con quello che i radicali hanno sempre professato. Anzi, in linea con le lotte per affermare il principio di legalità, vuol far conoscere ai cittadini un loro diritto affinché essi, informati, possano esercitarlo appieno. I radicali non sono mai stati per il diritto all'obiezione di coscienza per qualsiasi legge.

Non si finisce mai di imparare dal Foglio

di Marco Cappato

Non si finisce mai di imparare, dal Foglio. Noi Radicali - quelli che "non ci riconoscete più" - credevamo che la "grande moratoria" fosse quella votata all'ONU sulla pena di morte, e che l'aborto avessimo iniziato a sconfiggerlo trent'anni fa, contro l'aborto selvaggio benedetto dal Vaticano. Credevamo, egocentrici come siamo, che la censura fosse per esempio quella che ci annienta e ci toglie perfino il nome.

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it