Il mio intervento per il Partito Radicale Transnazionale

  • Data: 2 Novembre 2002
  • Luogo: Tirana - Palazzo dei congressi
  • Fonte: Radio Radicale

02 novembre 2002 – Tirana: intervento di Luca Coscioni al 38° congresso del Partito Radicale Transnazionale.

38° Congresso del Partito Radicale Transnazionale che si conclude con il dibattito generale, a cui ha partecipato in video conferenza anche Luca Coscioni, presidente di Radicali italiani. Prima del dibattito, ha avuto luogo uno spettacolo musicale uiguro.

INTERVENTO DI LUCA:

Care compagne, cari compagni, care amiche, cari amici, carissima Emma, caro Marco.
Tirana non è poi così lontana da Orvieto, la città del centro Italia, da dove sto intervenendo. Non lo è geograficamente. È però lontanissima per le mie attuali condizioni di salute. Cara Emma, caro Marco, cari compagni, mi mancate fisicamente, anche se i vostri ritmi sono sempre più insostenibili per una lumaca come me. Oggi, mi sento molto vicino, più vicino del solito, ad Adriano, sì proprio tu Adriano Sofri, ti saluto ed abbraccio dal mio carcere di Orvieto. Questo mio intervento è stato scritto nelle ultime 48 ore. Seguendo il congresso via internet, ho rivisto Emma, Marco, Rita, Sergio, e, sebbene avessi deciso di non intervenire alla seconda sessione del congresso, subito dopo mi sono messo a scrivere. Il partito radicale, Marco ed Emma, scorrono ormai nel mio sangue. E, ogni volta che sto per gettare la spugna, si mette automaticamente in moto una leva, che, pur tra mille difficoltà, mi spinge a non darmi per vinto.

Anche questa volta, anzi proprio questa volta, che sembravano prevalere in me le urla del silenzio, il silenzio si è invece fatto nuovamente parola, non miracolosamente, ma faticosamente. Molti dei presenti, graditissimi ospiti e compagni non italiani, non mi conoscono. Penso che sia sufficiente, per non annoiarli e per non annoiare voi che già mi conoscete e che ben conoscete la mia storia umana e politica radicale, dire che, un bel giorno, ho estratto nel mare del caso, una malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, della quale non riesco a sbarazzarmi, perché si tratta di una di quelle patologie cosiddette incurabili. Essa colpisce oltre 350000 persone in tutto il mondo. Ogni anno 100000 donne ed uomini muoiono per la sclerosi laterale amiotrofica, forse curabile mediante le cellule staminali embrionali e quelle ottenute attraverso la clonazione terapeutica. Tuttavia, come è ormai noto e consolidato, la portata delle cosiddette biotecnologie rosse è decisamente di più ampio respiro. Solo in Italia infatti, un sesto della popolazione, secondo il premio Nobel Renato Dulbecco ed altri 24 saggi, popolazione colpita da patologie come il diabete, il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, e molte altre, potrebbe trarre beneficio da queste nuove terapie.

Tornando però, solo per un istante, a me, io non parlo, se non mediante un computer portatile, e questa voce sintetizzata, muovo qualche gruppo muscolare, e sto combattendo, da radicale, la battaglia per la libertà di ricerca scientifica. È una battaglia decisamente transnazionale, e transpartitica, che ha obiettivi politici ben definiti: legalizzare gli studi sugli embrioni e la clonazione terapeutica, e, più in generale, promuovere la libertà di scienza e di coscienza, contro tutti i fondamentalismi religiosi. Se gli obiettivi possono apparire ben definiti, semplici, il loro conseguimento, proprio nelle democrazie liberali, è tutt’altro che scontato. Di fatto, ad esempio, molti ricercatori statunitensi si sono trasferiti, o si stanno trasferendo, in Gran Bretagna, dove, a differenza degli Stati Uniti, la ricerca sugli embrioni, ed i relativi finanziamenti pubblici, sono autorizzati. La normativa britannica, in tema di biotecnologie rosse, cioè quelle che riguardano l’uomo, e non le piante, è quella più avanzata. Il paradosso è che, se escludiamo la ricerca privata statunitense, il presidente degli Stati Uniti ha imposto tali e tanti limiti a quella pubblica, che nemmeno nel feroce regime comunista cinese è possibile ritrovare. Piuttosto in Cina, tutto, nel segreto dei laboratori, è lecito. Il voto del Parlamento di un paese, o la decisione di un governo nazionale, su queste materie, è decisivo per la vita o la morte di milioni di cittadini di quel paese, e, in un mondo globalizzato, di centinaia di milioni di persone. Sì, perché impedire la ricerca sugli embrioni soprannumerari e sulla clonazione terapeutica in un paese, significa ritardare il progresso scientifico mondiale; favorire la fuga di cervelli all’estero, in particolare in Gran Bretagna, paese che ha, come abbiamo visto, coraggiosamente autorizzato, clonazione terapeutica e studi sugli embrioni; promuovere, in prospettiva un odioso turismo terapeutico, tanto più odioso perché consentito solamente a chi avrà ingenti disponibilità monetarie. Secondo molti scienziati, laici e cattolici, non è scientificamente possibile sostenere che l’embrione, anche fino al quattordicesimo giorno successivo alla fecondazione, sia persona. A meno che non si invochi il dogma della sacralità degli embrioni, che come tale è incontrovertibile. Vorrei però ricordare, vorrei che non dimenticassimo mai che, una volta erano i cadaveri ad essere sacralizzati, e i medici che li studiavano a finire sul rogo.

Oggi, la Chiesa cattolica ha chiesto scusa per alcuni dei molti, troppi, errori commessi. Il Papa ha constatato che non era cosa buona, né giusta, bruciare i ricercatori. Tuttavia, demonizzare la ricerca sulle cellule embrionali, significa mettere di fatto a rogo centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. In ogni caso, una convinzione religiosa non dovrebbe essere mai imposta per legge. Questo è vero per l’aborto, così come per le biotecnologie ad uso umano. Negli Stati Uniti, tre personaggi molto famosi sono scesi decisamente in campo, per cercare di contrastare l’atteggiamento oscurantista del presidente americano. E, finalmente, lo hanno fatto sul campo politico. Penso che sia utile brevemente ricordare anche la lotta che sta conducendo negli Stati Uniti l’attore Cristopher Reeve, attraverso la fondazione che porta il suo nome. Cristopher Reeve è purtroppo rimasto completamente paralizzato a seguito di una caduta da cavallo. Ora, stanco del proibizionismo dilagante nel suo paese, si è dichiarato pronto a trasferirsi in Inghilterra, per sfruttare i trattamenti resi possibili da quelle ricerche, che il Governo americano non intende finanziare con fondi federali. Inoltre, per la prima volta, ha avuto parole molto dure, parole radicali insomma, nei confronti della Chiesa cattolica, uno dei principali ostacoli al progresso scientifico. Anche Nancy Reagan, moglie dell’ex-Presidente, colpito ormai da tempo dal morbo di Alzheimer, e che ha definitivamente perso lo stato di coscienza, si è apertamente schierata dalla parte degli oppositori dell’attuale presidente degli Stati Uniti, che si è dichiarato contrario alle nuove possibilità di ricerca e, in prospettiva, di cura. Ma, molte altre voci di dissenso si stanno levando in tutto il Paese. E così, sempre negli Stati Uniti, si è mobilitato anche un altro attore: Michael J. Fox. Fox sostiene e promuove con la sua Fondazione importanti campagne pubblicitarie sulle cellule staminali embrionali e sulla clonazione terapeutica. Il prossimo 4 novembre, verrà formalizzata la nascita dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, aderente al Partito Radicale Transnazionale e a Radicali Italiani, una piccola associazione, che porta il nome di un piccolo uomo, che non lascerà traccia nella storia dell’umanità. So di non avere il volto di Cristopher Reeve, o di Michael J. Fox, o il volto e l’influenza di Nancy Reagan.

Ma, molto umilmente, se mi sosterrete, posso mettere a disposizione la tenacia di un ex maratoneta, un maratoneta amatoriale, sofferente. Questa battaglia è una battaglia del Partito Radicale Transnazionale. Datemi la forza di superare, diamoci la forza di superare, questo nuovo traguardo transnazionale di libertà. Senza il vostro apporto, senza l’apporto dei radicali transnazionali, ed italiani, l’associazione non potrà vivere. Senza il partito radicale transnazionale, ed i radicali italiani, la battaglia per la libertà di ricerca scientifica, nel mondo e in Italia, è destinata ad essere persa. E con essa andranno perse milioni di esistenze silenziose. Abbiamo di fronte un muro, proviamo, con la non violenza gandhiana, a sfondarlo. Grazie per avermi pazientemente ascoltato, ho concluso.

Sul sito di Radio Radicale è possibile vedere il video integrale del congresso

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