Andrea Trisciuoglio


Biografia

Mi presento: mi chiamo Andrea Trisciuoglio. Il 20 febbraio 2006 mi hanno diagnosticato una sclerosi multipla progressiva. Quando compare una disabilità, si impara a sfruttare al meglio le abilità residue. La cosa più importante della mia malattia, di questa intrusa, è averla trasformata in un'occasione di rinascita e di lotta politica. Spero che un giorno il neurologo mi chiami dopo un trapianto di cellule staminali e mi dica: "Sulle lastre non riesco più a vedere le placche; la guaina mielinica che ricopre i tuoi nervi si è riformata; il tuo sistema immunitario non sarà più alterato". Ma in Italia quell'infelice legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla procreazione medicalmente assistita vieta l'utilizzo di cellule staminali embrionali per la ricerca. Se il nostro paese continuerà ad essere vittima dell'oscurantismo anti-scientifico, migliaia di cittadini come me continueranno ad essere condannati dall'irresponsabilità della politica prima che dalla gravità della malattia. Non vi scrive una persona depressa: anche io, come Piergiorgio, amo la vita, amo la donna che mi accompagna lungo questo arduo percorso, amo i miei progetti, i miei sogni, le persone care e vi garantisco che non ho alcuna voglia di morire. Ma se la mia malattia mi dovesse portare ad una non-vita, completamente paralizzato in un letto, nutrito artificialmente in seguito ad una gastrostomia, obbligato ad una respirazione artificiale in seguito ad una tracheostomia, svuotato quotidianamente da un infermiere, con dolorosissime piaghe e un catetere nell'uretra, credo che anche io chiederei di morire, di non continuare a soffrire. In questo paese si fa un gran parlare di eutanasia come "scempio della vita", ma mi chiedo: "Che cos'è la sofferenza?". Caro Ratzinger, non lo diceva Marco Pannella o Emma Bonino ma un apostolo, san Paolo nella Prima lettera ai Corinzi: "E se possedessi la pienezza della fede tale da trasportare le montagne ma non avessi la carità, non sarei nulla". Ma dov'è, mi chiedo, la carità cristiana? A tutti coloro che hanno detto che Welby è stato "strumentalizzato", ricordo che il nostro Calibano era un dirigente politico e anche io vorrei essere strumentalizzato allo stesso modo. Lo si diceva di Luca, lo si è detto oggi di Piero. Ricordo uno striscione su cui avevamo scritto: "Siamo tutti Luca Coscioni", quasi a dire "Attenzione, la malattia potrebbe colpire ognuno di noi". Io sono la dimostrazione! Oggi potremmo scrivere "SIAMO TUTTI PIERO WELBY". Perché la morte è l'unica cosa certa in questa vita.

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