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Il mio appello per il voto radicale

Cara amica, caro amico,
ti scrivo per chiedere il tuo sostegno, il tuo voto, un voto radicale. Sono Luca Coscioni, ho 33 anni e vivo ad Orvieto. La campagna elettorale sta volgendo al termine, anche in Umbria. E con essa: gli insulti, le dimostrazioni di forza, le esibizioni di “muscoli”, i ricatti elettorali, piccoli o grandi, ma sempre meschini. Insomma, il mercato dei seggi si è finalmente chiuso e la Casa delle Libertà e l’Ulivo, Rutelli e Berlusconi sono pronti a battere cassa. Di fronte a questo spettacolo disgustoso, sono capolista, davanti a Marco Pannella, nelle liste proporzionali di Emma Bonino, in Emilia Romagna, Lazio 1 ed Umbria. Nella mia Regione sono capolista ed unico candidato. Inoltre, sono anche candidato nel collegio di Orvieto per l’uninominale della Camera. Corro per la vita, la mia vita e quella di centinaia di migliaia di malati che sono in attesa di una legge sulla clonazione terapeutica. La malattia che mi ha colpito, la sclerosi laterale amiotrofica, ed altre malattie, come il diabete, il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi multipla, la distrofia muscolare, alcune forme di cancro, potrebbero essere curate mediante le cellule staminali.

Perché ciò sia possibile, e lo sia in un tempo ragionevole, è necessario utilizzare, studiandoli, i cosiddetti embrioni soprannumerari. Tali embrioni sono inevitabilmente destinati alla distruzione. Si tratta, infatti, di embrioni in sovrannumero, lo scarto dei programmi di fecondazione assistita. Se ne stanno all’interno di congelatori, in attesa di una distruzione certa. È per questo che, noi radicali della lista Emma Bonino, proponiamo la loro utilizzazione. Piuttosto che buttarli nella spazzatura, pensiamo sia preferibile destinarli ad una ricerca che potrebbe salvare la vita a milioni di persone. È una questione di buon senso. Alcuni esponenti politici, ad esempio, Berlusconi e Rutelli, sono contrari all’impiego degli embrioni soprannumerari. Sono contrari, e, pur sapendo che tali embrioni finiranno nella spazzatura, chiudono gli occhi, si tappano le orecchie e non dicono una parola. La ragione è semplice: sono a caccia di voti cattolici. Si, proprio dei voti di quei cattolici che, più cristianamente, e meno “democristianamente”, di Rutelli e Berlusconi, preferirebbero destinare tali embrioni alla ricerca, piuttosto che alla spazzatura.

Da alcuni mesi, vivo, “dividendomi” tra Orvieto e Roma. Mi muovo con la mia autovettura, accompagnato da Maria Antonietta, mia moglie. Mi sposto con la mia autovettura, dicevo, ma è come se navigassi con una barca a vela, tanto è lontana la mia Regione dalle coste culturali, economiche, finanziarie e sociali dell’Italia del centro-nord. Un esame dei principali indicatori socio-economici regionali ci restituisce nitidamente la fotografia di una regione senza infamia e senza lode. Per dirla da economista, l’Umbria è una economia stagnante, largamente assistita, con una bassa propensione all’investimento. Ma è l’analisi delle dinamiche sociali e culturali della nostra regione che evidenzia come il ritardo sia cronico e difficilmente controvertibile. Prendiamo, ad esempio, il mondo universitario ed accademico umbro. È noto che le Università italiane sono dominate dalle baronie. Questo è vero anche per l’Università di Perugia, ma con una variante o peculiarità regionale: L’Umbria universitaria è dominata da una baronia perugina, con una forte connotazione localistica, così come accade nelle migliori tradizioni isolane. Mentre però le isole, quelle vere, sono in genere aperte agli scambi anche culturali, il “Cuore Verde” d’Italia, piuttosto che aprirsi alle dinamiche europee, sembrerebbe preferire l’arresto cardiaco.

È una questione culturale umbra quella che impedisce alla nostra Regione di avvicinarsi, tendenzialmente, a realtà quali la Toscana e l’Emilia Romagna. Del resto, occorre notare che, se da un lato, è decisamente bassa la propensione regionale all’investimento, dall’altro il livello dei risparmi è apprezzabile. Ciò significando che ci troviamo davanti ad una realtà profondamente statica. Orvieto, sotto questo punto di vista, è un’isola all’interno di un’isola. Dell’isola ha, per altro, la delimitazione perimetrica che le fa assumere la rupe tufacea. Per il resto, Orvieto si allinea sulle posizioni fin qui delineate per la regione nel suo complesso. Quali sono le mie proposte politiche per far superare questo stato di cose? Governare il federalismo con intelligenza, liberare il lavoro e l’impresa, aprire ai mercati, “sburocratizzare” la pubblica amministrazione, favorire la libera circolazione delle idee, liberare il sesso, la Scienza e la vita è questo il mio impegno per l’Umbria. Ed è questo che chiedo vostro sostegno, il vostro voto.

Un saluto cordiale.
Luca Coscioni

Eventuali errori presenti nel documento sono dovuti ad un adattamento del testo per il sintetizzatore vocale utilizzato da Luca

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