Tornare alla Costituzione

di Filomena Gallo

Annullate le linee guida, il Tar del Lazio ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di alcuni articoli della legge 40, in contraddizione con gli artt. 3 e 32 della Costituzione. Ora la parola è alla Consulta.

Sta accadendo quel che da tempo ci aspettavamo, fin dal 2004, anno di entrata in vigore della legge 40 sulla fecondazione assistita. I magistrati intervengono alla luce delle leggi di uno stato laico basato sulla Carta Costituzionale e nel rispetto delle leggi preesistenti alla legge 40/04. Applicazione secondo legge, senza influenze di matrice religiose e senza opinioni di chi tutto è, tranne che un medico che applica tecniche di fecondazione assistita, un embriologo o un malato o un giurista. Naturalmente la legge sulla fecondazione assistita va cambiata, perché esclude le coppie sterili che fanno ricorso alle tecniche eterologhe e perché impedisce la ricerca scientifica sugli embrioni che non determineranno mai una gravidanza. Sulla liceità delle tecniche di diagnosi preimpianto la giurisprudenza più recente è concorde, escludendo ogni tipo di reato imputabile all'operatore di fecondazione assistita che effettua la tecnica. Senza entrare nei meandri giurisprudenziali il verdetto quindi è unanime: i Magistrati ordinano ai centri l'esecuzione della tecnica diagnostica sull'embrione per coppie portatrici di patologie ereditarie. Ma da oggi le coppie non dovranno più ricorrere alle aule dei Tribunali per vedere affermati i lori diritti, perché il Tar Lazio, con decisione depositata il 31 ottobre 2007, resa nota il 21 gennaio 2008, ha annullato "le linee guida di cui al D. M. 21.7.2004 nella parte contenuta nelle Misure di Tutela dell'embrione laddove si statuisce che ogni indagine relativa allo stato di salute degli embrioni creati in vitro, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, dovrà essere di tipo osservazionale". Basta quindi viaggi all'estero per le coppie che non vogliono trasmettere gravi malattie ai propri figli, si potrà effettuale diagnosi preimpianto sugli embrioni in Italia. Ma i giudici del Tar Lazio hanno giustamente sollevato "la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 14, commi 2 e 3, della legge n. 40 del 19 febbraio 2004 per contrasto con gli articoli 3 e 32 della Costituzione". I giudici ritengono che non sono rispettati gli stessi principi ispiratori della legge che sono riportabili al principio di minor invasività dell'art. 4 comma 2. Seguendo la strada tracciata dalla recentissima giurisprudenza in materia i giudici del Tar ritengono che i limite dei tre ovociti fecondabili e il relativo limite dei tre embrioni, insieme al divieto di crioconservazione, sono da ritenersi incostituzionali poiché in contrasto con la stessa legge 40 e con i principi di rango superiore della Costituzione Italiana. I giudici del Tar con tale decisione hanno inoltre, messo in evidenza che la fecondazione assistita è una tecnica sanitaria dove il medico deve decidere e non le leggi. Ora aspettiamo fiduciosi la decisione della Consulta, che sia scevra da influenze e in linea con le norme principali del nostro Stato. Tutto ciò in attesa di un Governo che decida di rappresentare tutti i cittadini: buoni e cattivi, credenti e non, malati e sani, senza alcuna forma di discriminazione come invece oggi avviene in violazione dell'art. 3 e 32 della Costituzione Italiana. In attesa di un Governo che metta in discussione la riforma di una legge unica in Europa, a danno delle coppie sterili come dimostrato nella relazione del 2007 al Parlamento sull'applicazione delle tecniche di fecondazione assistita. Tutto ciò non dovrebbe costituire una novità per chi lavora con le leggi, i valori costituzionalmente rilevanti si affermano con l'interpretazione di norme nel rispetto di questi principi cardine nel nostro ordinamento, come affermato dalle pronunce che arrivano a disapplicare norme di rango inferiore per affermare diritti legati alle migliori regole della scienza in relazione alla salute della madre. Il giorno che decisi di studiare Giurisprudenza, per diventare avvocato, mai e poi mai avrei ipotizzato che potessero essere emanate norme da cui i cittadini dovessero difendersi, nessun docente ci ha mai insegnato che le leggi e i codici andassero letti in combinato con testi religiosi. Ancora oggi mi stupisco, nel sentire che una legge è corretta nella sua interpretazione perché un Santo o un Papa ne confermano l'interpretazione. Come giurista e come Presidente di un'associazione di coppie malate "Amica Cicogna", oggi credo che le leggi vadano liberate da ideologie e che debba ritornare al centro delle tutele la persona e i suoi diritti inviolabili tra cui rientra anche il diritto non codificato ma insito nel diritto alla salute, nella libertà di ricerca, "il diritto alla speranza". In qualità di legale di "Amica Cicogna" e "L'altra Cicogna", ho agito per l'affermazione della legalità e il riconoscimento della dignità a milioni di persone che desiderano un figlio. Non dimenticherò mai la difesa delle linee guida: avvocati che intervennero durante la prima udienza innanzi ai giudici del Tar esordendo con offese volgari alle donne che si devono sottoporre alla fecondazione assistita, ma non citando leggi a supporto della tesi di difesa, facendo affermazioni solamente e puramente ideologiche senza riscontro in dottrina e in diritto. Ma i Giudici del Tar Lazio hanno fatto emergere solo le leggi ed è enorme la soddisfazione per noi tutti e il prevalere della verità e della giustizia su tutto. Anche per questo sono iscritta all'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, perché non si smetta di lottare per l'affermazione dei diritti civili, per il futuro e per quei sorrisi di bambini vicini o lontani, che saranno il domani. Noi oggi siamo parte di un presente da cambiare.

Lunedì, 4 Febbraio, 2008 - 15:29
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