Una storia radicale:il metadone nel carcere di Salerno

di Michele Capano

A seguito di alcune segnalazioni circa il trattamento "non ortodosso" cui venivano sottoposti i detenuti nel carcere di Salerno (località Fuorni) chiesi a Marco Cappato, allora come oggi Parlamentare Europeo, di venire a "visitare" il carcere. La sera di Venerdì 6 Giugno e la mattina di Sabato 7 Giugno 2003 con Marco Cappato e Sergio Rovasio (accompagnati da Maurizio Provenza la prima volta, da chi scrive la seconda) concentrammo l'attenzione sul braccio deputato all'accoglienza dei detenuti tossicodipendenti. Lì appurammo che sessantasei detenuti, che prima dell' ingresso in carcere erano sottoposti a terapia metadonica presso le competenti strutture del Servizio per le Tossicodipendenze (SerT), non avevano avuto la possibilità di continuare la terapia all'indomani dell' ingresso in carcere, ed avevano subito perciò gli effetti dell'astinenza. Un colloquio con il Direttore della casa di reclusione, dott. Alfredo Stendardo, evidenziò che il trattamento sanitario nei confronti dei detenuti era oggetto di valutazione e decisione della Direzione Carceraria. Il dott. Stendardo, a colloquio con un incredulo Marco Cappato, spiegava come il metadone facesse male ai detenuti, li condannasse ad uno stato abulico, e come invece "un taglio netto" all'atto dell'ingresso in carcere (leggi la crisi d'astinenza) fosse da ritenere preferibile. Taglia netto qui-taglia netto lì, la percentuale di suicidi nel carcere di Fuorni era ben superiore alla media nazionale, ed è visibile anche on line un testo in cui Michele Barba (un detenuto oggi scomparso, trovato cadavere alla Stazione di Salerno nell' Ottobre del 2003) parla di "morte per crisi di astinenza" a proposito di Rosario Imparato, mancato a Fuorni il 24/12/1999 a pochi giorni dall' inizio della sua detenzione. Il 5 Luglio 2003, dopo un'ulteriore visita a Fuorni nella quale fu appurato che nulla - nell'assistenza sanitaria dei detenuti tossicodipendenti - era mutato, la situazione (che si trascinava dal 1995) fu oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno. Non fu sufficiente. Occorsero ancora: una segnalazione all' allora Direttore del Dipartimento dell' Amministrazione penitenziaria Tinebra, nella quale si segnalava l' anomala figura di Direttore - Medico incarnata a Salerno da Alfredo Stendardo, un esposto al Presidente dell' Ordine dei Medici della Provincia di Salerno dott. Bruno Ravera, nel quale si faceva rilevare che se il direttore del Carcere faceva il medico, forse l' Ordine doveva approfondire quale occupazione svolgesse il Medico del carcere, dott. Rocco delle Donne; una lettera aperta al Governatore della Campania Antonio Bassolino e agli Assessori Regionali alla Sanità (Rosalba Tufano) ed ai Servizi Sociali (Adriana Buffardi), nella quale si sollecitava l' attenzione dell' Amministrazione Regionale, come responsabile e garante dell'assistenza sanitaria in Campania; una nuova denuncia alla Procura della Repubblica il 13/09/2003, laddove si evidenziava che, come si era constatato grazie ad una nuova visita il giorno precedente, non erano state ripristinate le condizioni di legalità nella libertà di cura e trattamento terapeutico nei confronti dei detenuti tossicodipendenti. II problema di fondo, che le denunce mettevano in luce, concerneva (ed in certa misura, nelle carceri italiane, concerne) la responsabilità sanitaria sui tossicodipendenti. Proprio ad evitare che indebite preoccupazioni concernenti "la sicurezza", o anche solo radicati pregiudizi, potessero inibire l'individuazione delle migliori terapie, il D. Lgs. 1999/230 aveva "trasferito al Servizio Sanitario Nazionale le funzioni sanitarie svolte dall' Amministrazione Penitenziaria con riferimento ai soli settori dell' assistenza ai detenuti e agli internati tossicodipendenti"( art. 8, comma 1). In breve: è l' ASL, cioè il SerT (e non il "medico del carcere") a decidere se curare il tossicodipendente detenuto come lo si curerebbe da libero (cioè prevalentemente con il metadone) o se lasciarlo contorcere - spesso a rischio della vita - in preda all' astinenza, privandolo del diritto alle cure oltre che della libertà (pur nel silenzio della sentenza di condanna a riguardo). A Salerno, a Fuorni, il D. Lgs. 1999/230 non era stato - puramente e semplicemente - preso in considerazione : non conveniva al SerT di Salerno (il dott. Forcellino ci spiegava i problemi di sotto-organico e le difficoltà di rapporto con l' Amministrazione Penitenziaria [meglio non litigarci, con Stendardo]); non conveniva all' Amministrazione Carceraria, che non aveva voglia né necessità di ingerenze esterne sulle cure dei "suoi detenuti". Il 24 Settembre del 2003, a poco meno di cento giorni dalla prima visita di Marco Cappato, fu infine stilato un protocollo tra carcere e ASL che attuava il D. Lgs. 1999/230, che sanciva la presa in carico dei detenuti tossicodipendenti da parte del SerT, che segnava la messa a disposizione del metadone anche ai reclusi nel carcere di Fuorni, come con Marco Cappato accertammo in una nuova e definitiva visita nel Gennaio 2004. @pprofondisci Per contattare la Cellula Coscioni di Salerno, scrivi a f.gallo@agendacoscioni. it flickr - Rionda

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:37
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