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Giulio Giorello

Luca Coscioni: lacrime di coccodrillo.
Ricordate l’Aquilone? Pascoli avrebbe le sue difficoltà nel Pakistan di oggi, dove far volare questi simboli di libertà rischia di essere proibito anche per ragioni di sicurezza, poiché nelle gare qualcuno ha avuto la brillante idea di sostituire ai soliti cordini dei taglienti fili di ferro. Ma la maggiore ostilità al «cervo volante» o alle sue varianti viene dai fondamentalisti (questa volta islamici) che sembrano non gradire tale manifestazione «pagana». E c’è da chiedersi quale piacere, o gioco, prima o poi non apparirà sacrilego agli occhi del fondamentalista di qualsiasi credo. Nè c’è da stupirsene: il fondamentalista è un tipo che detesta questo mondo e odia la vita. Per contrasto dedico le righe di questa mia rubrica a una persona che ha saputo, pur tra mille difficoltà, dire sì alla vita e lottare per il miglioramento di questo mondo: Luca Coscioni. Ho aspettato che si attenuasse l’eco delle celebrazioni ufficiali – anche perché non amo coloro che quando era in vita hanno ostacolato o ignorato le iniziative di Luca e che in morte ne hanno invece lodato «l’impegno», stando bene attenti a non menzionare quale ne fosse la posta in gioco: la rivendicazione della dignità dell’esistenza (che è altra cosa dalla retorica sulla sacralità della vita), la libertà della ricerca, l’apertura a tutti, cittadine e cittadini, dei servizi via via messi a punto dalle conquiste della scienza e della tecnologia. Di qui un monito ai nostri politici (di qualunque schieramento): (possibilmente chiari e brevi). Ci piaceva di Coscioni quel suo «programma» etico che consisteva, detto in poche parole, nel contrapporre una cultura del coraggio a quella cultura del dolore ancora molto diffusa nel Paese. Per esempio, a proposito del parto indolore, apprendo (Corriere della Sera, 14 marzo) che ci sono perplessità qui da noi per tecniche che sono invece consentite in Gran Bretagna o negli USA. Se si tratta di argomenti scientifici, che li si dichiari apertamente. Ma, per favore, basta con i fondamentalisti del «partorirai con dolore». Che voli alto l’aquilone per Luca, ma senza alcun filo di ferro.

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