Una politica da 100 nobel

di Marco Cappato

“dal corpo dei malati al cuore della politica” non è uno slogan, ma un metodo di azione e organizzazione politica. il nostro è anche il congresso dell’iniziativa per una riforma possibile della politica.

Qualche sera fa - finalmente, si potrebbe dire - la televisione italiana ha dedicato due ore piene di diretta in prima serata al tema della malattia, della disabilità, della guarigione. E' stata una puntata che dovrebbe entrare nella storia della televisione, per quanto negativo si produce di cultura antiscientifica e della superstizione. La cosa grave non è tanto che si sia dedicato il "Porta a porta" di Bruno Vespa alla celebrazione del centocinquantennale di Lourdes, ma che sia stato fatto con i toni della apologia, con i miracoli presentati come eventi storici, della guarigione presentata come fatto scientifico e degli scienziati ritratti come una casta di cinici dubbiosi. Questo è grave non per chi non crede, ma proprio per chi si vede ridotta la propria religione, la propria fede, a oggetto da spettacolo, da esibizione. La questione della informazione è quella che investe di più la nostra associazione.

Abbiamo fatto cose importanti, a partire dalla presenza di Luca Coscioni quando per la prima volta si candidò negli organi dirigenti radicali attraverso le elezioni online, parlandoci del fatto che ammalati come lui si vedevano chiusa in Italia la porta della ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali. Abbiamo fatto fare un salto di qualità epocale al movimento dei diritti civili, al movimento che fino a allora aveva parlato negli anni 70 della autodeterminazione della donna, della riproduzione, della sessualità. Con Luca Coscioni si è arrivato a guardare qualcosa della quale adesso si comincia a vedere l'importanza. Luca fu conosciuto davvero dagli italiani praticamente solo nel momento della sua morte, e il messaggio grande che questa associazione cerca di portare è quello di rendere il diritto e la democrazia (e quindi le libertà garantite dal diritto e dalla democrazia) adeguati alla immensa rivoluzione scientifica e tecnologica che ha iniziato a investire l'essere umano; l'essere umano per il quale la rivoluzione scientifica e tecnologica non è più soltanto quella degli strumenti tecnologici che vengono inventati con ritmi sempre crescenti, ma è la possibilità di intervenire su se stesso, sulla propria natura. Si tratta di una modificazione, di un salto antropologico che le nuove tecnologie della riproduzione e sul genoma ci fanno vedere un cammino che è già lì. Già si può intervenire con l'analisi genetica preimpianto, e la scienza ci dice che sarà possibile tra poco iniziare a intervenire anche sulla nostra natura, sui geni, sul dna. Questa è una prospettiva che nessuno deve presentare e agitare come il "sol dell'avvenire", come se tutto questo non portasse problemi, in base a quella figura di fantoccio polemico che ci viene incollata addosso di uno scientismo per il quale è bene fare tutto ciò che è possibile fare (e ovviamente non è così).

Il cuore del problema che Luca ci ha consentito di affrontare è proprio quello di come governare questa rivoluzione tecnologica grazie al diritto e alla democrazia (c'è un bellissimo saggio di Aldo Schiavone su questo). Grazie a Luca abbiamo iniziato a parlarne in Italia e nel mondo, visto che 50 premi Nobel addirittura sostennero la sua candidatura nella lista Emma Bonino. Se perdiamo la capacità di governare con il diritto e la democrazia la rivoluzione tecnologica, allora sarà lo stesso diritto e la stessa democrazia a essere perduti, perduti nella loro funzione, e le logiche diverranno altre. Già oggi la Cina, altri Paesi dittatoriali e non democratici, rischiano di avanzare più veloce sulla strada del progresso scientifico perchè non hanno gli ingombri dei controlli, della verifica, del dovere rendere conto alla politica, ai malati, all'opinione pubblica. Questa è l'alternativa, non quella che ci propone la gerarchia vaticana o la campagna di Giuliano Ferrara, che vogliono rispondere a questa immensa rivoluzione con i divieti, tracciando i confini del sacro e dell'inviolabile all'inizio e alla fine della vita, oltre che nei momenti delicati, particolarmente quelli della sessualità e riproduzione. Si illudono che tracciando quei confini sapranno governare il processo che incombe. Invece no: o si governa con le risposte di Luca Coscioni, con la libertà e responsabilità dei ricercatori, degli scienziati, dei malati, dei cittadini, della democrazia, della legge, oppure quei processi saranno governati di fatto dalle dinamiche del potere, degli oligopoli, dei monopoli e potentati che rimuovono l'interesse generale sostituendolo con la logica del profitto. Ora è arrivato Ferrara e alla sua campagna sulla "grande" moratoria (cosiddetta) sull'aborto. Ovviamente è stato aiutato, perchè noi abbiamo fatto una ricostruzione di come il lancio di quella sua iniziativa sia stato possibile grazie al fatto che una sua prima lettera è diventata subito notizia: tg1, tg2, tg3 per due, tre, quattro giorni, e c'è stata una promozione a decine di milioni di persone. Se, quando Coscioni "scese in campo" con il suo messaggio, se ne fosse parlato negli stessi termini, forse avremmo potuto sollevare i temi della vita, della morte, della malattia con cinque, sei anni di anticipo, invece di esserne investiti in questo modo, che rischia di avere le conseguenze che abbiamo visto, come i carabinieri alla caccia dei feti abortiti nelle corsie d'ospedale. Oggi troppo spesso la politica pretende di relegare su un piano della "coscienza", che poi significa relegare nel piano dell'immobilismo e dei divieti ereditati da altri poteri e tradizioni, le cosiddette questioni di coscienza. Ferrara in realtà non aveva mosso un dito quando gli allora candidati Premier Berlusconi e Rutelli dicevano a Coscioni: noi non ci occupiamo di questi temi perchè riguardano la coscienza. Oggi lanciano all'ONU una sfida che siamo attrezzati a raccogliere. Proprio noi, quelli che ci riuniamo qui in questa sala. Con i premi Nobel, che diventarono da 50 a 100 a sostegno di Luca, con la sessione costituente e con il primo Congresso mondiale per la libertà di ricerca abbiamo raccolto e riunito alcune delle massime personalità scientifiche del mondo, nel silenzio assoluto dei media italiani. Ora dicono che vogliono scrivere nelle carte dell'ONU l'obbligo mondiale del rispetto della "morte naturale", cioè impiccati ai macchinari anche se non lo si vuole. Siamo attrezzati a raccogliere questa sfida nel modo trasversale che sapete, con i parlamentari, gli scienziati, i giuristi che sono presenti qui oggi. Alle Nazioni unite, ma anche nelle corsie di ospedale. Di fronte a un Parlamento paralizzato nell'ultimo anno e mezzo abbiamo dimostrato che "dal corpo dei malati al cuore della politica" non è uno slogan, ma un metodo di azione e organizzazione politica. Quando, all'ultimo congresso di Orvieto, con Luca e Piero inserimmo nella nostra mozione la regolamentazione dell'eutanasia, contro l'eutanasia clandestina e selvaggia, dicevamo tra noi: perchè mettere un punto del quale tutti rifiuteranno persino di discutere nel nostro paese? E invece la politica è stata trascinata a occuparsi di questo. Credo che il lavoro serissimo che il Senatore Ignazio Marino sta facendo sul testamento biologico abbia avuto un aiuto forte dalla lotta di Piero. Con la tenacia e resistenza di Piero, abbiamo conquistato precedenti che ora valgono per tutti. Ma c'è un altro piano sul quale ci dobbiamo attrezzare, perchè durante il "Caso Welby" hanno parlato in rappresentanza, io credo spesso abusiva, di rianimatori e medici italiani, dei rappresentanti sindacali che hanno minacciato Mario Riccio: "se farà questo sarà condannato". L'ultima notizia è che persino l'ordine degli infermieri nel nuovo codice che deve approvare nei prossimi mesi ha scritto che il riconoscimento della obiezione di coscienza deve essere garantito quando una pratica sia contrariaa che cosa? Ai propri valori personali.

Ma vi rendete conto che cosa vuol dire se un farmacista può rifiutare la pillola del giorno dopo a una ragazza? Se un infermiere ritiene di poter rifiutarsi, siamo sulla strada del sabotaggio, dell'obiezione di coscienza utilizzata non come strumento di salvaguardia della libertà personale, ma di imposizione agli altri della coscienza. Immaginatevi che cosa significa di fronte ai fondamentalisti che arrivano (lo dico a Ferrara che ha spiegato per anni che dovevamo entrare in "guerra"). Ma come facciamo a spiegare all'infermiere o al ginecologo musulmano o di qualsiasi credo, che nessuno si può permettere di giudicare la persona adultera, la persona ubriaca, la persona che abbia fatto tutte le cose che ciascuno di noi può considerare belle, o anche sbagliate moralmente, come facciamo a spiegargli che questo è uno stato di diritto, se poi ammettiamo il boicottaggio del diritto nelle corsie degli ospedali, nelle farmacie, negli studi di qualsiasi professione? Noi a questo punto dobbiamo anche organizzare a livello delle corsie di ospedale, un sindacato delle libertà. Vorrei vedere "candidati Coscioni Welby", iscritti alla associazione che si candidano all'interno degli ordini per contestare queste carte dei sabotaggi, per tentare di entrare in modo più organizzato là dove altri evidentemente entrano in modo capillare. Chiudo la mia relazione con due questioni molto concrete: la prima il digiuno di dialogo che abbiamo avviato ormai due settimane fa col ministro della salute Livia Turco (omissis: vedi articoli all'interno di questo giornale). Noi con il nostro digiuno abbiamo provato e stiamo provando a trasmettere un po' della nostra forza al Ministro perché faccia quello che la legge le impone di fare. L'impressione è che Livia Turco voglia aspettare dopo le elezioni. Sarebbe invece doveroso farlo alla luce del sole e della possibilità di confronto di idee, di dibattito, anche della campagna elettorale. Come segno di speranza e di fiducia nell'annuncio che è stato fatto abbiamo sospeso il digiuno per vedere con voi, con il congresso, come proseguire l'iniziativa. Disponiamo di noi stessi, delle nostre storie, per passare dal corpo dei malati al cuore della politica.

Questa politica avrebbe un po' più cuore se sapesse occuparsi di questi temi. Non li sventoliamo come una bandiera ideologica e ricattatrice. Noi non siamo quelli del tanto peggio tanto meglio, non siamo quelli che si aspettano da tutti gli altri il peggio della deriva fondamentalista clericale per poter dire "noi no". Noi cerchiamo di valorizzare e investiamo il massimo proprio sulle persone di altri partiti, altri movimenti che sono d'accordo con noi, che lavorano con noi o che semplicemente ci fanno l'omaggio dell'ascolto per andare avanti in una strada di rispetto e di concretezza di obiettivi politici. La mozione l'abbiamo costruita da un mese e mezzo proprio con la concretezza di obiettivi politici che ci sono arrivati da molti di voi, medici, scienziati, malati, su una questione o, sull'altra, sul rimborso delle a.s.l., sui laboratori, sui finanziamenti, sulla riproduzione, l'aborto e le scelte di fine vita. Diventa sempre di più una sorta di nuova enciclopedia delle libertà possibili e necessarie, per salvare la democrazia e lo stato di diritto, oltre che la vita e la salute di tante persone.

Martedì, 4 marzo, 2008 - 14:29
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