Una prima replica ad alcuni commenti e critiche


Sommario: 
Sommario. Il mio intervento sul futuro dell'Associazione ha suscitato reazioni di varia natura. Forse c'è stato qualche fraintendimento. O forse no. Oltre a rispondere ad alcune critiche, entro nel merito di alcune questioni. Fornendo qualche argomento a chiarimento di alcune mie posizioni.
Testo Intervento: 
Mi secca dover rispondere parlando ancora in prima persona. Ma quasi tutti quelli che mi hanno risposto hanno in parte frainteso o letto alla luce qualche luogo comune alcuni passaggi del mio intervento. Quindi sono costretto a un paio di precisazioni, senza raccogliere alcune insulse provocazioni. Sono troppo orgoglioso, e anche abbastanza presuntuoso, per pensare di “gettare la spugna”. Continuerei a dire le cose che dico fuori dai salotti e convegni politici (che non frequento), e a ragionare secondo le mie origini sociali, cioè da ‘contadino’. E’ vero però, come ha intuito il mio commentatore un po’ snob, che non mi piace Patti Smith, e rabbrividisco quando sento dire che il potere sarebbe nelle mani di un ectoplasma inventato da filosofi perditempo ed evocato sempre minacciosamente dagli onnipresenti fachiri della politica come… il “popolo”.   Se vogliamo rimanere nel linguaggio sportivo, il mio intervento era un invito a un “time-out”, per capire se non si possa apportare qualche miglioramento al modulo di gioco. Dato l’andamento non proprio soddisfacente della partita che si sta giocando. Quindi anche alla luce del silenziamento della voce e delle posizioni radicali, che Emma ha voluto giustamente ricordarmi che non è un fatto marginale.  Ok. Io però non ho parlato di “velleitarismo”. Ma, senza risalire fino ad Altiero Spinelli esiliato a Ventotene,  teniamo anche conto riandando anche solo a quando furono firmati i Trattati di Roma, cioè nel 1957, solo da pochi mesi il segnale televisivo copriva il territorio nazionale e gli apparecchi televisivi in Italia non superavano il numero di 400mila. Quello che voglio dire è che i successi e gli esempi del passato sono sempre problematici da usare. Non voglio fare troppo il dotto, ma di mestiere studio e insegno questioni a cavallo tra storia, filosofia, politica, etica e scienza… Dopo un famoso saggio di Nietzche del 1873 intitolato “Sull’uso e l’abuso della storia per la vita”, sono uscite decine di analisi sui rischi di fraintendimenti che si corrono nell’instaurare dei paragoni storici. Per quanto riguarda gli abusi dei richiami storici in politica ho letto recentemente un delizioso saggio di Margaret MacMillan intitolato proprio “The uses and abuses of history”.   Potrei richiamare decine di fattori, descritti da diversi analisti più esperti di me, che hanno cambiato il modo di costruire l’accountability, cioè l’affidabilità della classe politica e di governo negli ultimi cinquant’anni, nel mondo occidentale e in Italia in particolare, e che rendono problematico l’uso comparativo o per scopi esemplificativi degli esempi storici. Il tempo passa e le condizioni cambiano. Spero di sbagliarmi e vorrei che qualcuno me lo dimostrasse, ma temo che alcuni dei soliti esempi del passato oggi siano di scarso aiuto per capire la situazione che stiamo attraversando in questo paese. Certo, servono a darsi coraggio… che non è poco. Quello a cui però, proprio, sono refrattario, è lo spontaneismo nell’affrontare i problemi. O sentir ribattere a delle tesi che hanno una dietro qualche argomento, come quella sulla comunicazione in merito al testamento biologico, con asserzioni apodittiche. Su cosa sta succedendo nella comunicazione riguardo ai temi di bioetica in Italia, ho già scritto più volte sull’Agenda… ma eventualmente ci tornerò sopra in un successivo intervento. A Emma, con la quale sono da tempo in sintonia su moltissime questioni dico che il mercato, economico o politico che sia, è comunque un modello ideale. A cui la realtà qualche volta si avvicina di più o di meno. Soprattutto è un’invenzione dell’Illluminismo, che per essere in qualche modo approssimata richiede un’educazione morale e quindi anche civile del tutto particolare. Gli studi descrittivi e sperimentali sul comportamento economico e politico umano mostrano che la qualità di funzionamento dei mercati economici (o dei sistemi politici liberali se vogliamo considerare. Come sono, i due fenomeni legati tra loro) dipende da una serie di condizioni ambientali che possono o meno tirar fuori alcune capacità o resistenze individuali a determinate dinamiche sociali. Forse bisognerebbe cercare di analizzare meglio – come cercava di capirlo Emma quando era Ministro al commercio estero – quali sono i punti su cui agire per mettere in moto delle dinamiche virtuose. E questo implica confrontarsi con delle realtà economiche o politiche concrete, e forse anche inventare spazi di analisi e proposta politica che aprano nuovi fronti. Io ogni tanto lo faccio e l’ho fatto. D’altro canto io ho un mestiere, e continuerò a fare quello. Se qualcuno che lavora in politica vuole trarne spunti... Altrimenti si vede che certe riflessioni sono inutili sul piano politico, e non val nemmeno la pena discuterne.   Ho letto anch’io l’editoriale di Padoa Schioppa, citato da Emma. Devo dire che se lo stato non è andato incontro all’evoluzione che i liberaldemocratici si sarebbero aspettati è perché, forse, non c’era nemmeno la nazione… ovvero mancavano alcune condizioni per l’evoluzione del paese verso una più o meno funzionale liberaldemocrazia. Ma lascio agli storici… anzi preferirei sentire degli antropologi sulla questione. E, comunque, io non ho tutta questa passione per lo “Stato”. Non credo che sia stato distrutto nella seconda metà della storia d’Italia, ma che lo si sia trasformato in entità ipertrofica che tende ormai alla malignità e metastatizzazione, e che si alimenta parassitando le libertà delle persone… Di Padoa Schioppa mi è piacuto di più La veduta corta, dove dice una cosa sensata. Ma non capisce che quello che secondo lui servirebbe, sta alle spalle, e se oggi vince la veduta corta è perché ci sono dei vantaggi. Io mi domando se qualcuno li legge i testi che illustrano la condizione drammatica, e in particolare il peggioramento a cui è andata incontro negli ultimi anni, la cultura civica di questo paese? Perché a me spiegano come mai, appunto la “peste” attecchisce sempre più facilmente e ormai si va trasformando in una malattia cronica del sistema. Perché persino rispetto a un terreno sul quale dovrebbe essere facile muoversi, come scienza e la sua libertà, si perdono posizioni.   A Mirella voglio dire, che a Luca Coscioni piaceva confrontarsi anche con sfide anche intellettuali: ricordo diversi suoi interventi che riflettevano una comprensione non banale dei grandi temi della filosofia politica e dei rapporti tra scienza e politica. Quindi, se cerco di porre questioni ed esprimo disaccordi su metodi, faccio semplicemente quello che mi viene naturale di fare. E quando Luca mi ha invitato a entrare nell’Associazione, non penso l’abbia fatto tirando a sorte il mio nome da un elenco telefonico.   Per uscire dal generico, io penso che mentre sui temi della disabilità e del supporto politico giudico ai malati, il lavoro che viene fatto produce risultati e crea legami che mantengono viva l’Associazione. Sugli altri fronti, inclusi quelli legati alla libertà di ricerca scientifica o l’accesso a tecnologie e prestazioni biomediche vietate in Italia dallo stato etico vaticaliano, francamente non vedo avanzamenti e risultati che diano l’idea che si stanno affrontando con efficacia i problemi e si riesce a catturare l’interesse di coloro che vi sono coinvolti. Per esempio, diversamente dai disabili, gli scienziati e i ricercatori in generale non si sono più di tanto spesi. In parte capisco anche perché: io ho grande stima per gli scienziati come categoria, ma sugli scienziati italiani mantengo molte riserve… Penso di poter dire che con Marco ce ne siamo fatte venire tante di idee, e a metter su i Congressi mondiali ci siamo riusciti. Me per ragioni che ora comincio a capire questi congressi non sono stati diversi o non hanno trovato. al loro interno, spinte utili per diversificarsi dai tanti Congressi ‘specialistici’, cioè dedicati a un tema disciplinare a cui mi capita di partecipare.   Entro ora nel merito di due questioni che ho sollevato, su cui Emma mi invita a precisare il mio pensiero.   Il nucleare non è una mia specialità, ma visto che se ne parla molto ho provato a documentarmi. Ci sono dati abbastanza convergenti sui diversi costi economici dell’energia prodotta utilizzando sistemi differenti, nonché modelli predittivi, non miracolistici, che valutano in prospettiva, quindi non solo qui e ora, la disponibilità e i costi dell’energia, tenendo conto del peso che ha la materia prima rispetto alla tecnologia utilizzata, e dei trend in corso e dell'impatto di varie tecnologie sulla riduzione delle emissioni. Ebbene, a me pare di aver capito che i  reattori veloci supergeneratori (fast breader reactor) sono una soluzione valida e che può dare buoni risultati. L’avvento dei reattori supergeneratori promette concretamente di rendere il nucleare in grado di soddisfare, anche su tempi lunghi, i fabbisogni di energia, fino ad una data in cui il sistema mondiale, sostanzialmente modificato rispetto ad oggi, e non disponendo più di giacimenti di petrolio o gas naturale a basso costo, attingerà verosimilmente al carbone come preziosa materia prima di processi industriali, e al nucleare e alle fonti rinnovabili per soddisfare i fabbisogni di energia. Insomma, mi sembra ci siano dati validi per pensare a uno scenario di fabbisogno energetico in cui, privilegiando il nucleare si possono prevedere vantaggi se si guarda ai tempi lunghi. Del resto il Generation IV International Forum (GIF), che al momento purtroppo vede l’Italia passivamente in retroguardia, sta sviluppando in modo coordinato ed efficiente una filiera di reattori nucleare di quarta generazione che dal 2040 faranno fare un definitivo salto di qualità all’impiantistica nucleare. A mio modo di vedere è auspicabile che il Ministero dello Sviluppo Produttivo, che ha fortemente voluto il ritorno al nucleare con il decreto del 9 luglio, abbia ben presente lo scenario internazionale e utilizzi i consulenti giusti per agganciare l’Italia a un futuro più rassicurante sul piano delle prospettive energetiche.  Per quanto riguarda gli ogm, diversamente da quello che pensa qualcuno, io non ho una passione speciale per l’argomento. Preferisco di gran lunga occuparmi dei miei studi storico-filosofici. Ma trovo che l’atteggiamento contro gli ogm sia talmente esemplare dell’ottusità umana nella sua massima espressione, che finisce mi diverto a discuterne pubblicamente con chi è contrario. A parte questo lato ludico, penso che sul piano scientifico, su quello economico e in termini di diritto, cioè libertà d’impresa, davvero non ci siano contro-argomenti che tengano. Scientificamente la paura dei geni è poco diversa dalla paura delle streghe e delle superstizioni popolari più ridicole. Economicamente, si sta perdendo un’occasione straordinaria per sfruttare una tecnologia efficace e sicura, che può convivere benissimo con il cosiddetto biologico o naturale. Il che vorrebbe dire vantaggi economici per il paese e più libertà di scelta per i cittadini. Se fautori del biologico hanno paura che i contadini abbandonino metodi non più convenienti, o di venire fagocitati dai coltivatori che si arricchiranno grazie alla superiore resa dei mais e altre coltivazioni geneticamente modificate, sbagliano. Perché la domanda di cibi cosiddetti naturali ha motivazioni filosofiche, e quindi è come la domanda di medicine omeopatiche. Non scomparirà mai. O almeno per alcune generazioni. E comunque si possono trovare facilmente soluzioni per far convivere tutti. A livello di diritti e libertà d’impresa penso che l’Associazione e i radicali dovrebbero lanciarsi in aiuto dei contadini del nord, che chiedono di essere liberati dai ricatti politici e dagli inganni ideologici dei leghisti. Le ultime uscite del Ministro Zaia sono indicatori non solo di incompetenza, ma di un vero e proprio intento di causare danni irreparabili all’economia agricola italiana.

11 commenti

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Sul testamento biologico

Nel mio precedente commento "3 appunti", volendo essere sintetico, sono stato troppo brutale e sbrigativo. La via dell' inferno è lastricata di buone intenzioni.

Perché dobbiamo presentare la battaglia sul bio-testamento come una questione di diritto di scelta e non di costi?

Facciamo un esperimento mentale. Prendiamo il caso di un paziente in stato vegetativo permanente e ipotizziamo un universo parallelo in cui, per una strana ragione che non ci interessa, privare questo paziente dell'alimentazione e dell'idratazione risulti maggiormente oneroso per la collettività rispetto al fornirgli tali risorse.

In questo caso, se il paziente avesse espresso in precedenza la volontà di non subire tale pratica, noi dovremmo comunque rispettare la sua volontà?Io credo proprio di sì.

Quindi il nocciolo della questione, quello che dobbiamo tenere a mente quando parliamo per pochi seecondi in tv o per strada quando fermiamo i passanti, è questo.

Il discorso dei costi è un terreno su cui è più facile giocare da parte di chi è un buon cavillatore (e io purtroppo non appartengo ancora a questa categoria). A mio avviso, la ragione di ciò sta nella impossibilità di stabilire con certezza assoluta se una certa pratica su di un paziente possa o meno rivelarsi di una qualche utilità ovvero se possa, in qualche modo, fornirci dei dati interessanti.

Certo che facendo un discorso generale, analizzando la situazione del nostro Paese, abbiamo il dovere di ricordare come vi sia un'infinità di leggi crudeli e irrazionali che finiscono per avere anche delle pesanti ricadute sul nostro benessere economico.

Ma nell'esporre la questione del bio-testamento, dovendo essere sintetici, sono convinto che sia più opportuno puntare sul diritto di scelta.

 

Prima risposta dal signorino snob.

Caro Gilberto,

posso capire che per ragioni caratteriali e culturali tu possa essere infastidito dal dover fare un discorso parlando in prima persona, ma mi permetto di sottolineare che questo è quello che quotidianamente facciamo in questa associazione: parliamo sempre partendo dai nostri corpi e dai nostri vissuti. Spero che il ricordarti questo di fatto possa rappresentare per te un qualche sollievo.

Mi fa piacere che tu abbia chiarito di non voler mollare, ma anzi di essere intenzionato a sfuttare al meglio questo Congresso come momento di riflessione e miglioramento. Molti di noi non avevano capito questo e per tale motivo eravano rattristati ed arrabbiati.

Tu dici che sbaglio a parlare di popolo. Certamente non è un concetto scientifico come lo sono quello di atomo o di dna, ma non credi che questo concetto non possa comunque avere un'utilità sociale? E poi, scusami, ma perché io non potrei utilizzare il concetto di popolo, quando tu utilizzi quello di élite intellettuali? In fondo, l'art.1 della nostra Costituzione, un libro che noi snob amiamo tenere sul comodino, recita : " L' Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

Parlando di popolo nel mio commento, intendevo riferirmi alle persone comuni, all'uomo della strada a cui si rivolgeva Milton Friedman, all' "average guy" cantato da Lou Reed.

Io credo che il Potere sia nelle mani di queste persone e che siano loro a poter cambiare le cose.

Pannella mi ha raccontato che abbiamo vinto la battaglia sull'aborto anche grazie ai giornalacci con le donnine nude e qualcun altro mi ha raccontato che i libri che preparano il terrreno per la rivoluzione francese non erano dei seriosi trattati ma romanzi pornografici come il celebre "La filosofa Teresa", i quali, attraverso gradevolissime metafore, diffusero un nuovo modo di pensare anche tra un ceto meno colto di quello a cui erano destinati i saggi. Mi hanno raccontato solo delle baggianate? E se la cosa non è importante, perché tu ritieni che bisogna diffidare dal trarre insegnamenti dalla Storia (io, avendo letto un po' e probabilmente male, Giulio Preti, in questo sono un po' più temerario di te, e la Storia la uso volentieri), cosa vorresti fare ora? Io non ho veramente capito il tuo riferimento alle élite. Potresti chiarirmelo in parole molto semplici?

Non avevo ben capito la frase sul nucleare e gli ogm e ti ringrazio per avercela chiarita.

Sul fatto della mancanza di discussione sui contenuti, come umile "militonto" mi sento di fare autocritica e di impegnarmi in futuro, nel mio piccolo, ad essere più partecipe.

A presto,

Elvis

P.S. Ma il rock non ti piace proprio ? Io in questi giorni sto ascoltando "The fixer" dei Pearl Jam : ha lo spirito di cui avremmo bisogno.

 

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