Il mio intervento all’Assemblea dei Mille del 2001

Ho 33 anni, vivo ad Orvieto e sono il Presidente del Comitato dei radicali, l’organo di direzione politica del Partito Radicale Transnazionale e dei soggetti dell’area radicale. Sei anni fa, mi sono ammalato di sclerosi laterale amiotrofica. Insegnavo, come professore a contratto, politica economica all’Università di Viterbo. Il mio approccio alla malattia può essere riassunto in due parole: Libertà e responsabilità. Sono i due valori che contraddistinguono la mia esistenza.

L’assistenza socio-sanitaria e riabilitativa nel nostro Paese è caratterizzata da luci ed ombre. Le realtà più avanzate si concentrano in alcune regioni del centro-nord. Tuttavia, il modello socio-sanitario e riabilitativo italiano ha dei costi elevati, una bassa efficienza, un’efficacia insufficiente. Lo sviluppo ed il ricorso massicci al volontariato sono la testimonianza evidente dell’incapacità strutturale del settore pubblico di dare risposte soddisfacenti alle domande individuali di assistenza.

Il fallimento dello Stato sociale italiano, e la necessità di una sua radicale riforma, emerge chiaramente dall’esame di due indicatori economici: La pensione d’invalidità e l’indennità d’accompagnamento. Una persona gravemente malata, incapace di compiere gli atti tipici della vita quotidiana, quali il coricarsi, il lavarsi, l’alimentarsi, Ë costretta a sopravvivere con un milione e duecentomila lire circa al mese. Di fatto, è condannata alla povertà.

Per quanto riguarda la sclerosi laterale amiotrofica e, più in generale, le malattie neurologiche, il Piemonte e la Lombardia possono essere considerate le due regioni più avanzate nella ricerca, cura ed assistenza socio-assistenziale e riabilitativa. In particolare, la ricerca scientifica è all’avanguardia rispetto alle altre realtà regionali. In ogni caso, è bene ricordare che l’investimento pubblico nel settore della ricerca sulle malattie neurologiche è stato pari a 50 militanti nel 1999. Il costo sociale di tali patologie è invece ammontato a 51000 miliardi. Il ritardo della ricerca italiana è cronico in molti settori.

La persona gravemente malata difficilmente riesce ad inserirsi nella vita sociale e lavorativa. Insomma, molto raramente è messa nelle condizioni di vivere una vita che meriti di essere chiamata tale. Facciamo un esempio. Chi sta recuperando da un attacco ischemico non può lavorare, può, al massimo, fare terapia occupazionale: un eufemismo utilizzato per non dire che il senso comune confina la persona malata nell’inferno dei presunti incapaci.

Il sistema socio-assistenziale italiano ha un limite sostanziale. In esso, non c’è spazio per i concetti di libertà e responsabilità. In altri termini, la persona malata subisce i servizi offerti dallo stato sociale. L’assistenza non è in effetti modellata sulla base delle esigenze e delle aspettative del beneficiario, ma su quelle dei soggetti erogatori. Così, ad esempio, una persona malata avrebbe bisogno di un incremento di reddito, invece si ritrova con un assistente sociale, che è in realtà un individuo che sta scontando una pena alternativa al carcere. E’ come se lei ricevesse, il 27 di ogni mese, metà del suo stipendio, ed in cambio le venisse imposta la presenza, tra le mure domestiche, di un assistente affidato ai servizi sociali.

06 giugno 2001 – Luca Coscioni

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