Pisa (Toscana)

Un'Odissea per il rispetto della legge

di Luca Nicotra

Quei medici, quelli invisibili, che si nascondono per importi i loro pregiudizi e la loro negligenza, quelli con cui non siamo riusciti neppure a parlare quella mattina di febbraio, li abbiamo denunciati. Non se l'aspettavano di certo. Li abbiamo denunciati pensando a tutte le ragazze, e le coppie di fidanzatini impietrite di fronte a quel cartello "Qui non si prescrive la pillola del giorno dopo, rivolgetevi al vostro medico" scritto a penna e appiccicato storto sulla porta della guardia medica qui a Pisa. Uno studente fuorisede come noi, che non ha neppure un medico da contattare, come può non farsi prendere dallo sconforto per il rischio di vedersi arrivare un bimbo che proprio non può tenere nel pancione? Lì, alla periferia della città, di fronte a quella porta raggiunta camminando sotto una pioggia torrenziale, ci sembrava di essere al cospetto di un giudice che sbattendo il suo martelletto ci diceva "Io vi condanno". Ma eravamo decisi a impugnare la sentenza.

Mentre aspettavamo l'autobus abbiamo fatto un paio di telefonate ad amici, decidendo di provare all'ospedale Santa Chiara. Anche questo era un dedalo infernale di strutture e abbiamo raggiunto ginecologia solo alle 12.30, al limite delle dodici ore dal rapporto dopo le quali l'efficacia del farmaco comincia a scendere. Abbiamo salito velocemente gli scalini, siamo arrivati all'accettazione e abbiamo chiesto la nostra ricetta per la pillola del giorno dopo. Ma la risposta è stata di quelle senza appello: "Qui la dottoressa di turno non prescrive mai la pillola del giorno dopo perché è obiettrice". Siamo rimasti per qualche secondo senza parole. Probabilmente uno dei due ha pensato che sì, avremmo potuto provare al pronto soccorso, ma a quel punto eravamo abbastanza convinti che tutti stavano recitando una parte dello stesso copione. Allora la paura è diventata rabbia per un sistema che non ci aiutava e che era incapace di svolgere il suo dovere. Abbiamo insistito con decisione, e allora forse c'è stata pietà o forse la paura e la consapevolezza che qualcosa di sbagliato c'è in questo rifiuto perentorio.

In ogni caso al nostro "ora ci cerca lei un medico disponibile" il muro del no ha cominciato a cedere, qualcuno ha preso in mano una cornetta, e finalmente dopo qualche telefonata ci è stato detto "Forse ho trovato una giovane dottoressa che ve la fa". Passano altre due ore, altre due discese agli inferi per insistere, chiedere che la dottoressa ci riceva finché attorno alle 14 questa compare per effettuare il suo dovere. Però, non scherziamo, sei ore e due rifiuti per accedere ad un farmaco che negli altri paesi europei compri direttamente al banco non è cosa che due ragazzi e cittadini che vivono la loro società fino in fondo possano accettare. Un vivere la società che per uno di noi due, Luca, era già diventato da tempo attivismo nella galassia radicale, mentre nell'altra, Mauriana, che dalla politica era sempre stata alla larga, sono stati la rabbia e l'evento di vita vissuta la molla per avvicinarsi all'Associazione Luca Coscioni. Inizialmente per capire come agire e difendersi. Poi lentamente per apprezzarne le battaglie.

È grazie al Soccorso Civile dell'Associazione Coscioni e all'avvocato dell'Associazione radicale LiberaPisa che abbiamo preparato la nostra denuncia e speriamo che altri vogliano seguire il nostro esempio. Perché ora, proprio mentre scriviamo questo articolo, vogliamo guardare avanti, affinché il nostro non rimanga un urlo isolato. A livello nazionale abbiamo trovato altre gole "urlanti" tra gli Studenti Coscioni per la libertà di Ricerca; ragazzi normali, ma con la stessa nostra consapevolezza dell'importanza di queste battaglie.

Se scrivete a uni@associazionecoscioni.org probabilmente vi risponderà Giulia, una giovane studentessa come voi, provateci. Mentre se siete a Pisa vi chiediamo di contattarci scrivendo a mauriana.pesaresi@gmail.com. Vogliamo formare una Cellula Coscioni anche qui nelle prossime settimane e abbiamo bisogno del vostro aiuto.

Martedì, 6 maggio, 2008 - 16:30
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