Una risposta all’ “Italia triste” e a "democrazia simulata"

di Simone Sapienza

alla domanda di libertà l' unica risposta della classe dominante è quella d mettere in scena una simulazione democratica dal carattere falsamente inclusivo

Amartya Sen, in tutte le sue ultime pubblicazioni, ci ricorda che una cittadinanza è "felice" quando al crescere antropologico dei bisogni, crescono anche i diritti acquisiti. Analogamente, un gruppo di ricerca di Zurigo, guidato da Frey e Stutzer, ha esplorato la relazione tra benessere dei cittadini, grado di partecipazione politica e fiducia nelle istituzioni. Da entrambe le angolazioni si possono trarre già delle prime risposte alla fotografia scattata meritoriamente dal più autorevole giornale americano, il "New York Times", che in questi giorni ci ha richiamato alle conseguenze delle politiche pubbliche sul benessere anche psicologico dei cittadini. Tali risposte ci sembrano non poter prescindere da entrambi gli studi e prefigurano per l'Italia, politiche nuove, tutte da costruire, fondate su diritti civili e partecipazione diretta. Segni di pessimismo nei confronti della società si manifestano con sempre maggior frequenza in ampi strati della popolazione. L'unica risposta della classe dominante, in questa nuova fase politica, è quella di mettere in scena una simulazione democratica dal carattere falsamente inclusivo, che elude la domanda sempre più pressante e consapevole di libertà, trasparenza, legalità e giustizia.

Ma come un malato costretto a cercare ed inventare nuovi spazi e strumenti per poter vivere, la società italiana non ha fermato il suo impulso democratico e sta tentando nuovi varchi per incidere nella costruzione del proprio benessere. Ed infatti nel campo della partecipazione stiamo assistendo ad una sorta di grande primavera sociale che rischia di minacciare il sistema. Mentre la partecipazione degli italiani al sindacato è scesa al 12% e quella ai partiti al 3,8%, tra il 2002 e il 2007 le associazioni locali di carattere sociale hanno registrato una crescita significativa, passando dal 18,2% al 23,1% degli italiani. Solo sulla questione degli inceneritori sono 66 i comitati di denuncia e opposizione. Un'altra politica 1 / La campagna "Soccorso Civile" L'Associazione Coscioni vista l'impossibilità politica attuale di trovare sbocchi legislativi indipendenti dai dettami del Vaticano, ha deciso di non ritagliarsi un ruolo di testimonianza, ma anzi, senza rinunciare alle iniziative parlamentari, prefigurando proiezioni future, vuole lanciare delle nuove forme organizzative di lotta politica e sociale che procedano attraverso l'autorganizzazione. L'ambizione dell'Associazione è quella di divenire innanzitutto "sindacato" promotore di servizi. Servizi non assistenziali ma, all'opposto, proiettati all'emancipazione stessa dell'utente che ne è beneficiario e necessario responsabile. Sono questi i presupposti dell'iniziativa "Soccorso Civile". E' innanzitutto un appello alla partecipazione: se in Italia si creeranno, a partire dalle esperienze concrete, in relazione agli argomenti proposti, gruppi di supporto, comitati locali, diretti a gestire sul territorio particolari questioni, questo portale potrà essere una rete capace di autoincrementarsi ed incidere politicamente. Cosa accadrebbe se quest'anno in Italia si formassero decine di comitati territoriali sul tema dell'eutanasia o l'interruzione delle terapie, il testamento biologico, la fecondazione assistita e la diagnosi pre-impianto, la pillola RU486, la cannabis a scopi terapeutici e la pillola del giorno dopo? Del resto l'Associazione è stata costituita con una struttura in continuo scambio con le strutture collaterali e personalità non organiche. Al militante della Coscioni, come del resto a quello radicale, non gli viene chiesto di essere il mini-rappresentante del partito in un ristretto ambito territoriale, sul modello delle tradizionali sezioni, bensì l'aggregazione di più militanti intenzionati a realizzare una propria iniziativa politica. Con l'idea delle "cellule Coscioni" e oggi con "Soccorso Civile", si vuole passare da un centro che manda impulsi alla periferia, a una molteplicità di impulsi che provengono da più aree territoriali, ma anche e soprattutto sociali. Questo potrebbe significare anche saper individuare la molteplicità e complessità delle strutture di potere e, rispetto a esse, far crescere le battaglie, i militanti in grado di saperle condurre, e gli strumenti di lotta a misura della gente nei luoghi in cui essa vive quotidianamente. Un'altra politica 2 / La campagna "Legalità e partecipazione" Il rilancio delle attività locali e tematiche, e la loro capacità di influire realmente, passa quindi attraverso la possibilità sul territorio di accedere a nuovi strumenti democratici di lotta. Tali strumenti devono essere liberati. Su questo il caso Roma è emblematico. Lo Statuto del Comune di Roma, in attuazione dei principi costituzionali e comunitari, assume come presupposto programmatico "l'assicurare la più ampia partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina, singoli o associati, all'amministrazione locale". Le delibere di iniziativa popolare sono uno dei più significativi strumenti a disposizione dei cittadini per l'esercizio della funzione di partecipazione alla vita della polis. Nel corso delle ultime due consiliature oltre 90 mila cittadini hanno sottoscritto undici delibere d'iniziativa popolare. Tranne in due circostanze, le proposte non sono state neppure prese in considerazione dal Consiglio. In un caso questi ha respinto la richiesta, mentre l'unica delibera approvata, il 6 febbraio 2006, non è mai stata applicata. Per ripristinare la legalità e risarcire i cittadini dalle illegittime inadempienze fino ad oggi perpetrate dal Consiglio Comunale di Roma, abbiamo ritenuto urgente e doverosa la richiesta di convocazione di un Consiglio comunale straordinario che discuta e metta ai voti tutte le delibere d'iniziativa popolare ignorate. La nostra è una mobilitazione che parte con l'appoggio essenziale di molte associazioni e comitati locali, convinti che Roma, se riuscisse semplicemente ad applicare il suo statuto, potrebbe costituire per tutti i comuni italiani, un modello esemplare ed un precedente determinante per promuovere quegli strumenti di partecipazione consegnati al cittadino dal Titolo V della Costituzione italiana.
* collaboratore di RadioRadicale.it, Coordinatore dell'iniziativa radicale "Legalità e partecipazione"

Venerdì, 4 gennaio, 2008 - 16:08
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