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Io rischio come Terri Schiavo: vorrei essere libero di scegliere

«Il solo pensiero che viene in mente in questo momento della mia vita, è pensarmi Terri Schiavo»

Dieci anni fa, quando la diagnosi senza appello di sclerosi laterale amiotrofica gli fu consegnata in busta chiusa, il suo cuore «si è fatto sabbia». Ed è stato allora che, cominciando a morire, Luca Coscioni ha cominciato a vivere. Un’altra vita, un’altra storia, non più quella del professore prodigio che incanta le studentesse (una, Maria Antonietta Farina, è diventata sua moglie), non più quella dell’atleta che si allena per la maratona di New York, ma la vita e la storia del malato di Sla, un morbo a tempo determinato che imprigiona la volontà «in un gigante di pietra», la vita e la storia del presidente dei Radicali italiani, del presidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, dell’uomo che da 7 anni si è fatto emblema della battaglia contro la legge sulla fecondazione assistita.

Presidente, Terry Schiavo ha cominciato a morire. Quand’è stato che Luca Coscioni ha cominciato a morire? «Quando il deserto è entrato dentro di me, quando il mio cuore si è fatto sabbia». Se Terry fosse sua figlia o sua moglie, lei cosa farebbe? «Il solo pensiero che mi viene in mente in questo momento è pensarmi Terry Schiavo. Pensarmi in un corpo privato di vita e di morte. Anche se non mi è facile pensare che soffro di una malattia che può portarmi alla decisione di attaccare o negare il mio corpo ad una macchina, ad un respiratore per essere ventilato, per poter respirare, altrimenti soffocare. Vorrei semplicemente essere libero di scegliere». Morire con dignità è un diritto? «La dignità del morire è un diritto che deve essere tutelato e difeso per mezzo della legge».

A chi spetta la scelta, solo al malato o anche ai parenti quando il malato non ha espresso la sua volontà? «Nessuno può decidere per lui, naturalmente. La volontà del vivente deve essere il diritto del morire e un diritto da tutelare, servono testamenti con disposizioni per medici e parenti. Non ho bisogno di lasciare disposizioni scritte perché so che la mia volontà verrà rispettata, espressa in una sorta di testamento nel quale sia chiaro il comportamento che i medici e/o i familiari dovrebbero tenere nei suoi riguardi se si trovasse in condizioni di sofferenza e/o di incoscienza”. Margherita Hack ha detto che tenere in vita un vegetale è una barbaria. Ma siamo sicuri che Terry sia un vegetale? Terry che piange, Terry che «sorride» alla madre… Non è vita anche questa? «È una questione di buon senso non prolungare malattie che restano pur sempre irreversibili con sofferenze fisiche e morali, destinate inesorabilmente a concludersi con la morte. In questi casi non si prolunga la vita, ma si prolunga lo stesso processo della morte, che cosi non appare più un passaggio naturale come avveniva per il passato, quando gli strumenti per ritardare la morte restavano limitati e quasi immodificati nei secoli».

I cattolici dicono che secondo la scienza c’è speranza. Non è in nome della scienza che combatte la sua battaglia per le staminali e contro la legge 40? «La mia battaglia riguarda la libertà di ricerca scientifica e, più in generale, la libertà e responsabilità».

23 marzo 2005 – Monica Guerzani

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