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Il mio intervento alla terza giornata del comitato di Radicali Italiani

Cassetta audio animata
  • Data: 14 luglio 2001
  • Luogo: Roma - Hotel Ergife
  • Fonte: Radio Radicale

14 luglio 2001 – Roma: Luca Coscioni interviene durante la terza giornata del Comitato di Radicali Italiani per la libertà di ricerca scientifica.

Luca Coscioni interviene durante la terza giornata del Comitato dei Radicali Italiani tenutosi nel luglio 2001, con un intervento reso possibile grazie all’uso di un sintetizzatore vocale, dimostrando il suo impegno per la politica affianco ai Radicali e sottolineando l’importanza della ricerca scientifica.

INTERVENTO DI LUCA:

Care compagne, cari compagni,
eccoci qui riuniti per rilanciare l’iniziativa politica radicale, dopo la sconfitta elettorale del 13 maggio scorso. Nel corso del seminario della Direzione, che si è tenuto presso l’Hotel Ergife, mi sono posto la seguente domanda: Esiste, proprio alla luce del 2,3 per cento della lista Bonino alle ultime elezioni politiche, uno spazio per l’azione politica radicale? Credo, e, a questo punto, spero, di essere riuscito a dimostrare, con il mio intervento, che questo spazio non solo esiste, ma che potrà essere occupato solamente dai radicali. Inoltre, sottolineavo come esso fosse ampio, e transnazionale. Fatta questa premessa, desidero ora sviluppare alcuni concetti ed alcune proposte di azione politica, che, in quella occasione, ho avuto modo soltanto di accennare. Durante la campagna elettorale, Marco Pannella e Massimo Finoia hanno tenuto, a piazza Navona, una conferenza stampa molto emozionante. L’ho riascoltata mercoledì, navigando su radioradicale.it. Dopo aver chiarito di non essere lì in qualità di malato, Massimo Finoia proseguiva: visto che però si deve parlare anche di malati, mi appresto a farlo. Devo aggiungere che ho conosciuto una struttura ospedaliera di cui vantarsi. L’Istituto San Raffaele per la cura dei tumori. È un esempio chiaro di come debbano essere trattati gli ammalati dal punto di vista umano, diagnostico e terapeutico. È l’unico ospedale, tra quelli che ho girato, dove sono finalmente chiamato signore e non già: su, girati che ti devo fare l’endovena. Poco tempo dopo, Massimo Finoia moriva. Lo scorso 24 giugno, ho ricevuto un messaggio di posta elettronica di Diego Galli, che, in oggetto, diceva: un ricordo di Massimo Finoia. Le prime 5 righe sono illuminanti. Scrive Diego: “In una recente e-mail, Massimo mi aveva scritto: continuando così, potrò morire da vivo!” Credo che ci sia riuscito. Credo che abbia seminato intorno a se, soprattutto in questi ultimi mesi, molta più vita di quanto non ne consumasse la sua malattia. Queste, le prime 5 righe del commovente, emozionante, messaggio di posta elettronica di Diego Galli. Massimo Finoia era una persona straordinaria. Nella malattia e nella sofferenza, ha incontrato Dio. Da uomo di fede, è divenuto credente. Per me, la sua serenità è la prova, se mai ce ne fosse bisogno, di cosa può essere capace l’uomo, anche in condizioni estreme. Guardandolo negli occhi, direbbe Maura Bonifazi, sembrava di nuotare in un mare calmo e caldo. Partendo dal ricordo, dolcissimo, di Massimo Finoia, è possibile fare due riflessioni, che possono essere utili per meglio orientare il mio intervento. In primo luogo, dietro quel: su, girati che ti devo fare l’endovena, si celano, nemmeno troppo velatamente, tutti i problemi, e i limiti, della sanità e dello Stato sociale italiani. In secondo luogo, se Massimo Finoia è riuscito nell’impresa di morire da vivo, ciò è stato reso possibile dalla ricerca scientifica e dalla crescita economica, che tale ricerca, nei Paesi sviluppati, è stata capace di sostenere. La ricerca scientifica, oggi come ieri, è oggetto di critiche fortissime, e pesanti, quanto immotivati, attacchi e anacronistiche demonizzazioni.

Secondo Renato Dulbecco, generalmente, gli scienziati pensano che non ci debbano essere limiti alle conoscenze. I limiti dovrebbero essere posti solo alle loro applicazioni. Ma, sempre più, la scienza entra profondamente nei problemi della vita, proponendo cambiamenti, che sembrano tendere a creare una vita completamente diversa da quella che esiste, una vita artificiale. Questo è stato il commento del premio Nobel della medicina alla notizia che alcuni ricercatori australiani avrebbero creato un embrione di topo, usando un ovocita normale, in cui sarebbe stato introdotto un nucleo somatico, cioè non di una cellula germinale, dopo aver dimezzato il numero dei cromosomi che esso normalmente contiene. Dulbecco concludeva, ponendo due domande: Ma, perché? In questo caso, perché cercare di abolire una delle basi della vita, cioè la cooperazione di due persone nel creare una vita nuova? Questa è stata la base dell’evoluzione, che ha prodotto le specie adatte a vivere nel loro ambiente, ed ha creato la specie umana con le sue enormi capacità. Queste capacità dovrebbero essere usate per rinforzare la natura, non per violarla. Se Dulbecco si pone questo interrogativo, da buon uomo di Scienza, chi non se lo pone affatto, da buon Arcivescovo cattolico, è Dionigi Tettamanzi, il quale, nel corso di un confronto, organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera, su: La libertà delle idee: Scienza, vita e diritti, ad un ex Ministro della Sanità, Umberto Veronesi, che gli chiedeva se la Chiesa continuasse a pensare che l’anima esiste dal momento del concepimento, così rispondeva: Lasciamo perdere questa questione da manuale di vecchia teologia. Oggi la Chiesa concepisce l’anima e il corpo come un tutt’uno. Evidentemente, la non risposta di Tettamanzi è la riprova dello stato di profonda crisi della nuova teologia. In realtà, la scoperta scientifica australiana è temuta dalla Chiesa cattolica, non tanto perché le sue applicazioni, nel campo della procreazione medicalmente assistita, potrebbero dare origine ad embrioni, secondo Dulbecco, inevitabilmente ammalati, e quindi, in prospettiva, ad individui ammalati, quanto perché questa nuova frontiera della bioetica da il colpo di grazia al traballante edificio della nuova teologia. Infatti, delle due, l’una: o l’anima non esiste dal concepimento, oppure, in un futuro non troppo remoto, potremmo assistere alla nascita della prima persona senz’anima. Chi glielo direbbe che è senz’anima. E quando? Al compimento del diciottesimo anno detto? Che fare poi se il bello, per lo meno questo, senz’anima, decidesse di prendere i voti? Sono interrogativi teologicamente stimolanti. Li rigiro all’Arcivescovo di Genova. Buon lavoro, Dionigi Tettamanzi.

Dalla bioetica alla globalizzazione, l’Arcivescovo di Genova imperversa. Lì, si erge a baluardo della difesa della vita, quella con la V maiuscola chiaramente, qui invece, è la voce dei più deboli e poveri della terra, è l’Arcivescovo anti-globalizzazione. Certo, la strada, in questo secondo campo di scontro politico, era stata aperta, pochi giorni prima, da Giovanni Paolo Secondo. In effetti, l’interesse per una visita, benché informale, da parte di Berlusconi al Papa era reciproca, e andava ben al di la delle posizioni del Pontefice sulla globalizzazione. Da una parte, l’incontro con il Pontefice è sempre stato fonte di legittimazione, ricercata da quasi tutti i governanti che si sono succeduti in Italia. Il Vaticano ha interesse a porre, sul tavolo del dibattito politico, i temi cari alla Chiesa cattolica riguardo alla globalizzazione, il debito dei paesi poveri, la giustizia internazionale, la vita, la morte. Tutti temi che saranno al centro, anche a causa delle spinte del popolo di Seattle, del G8, per il quale il Papa spera in Berlusconi, quale portavoce delle preoccupazioni della Chiesa riguardo al rischio che la globalizzazione possa andare a scapito dei paesi poveri, e che, sul piano più strettamente nazionale, la ripresa dell’economia italiana non sia pagata dai più deboli. Se questi problemi potrebbero evidenziare qualche distanza fra il programma del primo ministro e quello del Vaticano, ben più vicine, se non coincidenti, sembrano le posizioni riguardo ai temi della famiglia, della scuola, dell’aiuto alla maternità e sulla bioetica. Dalla bioetica alla globalizzazione, tuttavia, la conclusione non cambia: Innalzare palizzate, in particolare la dove l’influenza del Vaticano si fa maggiormente sentire, cioè in Italia. Così, se Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia sono considerate praterie senza palizzate da una maggioranza trasversale, transpartitica e transnazionale, una cosa è certa: L’Italia, e non solo, è il paese delle palizzate senza praterie. Nel nostro Paese comunque, centrodestra e centrosinistra, sui temi della bioetica, delle biotecnologie, dei nuovi diritti, hanno posizioni largamente coincidenti, e, quando non lo sono nei contenuti, lo sono nella forma e nei metodi. Da un lato, il Biancofiore ha un programma di governo da Stato confessionale, dall’altro, i partiti, cosiddetti laici, della sinistra appaiono del tutto incapaci di promuovere, e difendere, valori, diritti, laicità, che professano e decantano, ma solamente a parole. Un esempio per tutti. La Presidente dell’Arcilesbica, e Deputata di Rifondazione Comunista, Titti De Simone, esulta nell’apprendere la notizia proveniente dall’Australia sulla futura possibilità di creare embrioni senza l’uso delle cellule spermatiche maschili. La frontiera aperta dalla ricerca condotta in Australia è una possibilità in più, dice la De Simone, offerta alla libertà della donna omosessuale. Per chi afferma di aver sempre difeso l’inseminazione eterologa e la distinzione fra riproduzione e affettività, il passo ulteriore verso la possibilità che due donne possano riprodursi senza sperma sarebbe la prova che l’omosessualità non è contro natura. La maternità è un aspetto importante per almeno il 50% delle coppie lesbiche. Il fatto che, con tale tecnica, si potranno generare solo bambine, mancando le informazioni genetiche maschili, vorrà dire che andremo verso una società matriarcale, afferma la deputata comunista. Quest’ultima appare già preparata alla levata di scudi da parte della Chiesa, ed invita tutti ad un dibattito non ideologico su tali temi, ma piuttosto orientato alla salvaguardia dei diritti individuali, osservando ciò che la scienza in proposito è in grado di fare. Ma, è proprio la De Simone ad utilizzare, in modo ideologico e strumentale, l’annuncio della scoperta, fatto dagli scienziati australiani. Per dimostrare il fatto che l’omosessualità non è contro natura, adduce una motivazione biotecnologica.

Fatte queste considerazioni, passiamo al nuovo soggetto politico radicale italiano.

I radicali italiani hanno la possibilità di occupare uno spazio politico molto ampio, solo apparentemente riconducibile ai temi della bioetica, delle biotecnologie e dei nuovi diritti. In realtà, i radicali hanno, da molto tempo ormai, un programma di governo, il programma di governo di un grande partito liberale, liberista, libertario. E se è vero che il Partito Radicale Transnazionale è il partito della democrazia liberale nel mondo, allora i radicali italiani sono il movimento della democrazia liberale in Italia. Due sono i fronti aperti dell’iniziativa politica radicale: Da un lato, quello della legalità e democrazia in Italia, dall’altro, quello della libertà della ricerca scientifica. Per il primo, è necessario lavorare sul Comitato degli osservatori, anche se, evidentemente, questo primo fronte è quello, dei due, che più difficilmente si presta ad essere tradotto in iniziative politiche facilmente comprensibili, e quindi, condivisibili, dall’opinione pubblica. Il secondo fronte, invece, è maggiormente suscettibile di dare il via a tutta una serie di azioni politiche concrete. Sotto questo punto di vista, i radicali italiani potrebbero disporre di uno strumento politico molto agile ed efficace: Il Comitato promotore della associazione per la libertà e laicità della ricerca scientifica. Credo che sia giunto il momento di esplicitare, da una parte, la struttura di tale Comitato promotore, e dunque dell’associazione, dall’altra le iniziative politiche radicali, e gli obiettivi politici delle stesse. Per quanto riguarda gli obiettivi politici, è del tutto chiaro che le iniziative politiche radicali avranno lo scopo di iscrivere nell’agenda politica italiana i grandi temi della bioetica, delle biotecnologie e dei nuovi diritti. Prima però di scendere nel dettaglio di questa stimolante materia, desidero esplicitare, come anticipato e finalmente, la struttura dello strumento Comitato promotore. Dato per assodato che i temi radicali della vita, della morte, dei nuovi diritti, hanno una dimensione transnazionale e transpartitica, penso che gli organi statutari, ed operativi, dell’associazione potrebbero essere: Il Presidente, il Segretario, il Consiglio e l’Assemblea dei soci. Operativamente, i membri del Consiglio, complessivamente 5, compresi il Presidente ed il Segretario, dovrebbero collegialmente attribuire ai 3 membri del Consiglio stesso, che non siano il Presidente ed il Segretario, competenze e funzioni di coordinamento per: L’Italia, l’Unione europea e gli altri Stati europei non membri dell’Unione, gli Stati Uniti ed il Resto del mondo. Inoltre, occorre prevedere una segreteria organizzativa, un ufficio stampa ed un responsabile del web dell’associazione. Le iniziative politiche potrebbero essere le seguenti. La prima, predisporre un pacchetto di proposte di legge di iniziativa popolare sulla libertà della ricerca scientifica. Due proposte di legge, clonazione terapeutica e suicidio assistito, sono pronte. Ad esse, ne potremmo aggiungere altre tre: Destinazione dello 0,2 per cento del prodotto interno lordo alla ricerca in campo neurologico, legalizzazione della cannabis per finalità terapeutiche, assistenza personale autogestita per le persone malate o disabili incapaci di compiere i normali atti della vita quotidiana. La proposta di destinare una frazione del pil alle ricerche neurologiche appare particolarmente interessante. Nel nostro Paese, nel 1999, la spesa sanitaria totale è stata pari a 154000 miliardi. Le malattie neurologiche hanno inciso sul bilancio dello Stato per 31000 miliardi circa. Se a tale voce di costo, sommiamo la spesa per pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento e perdita della capacità lavorativa, stimabili in 18000 miliardi di lire, raggiungiamo la considerevole cifra di 51000 miliardi per il 1999. A fronte di tale spesa, l’investimento pubblico per la ricerca scientifica stanziato in questo settore è stato di 50 miliardi, pari allo 0,002 per cento del prodotto interno lordo. Inoltre, occorre anche notare che molte di queste patologie colpiscono persone anziane. Con il progressivo ed inesorabile invecchiamento della popolazione, questi 51000 miliardi sono inevitabilmente destinati ad aumentare. Tali costi graveranno poi su di una fascia di individui, quelli in età lavorativa, che, nei primi 20 anni del 2000, è destinata proporzionalmente a ridursi rispetto alla popolazione complessiva. In definitiva, toccherà ai lavoratori più giovani farsi carico di questi oneri, sacrificando così dosi crescenti di un reddito individuale che sarebbe stato possibile destinare ad altri impieghi. Insomma, per farla breve, la miopia dei governi che si sono succeduti dall’inizio della nostra storia repubblicana ad oggi, anche per quanto riguarda le risorse destinate alla ricerca scientifica, potrebbe condurre sull’orlo di un baratro il nostro sistema sanitario, previdenziale e socio-assistenziale. Destinare una frazione del pil alla ricerca potrebbe voler dire evitare il collasso dello Stato sociale italiano. Per quanto riguarda la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis per finalità terapeutiche, potrebbe rappresentare anche un primo passo nella direzione della legalizzazione delle droghe leggere per finalità non terapeutiche. Infine, la proposta di legge sulla assistenza personale autogestita. Si tratta di una proposta di legge molto importante, solo in parte non riconducibile al pacchetto per la libertà della ricerca scientifica, dal momento che la libertà personale dipende anche, per chi non è in grado di compiere gli atti della vita quotidiana, dal progresso tecnologico, e dalla diffusione delle nuove tecnologie. In ogni caso, quest’ultima proposta di legge è tesa a restituire libertà fondamentali a persone gravemente malate o disabili. Certo, è l’assenza di legalità che richiede iniziative politiche di questo tipo, se è vero che una struttura congressuale come l’Ergife non ha nemmeno una stanza per disabili.

La raccolta delle firme necessarie per la presentazione del pacchetto delle proposte di legge di iniziativa popolare sulla libertà della ricerca scientifica potrebbe essere fatta partire nel mese di settembre, anche se il lancio dell’iniziativa politica dovrebbe essere preceduto da un evento mediatico. La proposta di Daniele Capezzone di un ferragosto con Christopher Reeve e Luca Coscioni mi è sembrata molto buona. Un’altra proposta è quella di istituire una giornata italiana della donazione degli embrioni soprannumerari. L’idea è semplice: Creare, presso uno dei centri dove viene praticata la procreazione medicalmente assistita, una Banca dell’embrione, che metta gratuitamente a disposizione dei ricercatori e dei centri di ricerca, di tutto il mondo, che ne facciano richiesta, gli embrioni congelati, altrimenti destinati alla distruzione. Secondo una indagine campionaria, il 70 per cento circa delle coppie proprietarie degli embrioni intervistate si è dichiarato favorevole a donare tali embrioni alla ricerca scientifica. Le ragioni per le quali una Banca dell’embrione dovrebbe essere accolta con favore dalla Comunità scientifica e dall’opinione pubblica, ce le spiega uno dei ricercatori tedeschi impegnati nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. La Commissione etica dell’Università di Bonn ha recentemente detto si alla controversa ricerca sulle cellule staminali embrionali nella propria sede, e i verdi hanno fatto appello ai ricercatori perché attendano la legge prevista per dopo le elezioni del 2002. Tali cellule staminali embrionali potrebbero essere importate anche dagli Stati Uniti, Tuttavia, le linee cellulari non sono cedute gratuitamente. Si deve firmare un material transfer agreement, un accordo che stabilisce l’utilizzo e i diritti. In questo caso, il progetto di ricerca deve essere approvato dal partner estero. Ma anche in caso di approvazione, le procedure che verranno sviluppate attraverso queste cellule e il loro sfruttamento vanno in primo luogo a beneficio del partner. In parole povere, si tratta di un contratto con il quale i ricercatori tedeschi lavorano con fondi pubblici tedeschi a favore di ditte straniere. In Italia purtroppo, la battaglia politica, per riuscire a portare in discussione nei due rami del Parlamento la nostra proposta di legge sulla clonazione terapeutica, sarà molto difficile, se non impossibile. Così come sarà molto difficile porre le basi di una Banca dell’embrione senza provocare un intervento del Ministro della Sanità, e una reazione del Bianco Fiore. Dopo la proposta di modifica della legge 194, infatti, nel mirino del Cdu, il partito di Rocco Buttiglione, finiscono gli embrioni e il mondo della sperimentazione per la cura delle malattie degenerative. Al Senato, il gruppo del Biancofiore ha presentato un ddl, che prevede l’attribuzione della personalità giuridica agli embrioni, in linea con i convincimenti della Chiesa cattolica sull’inizio della vita. Il riconoscimento, in tal modo, avverrebbe subito dopo il concepimento, e non più alla nascita. La proposta è stata sottoscritta da 56 senatori, fra cui alcuni componenti del gruppo della Margherita, e dal senatore Paolo Guzzanti. Il provvedimento, ci spiegano i promotori, va verso la difesa dei soggetti più deboli ed a rischio. Come se non bastasse, il Biancofiore si è rivolto, poco tempo fa, a Girolamo Sirchia per conoscere quali fossero le condizioni di conservazione dei 20000 embrioni congelati, conservati nei centri dove viene praticata la fecondazione assistita. Non è importante che vengano gettati nella spazzatura, ciò che conta è che se ne stiano all’interno di confortevoli congelatori. Ormai, il passo nel territorio della follia è stato compiuto. Subito dopo la fine della campagna elettorale poi, mi sono recato a Torino dalla dottoressa Letizia Mazzini, uno dei ricercatori che mi ha sostenuto in campagna elettorale, per essere inserito in un protocollo, nel quale, la sperimentazione delle cellule staminali adulte per la cura della sclerosi laterale amiotrofica doveva essere autorizzata dalla Commissione etica della Regione Piemonte, nel mese di giugno. Nel mese di giugno, la Commissione etica comunicava che la decisione sarebbe stata presa il 2 luglio. Il 2 luglio, ci si aggiornava al 27. Insomma, nel nostro paese, non solo non è consentita la utilizzazione degli embrioni soprannumerari, ma si ergono palizzate burocratiche anche rispetto alla possibilità di effettuare un autotrapianto con le proprie cellule staminali adulte. Comunque, qualora, la Commissione etica della Regione Piemonte si opponesse alla sperimentazione, potremmo farne un caso politico nazionale, se non addirittura internazionale, magari partendo da una interrogazione di Bruno Mellano e Carmelo Palma all’assessore alla sanità della Regione Piemonte.

Un’altra proposta politica è stata fatta da Emma: Organizzare a Bruxelles un convegno internazionale sul tema della libertà della ricerca scientifica in materia di cellule staminali. Non dobbiamo infatti dimenticare che il Parlamento europeo dovrà deliberare sulla genetica umana e le altre nuove tecnologie della medicina moderna. Quindi, il convegno potrebbe essere uno strumento utile per attuare un pressing sui deputati europei in vista della risoluzione finale. Un risultato soddisfacente sarebbe poter ottenere alcuni riconoscimenti. Il primo: sarebbe opportuno precisare che le nuove terapie cellulari basate sulle cellule staminali potranno essere impiegate per curare malattie non necessariamente genetiche. È importante precisarlo, dal momento che la denominazione della Commissione di genetica umana rischia di generare qualche elemento di confusione; Il secondo: Il modello normativo da noi delineato nella proposta di legge di iniziativa popolare recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita e di clonazione terapeutica è quello inglese. In esso, è consentita e regolamentata la produzione di embrioni per finalità terapeutiche, la cosiddetta clonazione terapeutica. È del tutto evidente poi che la normativa britannica autorizza la utilizzazione degli embrioni soprannumerari. Come si è visto, gli embrioni prodotti “ad hoc”, clonazione terapeutica, hanno l’enorme vantaggio di essere immunologicamente compatibili con il paziente e di non porre problemi di rigetto. Questa è la ragione scientifica per la quale la loro produzione dovrebbe essere consentita; Il terzo: Se alle differenti concezioni etiche, filosoficamente e/o religiosamente fondate, si riconosce piena legittimità, allora, proibire la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali significa ritenere maggiormente legittima la concezione per la quale, appunto, tale sperimentazione non deve considerarsi eticamente giusta e, quindi, legittima. Ciò a detrimento, evidentemente, della concezione o delle concezioni per le quali, invece, tale sperimentazione è giusta e, quindi, legittima. Il dilemma, solo apparente, può essere risolto con una regolamentazione della materia che renda possibile la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, lasciando chiaramente libero chi ritiene eticamente non giusta tale sperimentazione, di non avvalersi delle eventuali nuove terapie. Se poi è proprio la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali ad essere la più promettente, e se le differenti concezioni etiche hanno pari dignità, stanziare un bilancio comunitario specifico per finanziare ricerche a partire da queste fonti alternative, in particolare da cellule staminali adulte, appare scientificamente infondato ed eticamente non giusto. Infine, la utilizzazione degli embrioni soprannumerari, comunque destinati alla distruzione, pone un problema di buon senso, prima ancora di una questione etica; Il quarto, ed ultimo: Se con la terapia genica sulla linea germinale fosse possibile eliminare la formazione di malattie genetiche, occorrerebbe riflettere sulla opportunità di intervenire proprio sulla linea germinale. Che senso avrebbe far nascere un individuo destinato ad ammalarsi, per poi curarlo una volta nato?

Per quanto riguarda la normalità degli attributi, una riflessione più approfondita è d’obbligo. Pochi decenni fa, la vita media era molto minore di quella odierna, eppure, nessuno si sognerebbe, oggi, di ritenerla un attributo immodificabile. Infine, sto lavorando, per tornare alle proposte di iniziativa politica, alla stesura di un Manifesto per la libertà della ricerca scientifica. che dovrebbe costituire il cuore pulsante dell’associazione per la libertà e laicità della ricerca scientifica. Pensavo, partendo dal tema delle cellule staminali, di affrontare l’argomento della libertà di scienza attraverso Niccolò Copernico, Galileo Galilei, Stephen Hawking, la sacralizzazione dei cadaveri ieri, e degli embrioni oggi. Insomma, i temi sono molteplici e credo che sarebbe opportuno muovere da una ricerca bibliografica. In conclusione, il pacchetto delle proposte di legge di iniziativa popolare potrebbe costituire un primo tentativo di interlocuzione, dopo la sconfitta elettorale del 13 maggio, con le forze politiche e l’opinione pubblica. Quindi buon lavoro a tutti.

Sul sito di Radio Radicale è possibile ascoltare l’audio integrale del comitato

Eventuali errori presenti nel documento sono dovuti ad un adattamento del testo per il sintetizzatore vocale utilizzato da Luca

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