Luca, vittima dei no alla ricerca

“Mezz’ora fa si è spento Luca. Gli è mancata la possibilità di respirare, è accaduto quel che si poteva prevedere”

Sono circa le 11,30 di ieri mattina quando Marco Pannella, in diretta su “Radio Radicale”, annuncia morte, nella sua casa di Orvieto, di Luca Concioni, 39 anni, presidente dell’associazione che porta il suo nome e dei Radicali italiani, da dieci anni malato di sclerosi laterale amiotrofica. E aggiunge, ricordando le sue molte battaglie nel nome della libertà di ricerca scientifica: “Luca era un leader perché era in prima linea. In qualche misura è naturale quello che è accaduto. Luca è caduto, e direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese, dalla sua oligarchia che lo corrompe e lo distrugge”. Il pensiero va alla legge sulla fecondazione assistita che blocca la ricerca sulle cellule staminali embrionali. E al referendum per abrogarla, che fallì ad opera di un imponente schieramento trasversale di astensionisti.

Sei ore dopo, Pannella è ancora in lacrime (e accanto a lui piangono Daniele Capezzone, Marco Cappato, Rita Bernardini, lo scienziato Gilberto Corbellino) quando conta i messaggi umanimi e “sinceri” di cordoglio e apprezzamento per quel “rivoluzionario nel senso etimologico del termine, di morto attorno al corpo”. Messaggi arrivati, senza eccezioni, da tutto quel mondo politico che rappresenta un “potere schizofrenico” a cui ricorda: “Solo 11 mesi fa, in vista delle regionali, sono state rifiutate dall’Unione le liste dei radicali perché portavano il nome di Luca. E un anno prima Berlusconi non lo aveva voluto nel Comitato nazionale di bioetica”. Proprio nell’Unione Concioni, oggi era pronto a candidarsi, come capolista della Rosa nel Pugno in diverse circoscrizioni della Camera. Ed è possibile che adesso i radicali chiedano a sua moglie Maria Antonietta Farina, di raccoglierne il testimone. “Un radicale morto è un radicale prezioso”, dice ancora Pannella svelando che Concioni “venti giorni fa avrebbe potuto scegliere di continuare la sua straordinaria vita con un intervento chirurgico”. Invece ha preferito morire, “credo che abbia fatto questo per tutti noi”. Cui, grazie al comune riconoscimento del suo coraggio, ha fatto, riscoprire “questo splendido paese”. E Marco Cappato, che della sua associazione era il segretario, racconta che il giorno prima di morire, Coscioni era intervenuto dal suo letto (“ancora una volta clandestinizzato e censurato”) al congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica. E non può togliersi dalla testa quel sottofondo alla sua ultima telefonata: la voce di Maria Antonietta che gridava a Luca:” Resisti! Resisti!”.

21 febbraio 2006 – Federica Re David

Condividi la storia di LucaShare on Facebook0Tweet about this on Twitter0Share on Google+0Pin on Pinterest0Email this to someone
http://www.lucacoscioni.it/lucacoscioni/contenuti/estensioni/wp-accessibility/toolbar/css/a11y-contrast.css