In nome di Dio – Introduzione di José Saramago

Josè Saramago
Josè Saramago

Luca Coscioni non è un generale a cinque stelle, né una stella del cinema, né un maratoneta, e neppure gli hanno dato il Nobel per la sofferenza.

Luca Coscioni è un uomo seduto su una sedia a rotelle che mani mosse dall’amore devono portare di qua e di là perché la malattia non lo riduca a trascorrere il resto della vita davanti all’immagine fissa di una irrimediabile solitudine. Luca Coscioni, oltre a essere una persona dotata di una brillante intelligenza, è un uomo coraggioso – ben più di quanto avrebbe mai potuto immaginare di se stesso – sul cui capo si è abbattuta due volte una condanna. Dapprima, brutale e assurda, lo ha condannato la sclerosi laterale amiotrofica, poi, e fino a oggi, la crudele indifferenza delle due facce del potere in Italia, quella politica e quella religiosa, altrettanto spietate.

Non sappiamo se ci sarà mai una cura per la sclerosi laterale amiotrofica, ma non sapevamo neppure se ce ne sarebbe stata una per il vaiolo prima che Jenner la scoprisse. La sacralizzazione degli embrioni umani è una delle più mostruose ipocrisie che potessero nascere nella testa di un papa e della sua chiesa di cardinali e teologi reazionari, per i quali al dolore umano non rimane altra speranza se non quella di un paradiso inesistente. Non sembra che a loro importi, in particolare, la morte di milioni di bambini che si sarebbero potuti salvare se avessero beneficiato della grazia di un’assistenza medica e farmacologica minima, ma che nessuno si azzardi a toccare gli embrioni umani, che la ricerca scientifica

«Luca Coscioni, con il suo coraggio intatto, il suo sguardo vivissimo che va dove il suo corpo non può andare, è in prima linea in questa battaglia per la vita. La sua arma è la ragione, il suo unico obiettivo la difesa della dignità umana».
se ne rimanga per l’eternità davanti a quella porta chiusa. L’embrione è già un essere, proclamano, nell’embrione è già presente l’umanità, e, chissà, tutto è possibile per certe immaginazioni morbose, lo stesso Dio. Il destino di tutti gli esseri viventi è la morte, e gli strumenti per compiere la sua missione di regolazione demografica non le sono mai mancati, dalla malattia alla fame, dalla guerra agli incidenti, dagli assassinii alle catastrofi naturali. E neppure gli embrioni, ahimé, sono eterni. In tutto il mondo ce n’è a milioni, congelati, che, in capo a cinque anni, ormai inutilizzabili per una ipotetica riproduzione, vengono semplicemente eliminati. Contro questa ecatombe di embrioni umani nessuno protesta, come peraltro non insorge neppure contro la distruzione di alimenti che, se fossero trasportati nelle tante parti del mondo dove si muore di fame, salverebbero delle vite. Che siano politiche o religiose, le ipocrisie del potere non hanno limiti, ma la più insopportabile di tutte è ancora l’ipocrisia religiosa perché disprezza, fingendo di rispettarlo, quel corpo che Dio, a quanto dicono, ha creato.  Legato alla sua sedia a rotelle, Luca Coscioni, che non è un generale, né una stella del cinema, e neanche un maratoneta, prosegue nella sua lotta sovrumana, è proprio questa la parola esatta, la parola giusta, per il diritto ai risultati di una ricerca sull’embrione che potrà, forse (non lo si saprà mai se non sarà intrapresa), ridare la salute o, per lo meno, migliorare la qualità della vita di migliaia e migliaia di infermi, non solo quelli che sono vittime della sclerosi laterale amiotrofica, ma anche di molte altre malattie che, aspettando angosciosamente l’aiuto della scienza, subiscono le conseguenze delle più ignare e oscure superstizioni.

(Traduzione di Rita Desti)

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