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L’addio a Coscioni, quasi un’assemblea

La medioevale piazza del Popolo zeppa di gente

Una grande foto sul palco. Requiem di Mozart a tutto volume. Bandiere con la Rosa nel pugno. E poi militanti radicali, vecche conoscenze socialiste e nuovi acquisti, vigili urbani in alta uniforme, e tanta gente con le lacrime agli occhi Il corpo di Luca Coscioni è in una bara di legno chiaro al centro di questo sagrato laico per una degna cerimonia funebre. Cerimonia radicale. E Marco Pannella torreggiante, che si guarda intorno con aria di sfida, e di dolore, e dice: “Dunque saremmo noi i miscredenti?”.

Il corpo di Luca Coscioni è l’arma che i radicali si apprestano a lanciare in questa campagna elettorale. Emma Bonino piange: «Lui diceva, a chi lo accusava di farsi strumentalizzare: e perché non mi strumentalizzate voi, allora?». Pannella, al solito, è fulminante: «Le bandiere qui non sono rispettose della morte? Sono rispettose della vita. Perché Luca è nato ieri». Intende dire che è morto l’uomo Coscioni ed è nato l’eroe Coscioni, quello che non s’è arreso, dal coraggio leonino che ha impressionato l’Italia, a cui si inchinano tutti, destra e sinistra. Anche Ciampi. Anche Veltroni che ha mandato una corona di fiori. E i radicali si apprestano a rilanciare nella campagna elettorale il nome di Coscioni sulle gambe di Antonietta, la vedova. Sarà candidata. È stata Emma Bonino a strapparle un flebile però convinto «sì», sul palco, mentre se la stringeva al braccio, quando ha urlato: “Per le cose che ci premono, per cambiare questa Italia che riconosce i suoi figli migliori solo da morti, credo che ci impegneremo, vero Antonietta?». Un funerale laico. Ma anche un’iniziativa politica. A lui sarebbe piaciuto così.

Attorno a Coscioni, infatti, a Orvieto s’è raccolta la pattuglia radical-socialista, proprio come un’assemblea. Quelli dello Sdi: Boselli, Intini, Villetti, Signorile, Del Turco. Quelli del partito radicale: Pannella, Capezzone, Cappato, Bonino, il vecchio SergioStanzani (pallidissimo, è appena uscito da un ospedale. E Pannella: «Quest’altro testone…»). Ci sono anche i radicali che sono andati dall’altra parte, Benedetto Della Vedova e Marco Taradash. E ci sono gli innesti dell’ultima ora. C’è Giorgio Bogi, l’ex ministro, di scuola repubblicana, che ormai ha deciso il gran salto lasciando i Ds. Scuote la testa e dice: «Lì ormai è finita una storia. I Ds sono diventati un partito di mediazione, non c’è più iniziativa politica. E nella mediazione vengono stritolate le componenti minori. C’è Salvatore Buglio, deputato uscente dei Da anche lui, da Nichelino, operaio: «Vengo da tutt’altra tradizione, quella del Pci. Ma di fronte a una storia come quella di Coscioni io mi commuovo». C’è Lanranco Turci, che è un altro ad aver sbattuto la porta dopo una vita trascorsa nel partito e nelle coop. A malapena si salutano con Gavino Angius, il capogruppo dei Ds al Senato. È semmai più caloroso, anche perché distante, Enzo Carra, della Margherita. Pannella intanto tiene l’orazione funebre. C’è spazio per parlare del «nazistume da stadio che è diventato nazistume da governo». C’è modo di maltrattare Berlusconi «che Luca non l’havoluto nel comitato di bioetica». E appena più dolce con Prodi, che, «diciamola tutta, solo dodici mesi non ha voluto assolutamente nell’unione una Lista Coscioni. Si diceva che non portava voti. Volevano esorcizzarlo. Nemmeno il nome si doveva fare. Però ora l’ho detto. E così il “mio” Prodi lo perdono». Di sicuro a Coscioni sarebbe piaciuto molto, questo funerale con le bandiere di partito e il requiem che è il marchio di Radio Radicale. Pannella si commuove solo una volta: “Luca, io speravo di averti convinto a farla, la tracheotomia. Ti dicevo attraverso il vivavoce: dai, arriva fino alle elezioni. Invece hai detto no. Temevi la morte da soffocamento, ma non “quel” soffocamento che poi hai avuto. Un altro. Ci hai riflettuto sopra. E hai deciso. E hai indovinato ancora una volta”.

23 febbraio 2006 – Francesco Grignetti

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