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Scrivo al direttore del Tempo

Quando Sirchia era uno scienziato

Caro Direttore,
ho letto con stupore l’intervista rilasciata dal ministro della Salute Girolamo Sirchia ad Alberto Di Majo il 23 dicembre scorso, sul quotidiano da Lei diretto. Cerco brevemente di spiegarLe il perché. Cito testualmente le parole del ministro che afferma: “ la clonazione cura le malattie è uno slogan assolutamente falso. La realtà ha dimostrato esattamente l’opposto. Oggi, ciò che è fattibile è riparare i tessuti con l’utilizzo delle cellule staminali ed è una pratica che viene applicata e che non crea problemi dal punto di vista etico…Il professor Dulbecco, che probabilmente mi detesta, non sa quello che dice perché non ha esperienza di laboratorio e così continua un dibattito del tutto artificioso.” Chi pensa di essere detestato in realtà è il primo a detestare. Ho definito recentemente il ministro Sirchia un ministro talebano, o, che è lo stesso, vaticano, del governo Berlusconi. Tuttavia, non mi sono permesso di dirgli, perché non lo penso, che lo detesto, né tanto meno che non sa quello che dice. Sirchia si è calato nel peggiore dei modi nel suo nuovo ruolo politico, venendo così meno a un mandato istituzionale che è quello di ministro della Repubblica italiana. Evidentemente ciò è accaduto a causa della sua inesperienza politica. Il passaggio da un assessorato al comune di Milano a un ministero deve essere stato piuttosto traumatico.

Ma procediamo con ordine per amore della verità. Il 28 dicembre del 2000, la Commissione Dulbecco diceva sì, all’unanimità, alla cosiddetta “via italiana” alla clonazione terapeutica, ricevendo il voto convinto dell’attuale ministro della Salute e, addirittura, del Cardinale Ersilio Tonini. Sempre per amore della verità, invito Lei e i lettori del Suo quotidiano a visitare il sito istituzionale del Ministero della Salute, www.sanita.it, dove, digitando la parola “Dulbecco” nel motore di ricerca, sarà possibile consultare la relazione integrale della “Commissione sull’utilizzo delle cellule staminali per finalità terapeutiche”, e verificare la posizione favorevole del ministro alla clonazione terapeutica. Presumo che in quella occasione il premio Nobel Renato Dulbecco non abbia puntato una pistola alla tempia del ministro per ottenere il suo sì. Se così fosse stato, potrei anche capire i dubbi del ministro sul fatto che Dulbecco lo possa detestare. Peraltro, in quel frangente Sirchia aveva commesso una gaffe imperdonabile. Infatti, intervistato il 16 dicembre dal Corriere della Sera, aveva scorrettamente anticipato le conclusioni della Relazione Dulbecco, prima che queste venissero rese pubbliche nella conferenza stampa del 28 dicembre. Sirchia non brilla per savoir-faire né da scienziato, né da politico.

Per quanto riguarda lo slogan: “la clonazione cura le malattie”, esso è altrettanto falso quanto quello proposto da Sirchia, nella intervista rilasciata a Il Tempo: “le cellule staminali curano le malattie”. Il primo però non è stato ideato né dal professor Dulbecco, né dagli scienziati che stanno conducendo esperimenti nel campo della clonazione terapeutica, né da altri, dal momento che essi sanno benissimo, e non lo nascondono, che ci troviamo ancora alla fase della ricerca di base. Del resto, è proprio uno degli scienziati italiani più titolati nel settore delle cellule staminali a smentire Sirchia, il professor Angelo Vescovi condirettore dell’Istituto sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano. Vescovi, nominato poco tempo fa dal ministro membro della nuova Commissione sulle Cellule Staminali, che dovrà erogare i finanziamenti ai diversi progetti di ricerca, da scienziato serio ha recentemente dichiarato che al momento attuale non siamo ancora in grado di dire quale sia la fonte più efficiente per curare le diverse patologie: se le cellule staminali adulte o quelle embrionali. Sirchia tuttavia si è smentito anche da solo, non è infatti possibile che in un anno abbia completamente cambiato idea sulla utilità delle ricerche nel campo della clonazione terapeutica. Inoltre, ha ripetuto più volte che sarà il Parlamento a dover decidere. Nel frattempo, però, ha stanziato 40 miliardi in due anni per le ricerche sulle cellule staminali adulte e post natali. Il motivo per il quale concentrarsi solamente su queste fonti rappresenta un errore strategico, è del tutto evidente. Se, tra qualche anno, le cellule staminali embrionali dovessero rivelarsi le più efficienti, il nostro Paese si troverebbe in una situazione di totale dipendenza dall’estero e i nostri concittadini malati costretti ad emigrare per farsi curare. Il progresso scientifico richiede che siano esplorate tutte le fonti di approvvigionamento di cellule staminali per poter stabilire quale sia la migliore. Questo Sirchia lo sa molto bene. Non a caso, quando era uno scienziato, aveva detto sì alla clonazione.

Ora, che è a tutti gli effetti un uomo politico, rispettoso delle indicazioni del Vaticano è costretto a dire il falso e a invocare principi etici che non sono nemmeno condivisi dagli stessi cattolici, se è vero che in un sondaggio, pubblicato su Famiglia cristiana, il 70 per cento degli italiani si è detto favorevole alla clonazione con finalità terapeutiche. Il Parlamento dovrà tenerne conto.

27 dicembre 2001 – Luca Coscioni

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