Un nuovo welfare

Welfare dell'empatia

di Mino Vianello*

I radicali
possono dare un
contributo
decisivo nel
promuovere il
senso civico
moltiplicando le
iniziative
imperniate
sull’empatia, che
è un tratto tipico
dello spirito
femminile. Un
esempio egregio
in questo senso
ci è offerto dalla
Associazione
Luca Coscioni.

Empatia è la capacità di avvicinarsi
intellettualmente ed emotivamente
alla realtà altrui in modo costruttivo.

Si riaffaccia
l’idea che quello
che conta
è l’impegno
personale
quale fattore
di controllo
sociale. Di qui
una crescente
pressione
perché si
restituisca
potere alla
cittadinanza.

Sempre più numerose le iniziative
trasversali rispetto ai vecchi
schieramenti. E ciò è comprensibile,
dato che non ci sono legami tra i
gruppi che le promuovono
e i partiti che erano soliti
rappresentarli elettoralmente.
Un’esperienza ben nota ai radicali.

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Nelle prime fasi dello sviluppo capitalista, la famiglia diventa un pilastro del sistema sia per quanto riguarda la riproduzione della forza lavoro che per quanto riguarda l'ideologia e, in definitiva, lo stesso comportamento politico, agendo come freno nei confronti della potenziale virulenza del proletariato. La perpetuazione del sistema era affidata alla donna: i maschi lavoravano fuori casa e provvedevano ai mezzi di sostentamento e le femmine si occupavano dell'oikos e, così facendo, riproducevano le classi. In definitiva, era nella famiglia tradizionale che si perpetuava la divisione di classe, cui era funzionale la donna nella sua posizione subordinata. La pratica dell'assoggettamento delle donne, antica di centinaia di migliaia di anni, diventava così funzionale al sistema in una veste nuova: mentre, infatti, nelle epoche precedenti le donne erano coinvolte nelle attività lavorative, anzi nelle più pesanti, in questo ne furono a lungo escluse.

Continuare con la loro utilizzazione in fabbrica, come s'era fatto agli inizi della Rivoluzione Industriale, avrebbe reso impossibile la riproduzione della forza lavoro, data la carenza di servizi. Il Factory Act non è stato soltanto una questione di coscienza civile disinteressata. All'inizio del ‘900 le cose cambiano. La gravidanza diventa una libera scelta. Lo sviluppo del terziario genera legioni di commesse, infermiere, dattilografe. I figli vengono allevati in strutture sempre più impregnate di spirito pubblico e sempre meno di spirito localistico. Avendo il capitalismo, al posto dell'etica, elevato il principio della razionalità formale a base d'un sistema che esiste per il profitto, diventa conveniente per esso scindere il nesso tra posto di lavoro e comunità, che è fonte di valori diversi da quelli dominanti in fabbrica. Si afferma semmai un etos nazionale, che in paesi industrializzati non per iniziativa della borghesia, bensì dello stato, come la Germania e il Giappone, sfocerà nel nazionalismo. La classe vive sempre più nell'immaginario collettivo come cemento per le grandi organizzazioni partitiche, sindacali ed economiche sorte nel frattempo. Socialismo e liberismo diventano i binari su cui corre la vita pubblica del ‘900. Le classi sono ancora invocate con i vecchi nomi come ispiratrici, ma in realtà sono ora gli apparati dei partiti e dei sindacati, le associazioni di categoria e gli intellettuali che hanno in pugno l'iniziativa. Nella seconda metà del secolo l'avvento del welfare state taglia le ali ai conflitti, che restano per lo più verbali.

E con il welfare state viene liquidata la famiglia tradizionale, aprendo così la strada alla donna come soggetto nella vita pubblica. La struttura attuale, quindi, è uscita profondamente modificata da questa trasformazione. I due poli cari ai marxisti tradizionali sono scomparsi, ma nel vortice creato da ognuno di essi si sono formati miriadi d'interessi che chiedono a gran voce libertà d'iniziativa. Questa fase, caratterizzata da tanti fattori di diversa natura su cui non posso qui soffermarmi, coincide da noi con la crisi della Prima Repubblica.

Che fare oggi in un momento di profondo smarrimento? Una strada originale ed autonoma che si apre ai radicali - oltre alle battaglie da portare avanti nell'agone politico per la riforma costituzionale, per i diritti civili, per l'abolizione del concordato con la chiesa cattolica, per la liberalizzazione dei servizi e delle professioni, per la riforma del sistema pensionistico, per l'Europa politica, per il coordinamento internazionale in materia di condizioni climatiche, per il libero commercio soprattutto in materia di prodotti agricoli, per un nuovo sistema di contrattazione collettiva e rappresentanza sindacale, per il riassetto bancario - è d'insistere ad organizzare la lotta sul piano locale attorno alle carenze del welfare e all'involuzione partitica che ha calpestato le basi dello Stato di Diritto e non si cura di promuovere l'allargamento dei diritti civili, puntando sulla promozione del sentimento di cittadinanza. Per esempio, limitandoci ai bisogni della gente, le trasformazioni che hanno imposto una ristrutturazione del lavoro domestico e della stessa famiglia generano problemi cui il welfare state non è in grado di portare rimedio. Esso, infatti, schiacciato sotto il suo proprio peso, risponde oggi a fatica alle esigenze della cittadinanza, ed appare sempre più per quello che è: un campo in cui clientele dì ogni genere si contendono fondi pubblici e potere. E ciò proprio quando nei paesi avanzati le masse hanno sviluppato, da un lato, esigenze sempre maggiori, e, dall'altro, si sono abituate a ricevere prestazioni assistenziali qualitativamente e quantitativamente mai viste prima.

E' già in atto una miriade d'iniziative che implicano l'assunzione di responsabilità al riguardo: dalle migliaia di comitati di quartiere alle associazioni di volontariato, passate da circa ottomila nel 1995 a oltre ventiduemila nel 2005, alle centinaia di organizzazioni non governative, un mondo che va sotto il nome di "civil society organisations", in maggioranza promosse e gestite da donne. Inutile dire che in esse i cattolici sono molto attivi, sostenendo iniziative paternalistiche e illiberali. I radicali possono dare un contributo decisivo nel promuovere il senso civico moltiplicando le iniziative imperniate sull'empatia, che è un tratto tipico dello spirito femminile. Un esempio egregio in questo senso ci è of-ferto dall'Associazione Luca Coscioni, cui si potrebbero aggiungere tanti altri esempi. Che c'entra, si dirà, tutto questo con l'emergere della donna come soggetto nella vita pubblica e come questo fenomeno si connette al rafforzamento dello spirito civico? La risposta è che non c'è senso civico senza empatia, perché è l'empatia che induce alla partecipazione.

Empatia è la capacità di avvicinarsi intellettualmente ed emotivamente alla realtà altrui in modo costruttivo, uno stato d'animo in cui un soggetto si colloca vicino ad un altro sentendosi parte d'un contesto comune: "cittadini", cioè membri d'una stessa comunità, esseri umani in relazione con altri esseri umani, e quindi non più soltanto individui, che possono di fatto contribuire al benessere reciproco. La Luca Coscioni ne è, appunto, un esempio emblematico. Anche se in misura ancora molto limitata e contraddittoria, questa tendenza prende oggi corpo, facilitata e anzi promossa dai mezzi messi a disposizione dal progresso tecnico e in particolare da internet. Ritorna qui un elemento illuminista, l'elemento della conoscenza. Ma questo è il tratto costituente dell'empatia. Non si tratta di paternalismo o d'iniziative caritatevoli, bensì d'impegno civile e politico fondato sulla solidarietà operante. In altre parole, bisogna partire dal mosaico delle realtà concrete.

La capacità di entrare nelle condizioni specifiche dei gruppi umani, spazialmente contigui o meno, diventa così il collante di questo progresso, che ovviamente non va visto in termini idilliaci, perché le misure da prendere ai diversi livelli della vita associata passano per forza attraverso lo scontro. Una volta innescato questo processo, però, l'espandersi della coscienza dei diritti e dei bisogni diventa inevitabile, e quindi sempre maggiore appare il numero delle iniziative in cui la gente sarà portata ad impegnarsi. Il soggetto centrale di questa linea è, e soprattutto può esserlo, appunto, la donna, in quanto essa è l'attore centrale delle sfere di vita toccate da questo cambiamento, al cui interno predominano gli apparati educativi e quelli previdenziali, dagli ospedali alle case di riposo per anziani: tutti settori in cui essa è la protagonista principale.

Dal ‘68 in poi, data cruciale perché segna il momento di rottura con la vecchia politica della Sinistra tesa alla conquista dello stato, non c'è più area che si possa sottrarre alla ricerca della propria realizzazione. Il mondo si personalizza, tanto che i vecchi slogan suonano sempre più anacronistici. Si personalizza, nel senso che i rapporti diretti improntati alle aspirazioni individuali entrano in qualsiasi transazione. Si personalizza anche nel senso che i mali sociali portati a conoscenza della gente (tossicodipendenza, gravidanze di minorenni, stupri, abusi sui minori, delitti) sono oggi più frequenti ed impressionanti di quanto non fossero un secolo fa. Si riaffaccia l'idea che quello che conta è l'impegno personale quale fattore di controllo sociale. Di qui una crescente pressione perché si restituisca potere alla cittadinanza. La mia proposta non è una pura chimera. Per la prima volta nella storia, infatti, una metà del genere umano che era stata esclusa sempre e dovunque dalla possibilità di partecipare alla presa di decisioni concernenti la vita collettiva comincia ad avere la possibilità di parteciparvi ed è realistico attendersi che questa "metà del cielo" sia portatrice di valori, problematiche e stili diversi. Chi voglia cercare l'aspetto politico di queste iniziative, s'imbatterà subito nell'impossibilità di collocarle negli schemi abituali. Si tratta, infatti, d'iniziative trasversali rispetto ai vecchi schieramenti. E ciò è comprensibile, dato che non ci sono legami tra i gruppi che le promuovono e i partiti che erano soliti rappresentarli elettoralmente.

Un'esperienza ben nota ai radicali. Del resto, è sufficiente guardare i vecchi partiti spasmodicamente protesi a farsi il lifting, per rendersi conto che si tratta di sopravvissuti, incapaci d'incidere sulla realtà e motivare la gente ad impegnarsi sul piano pubblico. Non è vero, pertanto, che la politica sia morta. E' vero che la gente non è più interessate alla politica tradizionale. E in mancanza di meglio si affida a chi, sia pure in modo becero, vi si oppone.

*Già Professore ordinario di Sociologia Economica presso la Facoltà di Statistica dell'Università di Roma "La Sapienza", ha insegnato e fatto ricerca in alcuni dei più importanti atenei del globo. E' iscritto all'Associazione Luca Coscioni.

 

Martedì, 8 luglio, 2008 - 17:48
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