Il mio incontro con lo scultore Romano Abate

Buona sera.
Ringrazio Romano Abate per il suo originale e significativo contributo artistico, e per avermi invitato all’incontro di questa sera. In questi ultimi giorni si è scatenata una vera e propria crociata contro la clonazione terapeutica. La notizia che ha fatto levare gli scudi ai crociati della “difesa” della vita è la seguente: alcuni scienziati statunitensi avrebbero effettuato con successo la prima clonazione di un embrione umano. Per la prima volta nella storia della biogenetica e della medicina, l’embrione sarebbe stato creato in laboratorio, attraverso una particolare applicazione delle tecniche di clonazione alle cellule staminali. Si tratta di un traguardo epocale per la Scienza medica, che apre finalmente la strada al trattamento di tutta una serie di patologie incurabili e inguaribili. Possiamo ricordarne alcune: le malattie degenerative del sistema nervoso quali l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, la malattia di Huntington e la sclerosi laterale amiotrofica. Quest’ultima, lo dico per chi non lo sapesse, è la malattia che mi ha colpito sei anni fa. Fatta questa premessa, è bene far notare almeno tre cose.

La prima: le cellule staminali così ottenute, sostituendo il nucleo della cellula uovo, con il nucleo della cellula somatica dello stesso paziente, non pongono problemi di rigetto. Quindi, una volta indirizzate verso la tipologia cellulare desiderata, potrebbero essere immediatamente reimpiantate.
La seconda: tale risultato è stato possibile grazie alla concorrenza fra pubblico e privato. In particolare, la ricerca è stata portata a termine da una azienda biotecnologia privata.
La terza: nonostante il Presidente degli Stati Uniti abbia, di fatto, almeno parzialmente, deciso di non finanziare con fondi pubblici le ricerche sulle cellule staminali embrionali, tale fondamentale risultato scientifico dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che il progresso scientifico non può essere fermato e che, fortunatamente per l’umanità, il suo avanzare è inarrestabile.

Uno scoglio non può arginare il mare.

Secondo il Ministro della Salute, il Professor Girolamo Sirchia, l’esperimento sarebbe ad alto rischio (per chi, o meglio, per che cosa, dal momento che l’obiettivo è l’ottenimento di cellule staminali e non lo sviluppo del feto?) è una operazione commerciale (qui il Ministro dovrebbe dirci quale sia la differenza tra la commercializzazione di un antibiotico e quella, eventuale, di una terapia cellulare). Solo su una cosa sono in accordo con il Ministro: questo non è un clone umano. Del resto Sirchia, uno dei 25 autorevoli membri della Commissione Dulbecco sulle cellule staminali, pur contrario alla utilizzazione degli embrioni soprannumerari (insieme al Cardinale Ersilio Tonini, Adriano Bompiani, Bruno Dallapiccola, Domenico Di Virgilio, Enrico Garaci, Luigi Lorenzetti), sa molto bene che la Commissione è stata concorde sulla tecnica del trasferimento nucleare (TNSA). Purtroppo, alcuni dei 25 membri della Commissione sembrano essersi dimenticati del parere scientifico ed etico approvati all’unanimità dalla Commissione. Per loro, evidentemente, la clonazione terapeutica non è una questione di vita o di morte, come invece lo è per me e per milioni di altri malati. Per far gettare la maschera ai crociati della “difesa” della vita, in realtà paladini della morte, può bastare richiamare il parere scientifico espresso sul trasferimento nucleare. La produzione in vitro di cellule staminali del malato stesso (autologhe) può essere ottenuta con la riprogrammazione del nucleo di cellule somatiche (mature) prelevate dal paziente e trasferite all’interno di una cellula uovo precedentemente enucleata, cioè svuotata del suo nucleo (Metodo TNSA). Il processo per cui il nucleo di una cellula già formata, una volta posto nel citoplasma (il liquido in cui si trova il nucleo di una cellula) dell’ovocita riacquista le capacità di cellula staminale, riproducendone altre uguali, non è molto diverso da quello usato nel caso in cui cellule sane prelevate dal corpo di un paziente adulto vengono indotte a moltiplicarsi in vitro, stimolate da “fattori di crescita”.

Conoscendo i meccanismi del processo di riprogrammazione del nucleo di una cellula matura non si dovrà ricorrere agli ovociti di donna. Un ovocita ricostituito con il nucleo di una cellula adulta, ma privo del suo nucleo, non è assolutamente uno zigote (ossia una cellula formata dall’unione di due gameti, quello maschile e quello femminile) da cui può avere origine un embrione. Quella che si forma è, invece, una cellula comunque in grado di generare cellule staminali con la qualità, per giunta, di avere le stesse caratteristiche genetiche del paziente, il che non le farebbe rigettare qualora venissero impiantate in un suo organo. Esse infatti posseggono lo stesso genoma nucleare del donatore della cellula somatica e sono immunologicamente compatibili per autotrapianto. Nel caso di malattie genetiche, queste cellule potrebbero essere curate in vitro prima del trapianto. Nel corso di una intervista televisiva, rilasciata al Tg3, ed in un recente articolo, Sirchia ha testualmente dichiarato: “Dal punto di vista etico sono personalmente contrario che si sviluppino tecniche di questo genere, che possono essere molto rischiose per il genere umano. Anche se noi sappiamo che queste tecniche di trasferimento nucleare sono consentite in Gran Bretagna e il rapporto Dulbecco le ha consentite anche in Italia”. Inoltre, il Ministro ha più volte ribadito: “che dovrà essere il Parlamento, sulla base del Rapporto Dulbecco, a decidere” Da un lato, quindi, il Ministro della Salute dovrebbe comunicare formalmente al Parlamento che il documento di riferimento, da tenere presente per regolamentare la materia, è il Rapporto Dulbecco. La Commissione Dulbecco ha espresso parere favorevole, a maggioranza, sulla utilizzazione degli embrioni soprannumerari e, all’unanimità, sulla clonazione terapeutica, la cosiddetta “Via italiana alla clonazione”, che ha ricevuto il voto e il plauso del Cardinale Ersilio Tonini. Dall’altro lato, secondo il Vaticano, la ricerca statunitense sarebbe un “atto del maligno”. Ne prendo atto, segnalando però al Segretario di Stato vaticano che allora anche il Cardinal Tonini ha il diavolo in corpo, visto che è stato uno dei più ferventi sostenitori della clonazione terapeutica “all’italiana”.

29 novembre 2001 – Luca Coscioni

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