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Il mio intervento al coordinamento di Radicali Italiani

Care compagne, cari compagni,
ringrazio, innanzitutto, Marco Pannella per aver proposto ed ottenuto dalla direzione che io sia capolista nelle circoscrizioni di Lazio 1 ed Emilia Romagna e che lo sia con lui secondo. Ringrazio la direzione per avere accettato tale proposta ed Emma Bonino per la battaglia radicale sulla libertà di ricerca scientifica che sta combattendo, pressoché ignorata dai media.

È inutile nascondere che la situazione politica nella quale ci troviamo è difficile e che, nel permanere delle attuali condizioni di accesso al sistema informativo, la nostra azione politica è fortemente penalizzata. È noto, ed è stato confermato empiricamente, che il consenso elettorale alla Lista Emma Bonino è strettamente correlato alle presenze mediatiche. Quando i radicali possono parlare, vengono ascoltati e, soprattutto, votati. È per questo che occorre oscurarli.

Fatte queste premesse, vorrei farvi partecipi del mio stato d’animo. L’attuale quadro politico e dell’informazione mi fa essere, ci deve far essere, ancora più determinati nel perseguire quello che per noi è, al momento, un obiettivo intermedio inderogabile: la raccolta delle firme. Tale raccolta può e deve essere portata a termine, ed esserlo con successo. In Umbria, la raccolta delle firme partirà nei prossimi giorni. I tavoli di raccolta si terranno ad Orvieto, Terni, Perugia e Foligno. La nota dolente è che non ci sono candidati disposti a presentarsi nei collegi uninominali, nemmeno tra i radicali. In tale contesto, mi sento due volte radicale. Se, infatti, non posso, per una qualsiasi ragione, accedere al mio portatile, vengo, di fatto, oscurato. Il secondo oscuramento, invece, lo subisco quando, accendendo la televisione oppure sfogliando elettronicamente un giornale, non trovo traccia del passaggio, nella storia politica della giornata, di Emma Bonino, Marco Pannella, Marco Cappato, Benedetto Della Vedova e degli altri compagni, cui questo spazio competerebbe e competerebbe di diritto. È per questo che mi sento due volte radicale. E, come radicale, non ho la possibilità di cedere il passo, di vacillare. Non fa parte del mio, nostro patrimonio genetico. Lottare, anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora, contro la malattia che mi ha colpito, non ha dato un senso alla mia vita. Una malattia, e la sofferenza che ne deriva, non hanno mai un senso. Il senso, alla mia vita, lo sto dando io, vivendola, come mi è consentito di viverla. Amando, odiando, facendo politica, una delle mie passioni. L’altra, Maria Antonietta ed Emma lo sanno bene, è la corsa di maratona.

Non appena Marco mi ha informato della intenzione di farmi capolista, davanti a lui, in due circoscrizioni, mi sono chiesto cosa avrei potuto fare, io, radicale in sedia a rotelle e senza voce, per i radicali. Ci ho riflettuto un po’, e mi sono detto: se potessi accedere ad uno spazio televisivo e fossi costretto a farlo, imbavagliato, come Marco ed Emma, cioè senza il mio portatile, chiederei che sulla mia immagine fosse stampata la seguente scritta: condannato, non dalla malattia, ma da Berlusconi e Rutelli, dall’Ulivo e dalla Casa delle Libertà, che, comunque vadano le prossime elezioni politiche, non approveranno mai la legge sulla clonazione terapeutica che potrebbe salvarmi, salvare me ed altre centinaia di migliaia di italiani; se invece potessi disporre dei miei strumenti di lavoro, direi: scopo della mia presenza, disarmonica, dissonante, è rompere la congiura del silenzio che la Casa delle Libertà e l’Ulivo, Rutelli e Berlusconi, hanno ordito ai danni dei 10 milioni di italiani, affetti da malattie cronico-degenerative, che potrebbero essere curate con la clonazione terapeutica. Sì, perché Berlusconi e Rutelli, centrosinistra e centrodestra, fingono di litigare, ma sono in realtà d’accordo su tutto. Sono anche d’accordo nel non pronunciarsi, pur di racimolare una manciata di voti cattolici necessari al loro personalissimo successo elettorale, su di una questione vitale come la clonazione terapeutica. 10 milioni di italiani, colpiti dall’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, l’atrofia muscolare spinale, le lesioni traumatiche del midollo spinale, il diabete, alcune forme di cancro, sono in attesa di una legge sulla clonazione terapeutica. Stati Uniti e Gran Bretagna ne hanno già una da sei mesi e hanno avviato la sperimentazione sull’uomo da almeno due anni; Francia, Germania, Svezia e la cattolicissima Spagna si stanno muovendo a grandi passi  in tale direzione; in Italia, l’Ulivo non è stato capace di approvare una legge che rendesse disponibili queste nuove terapie; e la Casa delle Libertà ha più volte ribadito di essere comunque contraria alla clonazione terapeutica. Sono qui per chiedervi di farmi entrare in parlamento, al fianco di Emma Bonino e Marco Pannella, per dotare il nostro paese di una legge, fra le altre, sulla clonazione terapeutica.

È questo ciò che direi ed è questo che posso fare per me e per voi, care compagne e cari compagni, combattere la battaglia radicale per la libertà di ricerca scientifica, battaglia radicale di libertà e di vita.

03 febbraio 2001 – Luca Coscioni

Puoi ascoltare il mio intervento al comitato cliccando qui

Sul sito di Radio Radicale è possibile ascoltare integralmente l’evento

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