Zapatero apre al suicidio assistito. "Abolire il dolore"


La Stampa
08/09/2008
di Gian Antoni Orighi

immaginaIl governo del premier socialista Zapatero prosegue la sua offensiva laica con altre due katiusce ad alzo zero contro la Chiesa e non incluse nel suo programma elettorale: non solo il diritto alla dolce morte, ma persino quello al suicidio assistito. L'annuncio viene dal ministro della Sanità, il noto scienziato specializzato nella riproduzione assistita Bernat Soria, 56 anni, in un intervista concessa ieri al filo-governativo El País. «Vogliono liquidare la gente a spese dei contribuenti», ha commentato Gonzalo Pons, portavoce dei popolari di centro-destra mentre le associazioni osservanti come Médicos Católicos stigmatizzano «la cultura della morte» zapaterista.
In una Spagna sempre più colpita dalla crisi economica (la disoccupazione ha raggiunto il 10,44%, la più alta d'Europa), a pochi giorni dall'annuncio della ministra della Uguaglianza, l'iperfemminista Bibiana Aidó, che entro il 2009 l'Esecutivo amplierà con un quarto caso la depenalizzazione dell'aborto, lo squillo di tromba è giunto da Soria, punta di diamante del premier per i temi più sensibili. Il ministro palesa subito il suo noto ghibellinismo dicendo: «Non mi preoccupa l'idea di ritrovarmi un'altra volta i vescovi nelle piazze (accadde nel 2004 quando vennero approvare le nozze ed adozioni gay, ndr). L'unico mandato che ho, come ministro e come deputato socialista, è quello con i cittadini».
Soria parte dall'eutanasia, che Zapatero aveva promesso di depenalizzare già nel programma elettorale del 2004 ma che poi, per mere ragioni elettorali, aveva parcheggiato e contro cui aveva addirittura votato quando lo spinoso tema venne portata alle Cortes dai comunisti di Izquierda Unita nell'ottobre scorso, benché i sondaggi indicassero che era favorevole il 76% degli spagnoli. «Faremo in modo che il diritto del malato ad una dolce morte sia reale. La battaglia contro la morte non la vinceremo, ma quella contro il dolore sì - ha esordito il ministro -. Deve essere il cittadino a decidere. C'è chi pensa che il proprietario del corpo sia una religione, un'istituzione, un partito politico. Noi socialisti diciamo: il proprietario del tuo corpo sei tu, e tua deve essere la decisione». «Noi rispettiamo l'opzione del cittadino affinché possa decidere che non vuole essere sottomesso alla tortura che spesso significa lo sforzo terapeutico - continua Soria, da sempre nemico giurato dei cattolici -. Deve essere il malato a stabilire se desidera o no ricevere una cura assicurando che muoia o viva senza dolore». Dopo questo primo squillo, è arrivato il secondo, clamoroso. Il suicidio assistito, finora possibile, quando il malato è cosciente e assume volontariamente farmaci letali preparati da un medico, soltanto in Svizzera, Olanda e Belgio). «Non è legale in Spagna - ha spiegato Soria -. Ma il Codice Penale è già stato cambiato molte volte. Inizieremo, insieme al ministero della Giustizia ed a una commissione di esperti una riflessione che può durare anche un anno e mezzo. Poi toccherà al governo decidere».
I popolari, il maggior partito dell'opposizione che già accusavano il governo di introdurre il dibattito sull'allargamento della legge sull'aborto per nascondere i flop in economia, hanno replicato subito. Dalle antenne della Cope, la radio dei vescovi, Gonzalo Pons ha tuonato: «É ancora fumo negli occhi. Il governo parla di suicidio assistito per nascondere le vittime della disoccupazione che sta provocando la nullità professionale di Zapatero». Ed a aggiunto: «Se la storia del suicidio assistito non funziona, tireranno fuori la proposta che i toreri scendano nell'arena senza cravatta o che le processioni della Settimana Santa diventino laiche».
«II governo trasforma lo scontro con la Chiesa nella linea principale della sua politica», prediceva non a caso proprio ieri La Vanguardia parlando della nuova legge sull'aborto. I cattolici, già mobilitati contro la futura legge sull'interruzione di gravidanza, sono all'attacco, ma due sondaggi online rivelano che il 78% degli spagnoli è a favore del suicidio assistiti e dell'eutanasia. «Cercare la dignità dell'essere umano non è aiutarlo a morire, ma a vivere», commenta dall Cope la biologa Dolores Vila-Coro.

Lunedì, 8 settembre, 2008 - 09:46

commenti

Chi vuole disporre della

Chi vuole disporre della propria vita lo faccia: ma lo faccia al netto e senza l'intervento di Tribunali, medici, leggi o quant'altro. Chi vuole darsi la morte che se la dia: non è un diritto che debba essere sancito da una norma, tanto più che la sua inosservanza non comporta alcuna pena perchè un morto suicida non è condannabile. Umberto Veronesi ha detto che quando fu fatta l'autopsia a Terry Schiavo si esaminò il cervello che era completamente distrutto, degenerato e quindi Terry Schiavo non era in condizione di soffrire, di capire, di sentire. Se quindi per la scienza medica una persona così è "morta", è sufficiente staccare la spina e basta. Non servono autorizzazioni, non servono protocolli o burocrazia. Perchè se quella persona che versa in quello stato è morta, un morto non serve nutrirlo nè praticargli alcun genere di cura. Non è nemmeno necessario passare attraverso l'esame dell'elettroencefalogramma per stabilire. In quanto all'eliminazione del dolore si stia bene attenti al concetto: voler eliminare il dolore dal consorzio civile e volerlo eliminare non di fatto ma attraverso un intervento legislativo, avrà effetti devastanti sul costume e sui comportamenti dell'individuo. Perchè cosiccome si dovrà ammettere il suicidio assistito da parte della personache soffre e che quel dolore lo prova, si dovrà pure ammettere che un familiare non sarà tenuto ad offrire alcuna cura in quanto la propria di sofferenza psicologica non è accettabile. In un mondo individualista, in cui si vive consumando il proprio corpo, consumando la propria esistenza e chiedendo ad essa solo prestazioni fisiche e non morali, quello che ci attende è un grande deserto, una grande landa di solitudine. A quel punto il malato chiederà la morte non per la propria sofferenza, ma per la mancanza di solidarietà esterna. Questo problema è ben visibile già ai giorni nostri in cui le famiglie non sono più quelle aggregazioni, quelle tribù che erano un tempo e che erano in grado di offrire questo tipo di solidarietà e di azione. Oggi vivono tutti sparsi: e cosiccome oggi molti conducono una esistenza che si brucia su se stessa, vivranno analoga vecchiaia. E quando la fiammella si sarà esaurita e la cera consumata non resterà che chiedere la morte: ma non come scelta, ma come ineludibile destino. Bella merda.

E siamo a tre! Riflettete, Credenti!

Ed ora anche la Spagna del deciso Zapatero annuncia di voler introdurre, nel proprio ordinamento, una normativa regolatice dell'eutanasia e del suicidio assistito, allineandosi, sul punto, alla legge olandese 194/2001, alla legge belga, nonchè agli orientamenti di buona parte delle corti inglesi. In Italia le pressioni del mondo cattolico, probabimente, per ora renderanno impossibile il varo di un provvedimento dai contenuti analoghi, ma è pur nota l'apertura della nostra giurisprudenza degli ultimi due anni, relativa ai casi Welby ed Englaro. Io mi domando e dico: ma chi difende ad ogni costo i dogmi rivelati della sacralità e intangibilità della vita, senza considerarne il predicato della dignità e dei desideri del singolo, ha mai pensato, per una volta, di porsi al posto, per esempio, di un malato tetraplegico, immobilizzato in un letto, alimentato chimicamente da un sondino nasogastrico, avvinto da un respiratore artificiale, costretto a 150 differenti terapie giornaliere ( di base, palliative, di accanimento terpeutico), omnidipendente da tutto e da tutti? Questi strenui difensori della vita ad ogni costo si sono mai resi conto delle immani sofferenze patite da questi malati? I desideri di questi ULTIMI di interruzione delle terapie ( o anche di prosecuzione) non debbono contare assolutamente nulla? Tutti coloro che sono adusi ad identificare eutanasia e interruzione delle cure con il più grave dei peccati, ponendo, al contempo, la persona al centro dell'ordinamento giuridico, non si sono mai posti il problema di cadere in qualche contraddizione logica ragionando come sopra? Ma l'intervenire artificialmente su di una vita oramai al termine è reale estrinsecazione di Cristianesimo autentico? Non sono i credenti fautori della vita tout court, in fondo, a porsi in conflitto con la volontà del Signore di chiamare presso di sè coloro la cui vita volge al termine? Cattolici, credenti, religiosi, uomini di fede! Io, agnostico, rispetto ed invidio il Vs credo religioso. E proprio per questo vi invito a fare una riflessione su queste tematiche muovendo non da basi dogmatiche preconcette, ma dal quotidiano atteggiarsi dell'esperienza umana. Paolo Capitelli

non ho commenti da fare...

«Non mi preoccupa l'idea di ritrovarmi un'altra volta i vescovi nelle piazze (accadde nel 2004 quando vennero approvare le nozze ed adozioni gay, ndr). L'unico mandato che ho, come ministro e come deputato socialista, è quello con i cittadini». ... se non applaudire questa frase, che purtroppo mai verrà pronunciata da un governante italiano

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